May 24, 2019
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cinecomics

[Speciale] Cinecomics – Quando i fumetti divengono cinema

  • di William Guarriello
  • 24 Aprile 2018
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I supereroi sono mitologia moderna. Come anche Umberto Eco scriveva in “Apocalittici e Integrati”, essi si sono radicati nella nostra cultura e ne sono parte integrante. Per quanto i fumetti siano di “nicchia”, la maggior parte di noi conosce il significato della “S” di Superman o del pipistrello di Batman. Ed è proprio questo il punto: i supereroi sono degli archetipi, dei modelli, che riflettono la condizione umana in tutte le sue sfumature e che sono in grado di ispirarci. Forse è questo il motivo per cui ne siamo così affascinati e che ci spinge ad alimentare, in maniere sempre diverse, il loro mito.

L’incredibile successo di “Black Panther”, che ha incassato più di un miliardo di dollari, ha dimostrato (ancora una volta) l’incredibile forza mediatica dei Marvel Studios. Domani sul banco di prova ci sarà “Avengers: Infinity War”,  che ha già un posto di primato nella classifica dei film più attesi di sempre. Un traguardo meritato, considerando la meticolosa costruzione artistica che ha portato alla realizzazione di questa pellicola, culmine del Marvel Cinematic Universe.
Gli Avengers e tutti i personaggi introdotti fino ad oggi dovranno vedersela con Thanos, il “Titano Pazzo”, alla ricerca delle Gemme dell’Infinito. È noto da tempo che qualcuno saluterà definitivamente questo Universo,  ma questa è una cosa di cui ci occuperemo in un altro articolo.
I fattori che hanno fatto si che il progetto Marvel/Disney avesse successo sono diversi e si incastonano perfettamente l’uno con l’altro, come delle gemme in un guanto. Il MCU è la conseguenza  dell’evoluzione dei cinecomics, a partire dagli anni 2000, e il risultato di una programmazione pressoché impeccabile, resa possibile anche da una campagna di marketing gestita in maniera invidiabile.
Per poter analizzare meglio tutta la questione, dobbiamo tornare indietro di ben quarant’anni, quando l’idea di un universo cinematografico condiviso non era (ancora) lontanamente nella testa degli addetti ai lavori e neanche in quella del pubblico.

IN PRINCIPIO C’ERANO (SOLO) LE ICONE

Qualcuno ad Hollywood aveva compreso che era possibile attuare un ragionamento più o meno serio con i supereroi  e che questi, cosa più importante per un major, potevano anche essere una buona fonte di profitto. Il successo che gli eroi in calzamaglia ebbero sul piccolo schermo (il Batman con Adam West ne è sicuramente l’esempio più fulgido) spinse i produttori ad alzare l’asticella e a proporre qualcosa di nuovo, qualitativo e che potesse rendere davvero giustizia al materiale originale.
Ecco allora che uscì nelle sale “Superman”, film di Richard Donner con Christopher Reeve nei panni dell’Uomo d’Acciaio. Il film incassò 300 milioni di dollari, divenendo (momentaneamente) il maggior successo di sempre della Warner Bros.
La saga conta in tutto quattro sequel e addirittura una sorta di spin-off, “Supergirl”, un flop dimenticato da più o meno tutti.
Due anni dopo l’uscita di “Superman IV”, nel 1989, toccò a Batman.
Il Cavaliere Oscuro, oramai più amato del suo collega kryptoniano, non aveva ancora avuto un adattamento live action che gli rendesse giustizia. L’occasione era delle migliori, dato che nei fumetti l’Uomo Pipistrello era tornato a troneggiare grazie a Frank Miller (“Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”, 1986; “Anno Uno”, 1987) e Alan Moore (“The Killing Joke”, 1988). Per l’occasione la Warner ingaggiò un giovane Tim Burton, che a quel tempo aveva già diretto due piccoli successi quali “Pee-wee’s Big Adventure” e “Beetlejuice – Spiritello porcello”.
Anche questa volta, il film fu un successo incredibile che spinse la produzione a realizzare un secondo capitolo, sempre diretto da Burton, molto più dark e maturo. “Batman Returns” incassò addirittura più del suo predecessore e fu lodato da critica e pubblico. Sfortunatamente, questo sarebbe stato l’ultimo film della saga ad essere diretto dal talentuoso quanto stravagante regista di Burbank. La casa di produzione pretese infatti un prodotto più colorato, adatto ad un pubblico composto principalmente (a detta loro) da bambini. Fu quindi la necessità di poter vendere un prodotto alle masse, e di ricavarne i profitti anche dal merchandising, ciò che portò alla realizzazione di “Batman Forever” (1995) e “Batman & Robin” (1997), entrambi diretti da Joel Schumacher.
Le pellicole precedenti sono contraddistinte da una forte autorialità, che ai tempi fu la chiave del successo, ma che allo stesso tempo venne considerata come un ostacolo che, appunto, rendeva l’opera fruibile solo per alcuni. Questo ragionamento potrebbe risultare assurdo se si guardano i soldi che quei film fecero fare alla major, e infatti lo è. Se questa faccenda vi suona particolarmente familiare, non state affatto pensando male e siete sulla buona strada. Certo, l’industria cinematografica è cambiata molto, ma alcune meccaniche sono rimaste pressoché invariate.
Arriviamo così agli anni 2000, che possono essere considerati come l’era del consolidamento dei cinecomics.

batman tim burton

GLI ANNI 2000: LA PRIMA ONDATA DI CINECOMICS

Gli anni ’90 a livello cinematografico (e fumettistico) furono caratterizzati da un’incontrastata e forse esagerata componente action, culminata (idealmente) con un capolavoro di nome “Matrix” (1999).
Esattamente l’anno dopo, nei cinema di tutto il mondo debuttava quello che è effettivamente il primo cinecomic del nuovo millennio: “X-Men”.
Il film di Bryan Singer, prodotto dalla Fox, fu il primo tentativo di costituire un universo cinematografico che, attraverso un’adeguata progettazione, sarebbe dovuto durare alcuni anni, sviluppando e facendo evolvere un gran numero di personaggi. La pellicola fu un ottimo successo al botteghino e l’apprezzamento più o meno generale di pubblico e critica permise al progetto di partire definitivamente, proseguendo ed espandendosi negli anni.
Ad oggi la saga conta ben dieci film e altri, salvo cambi di programma, dovrebbero uscire negli anni a venire. I film sui Mutanti hanno anche introdotto su grande schermo un concetto fondamentale, che talvolta viene criticato da molti ma che fa da colonna portante ai cinefumetti degli ultimi anni e che sta alla base dei comics americani: la consequenzialità. In un una testata fumettistica, fatta eccezione per alcuni casi sporadici, ogni evento è collegato a vicende accadute precedentemente. Per via di questa linearità, a molti risulta complicato approcciarsi ad una testata senza aver quantomeno letto i numeri precedenti. Ebbene, questo modo di raccontare, con i suoi pro e contro, è stato introdotto al cinema a partire da questa saga. Prima di queste pellicole ce n’erano altre che avevano, in linea molto generale, una struttura simile, ma non facevano parte di saghe così longeve e lo sviluppo era, nella maggior parte dei casi, legato solo a pochi personaggi. La saga dei mutanti è dunque stata il primo prototipo (inconsapevolmente) necessario  allo sviluppo di un intero genere.
spider-man sam raimiQuesto era solo l’inizio e, come un lampo a ciel sereno, un altro supereroe Marvel stava per arrivare nelle sale di tutto il mondo.
Spider-Man è da sempre il personaggio di punta della Casa delle Idee, nonché uno dei più amati dai lettori. I diritti del tessi ragnatele appartenevano alla Sony, che iniziò la produzione del film nel 2000. Dopo i primi contatti con diversi registi (tra cui James Cameron), Sam Raimi fu scelto per dirigere il film, che uscì due anni dopo, a cui si susseguirono un secondo e un terzo capitolo. La trilogia sull’Uomo Ragno, fatta eccezione per l’ultimo film (fin troppo pasticciato), è ancora oggi un modello per tutti i cinecomics, riuscendo a coniugare un tono dark con la giusta dose di humor, senza rinunciare alla componente action tipica del personaggio.
In particolare, dopo “Spider-Man 2” questo genere cominciò letteralmente a “diffondersi”, attirando sempre più spettatori e, questione fondamentale, scatenando una sorta di escalation che anni dopo porterà alla situazione che l’industria cinematografica sta vivendo in questo preciso momento.
L’apice più alto per quanto riguarda questo genere è stato raggiunto dalla trilogia del Cavaliere Oscuro diretta da Christopher Nolan, che  va però considerata come un qualcosa di a sé stante che va oltre il tipico genere che stiamo trattando.

Un ultimo dato interessante, prima di passare al vero topos del discorso, ci è dato dal numero di cinecomics usciti tra il 2000 e il 2008, ovvero l’anno in cui uscì “Iron Man” (prima pellicola dei Marvel Studios): ben 32 film, una media di quattro all’anno, di cui 15 (praticamente il 47%) sono Marvel. Si possono considerare come i primi semi di una “mania” che esploderà alla massima potenza dopo “The Avengers”?
Molto probabilmente, si.

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