April 26, 2019
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cinecomics

[Speciale] Cinecomics – Quando i fumetti divengono cinema

  • di William Guarriello
  • 24 Aprile 2018
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L’IMPATTO SULL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA: UN BENE O UN MALE?

justice leagueIl Marvel Cinematic Universe, come detto precedentemente, ha avuto e ha un grande impatto sull’industria cinematografica e sul pubblico. Grandi case come Warner Bros e Universal hanno provato a costruire i propri universi espansi, il “DC Extended Universe” e il “Monster Universe”, ottenendo scarsi risultati. Il primo in particolare, partito con “Man of Steel” (2013), ha letteralmente spaccato in due critica e pubblico così come il suo sequel, “Batman v Superman: Dawn of Justice” (2016). L’idea iniziale era quella di distanziarsi dalla concorrenza realizzando dei cinecomics più autoriali e maturi, sulla falsariga del lavoro svolto da Nolan con la trilogia di Batman, ma sfortunatamente qualcosa non è andato come si sperava. A questo universo manca infatti una progettualità ben delineata, sacrificata nel tentativo di “inseguire” la concorrenza, mancanza che viene messa in luce anche dalla questione relativa ai personaggi e al continuo cambio di tono: parte del pubblico ha infatti disprezzato l’eccessiva drammaticità e cupezza delle pellicole, criticando aspramente il modo con cui sono state trattate icone come Superman e Batman, ritenendo inutile e mal riuscita la decostruzione attuata da Zack Snyder e soci. C’è stato poi un tentativo di raddrizzare il tiro, cercando di avvicinarsi alla formula Marvel, ma che anche stavolta non ha dato tanti frutti, fatta eccezione per “Wonder Woman”.

È evidente come il MCU abbia impostato uno standard a cui molti stanno cercando di adattarsi, con risultati altalenanti, influendo notevolmente sulla percezione degli spettatori. Proprio questo è uno degli aspetti più interessanti  da analizzare, che possiamo considerare al pari di un indicatore di mercato.
Gli ottimi risultati ottenuti dai film Marvel, se comparati con quelli di altre case di produzione, sono dovuti anche e soprattutto ad una fidelizzazione del pubblico che garantisce consensi e, cosa ancor più fondamentale per una multinazionale, incassi. Questa meccanica ha inoltre permesso ai Marvel Studios di imporsi come una casa di produzione affidabile e di qualità, ottenendo così un grandissimo vantaggio nei confronti dei progetti simili. Questo è un caso davvero raro poiché, dati alla mano, mai nella storia di questo media c’è stato un brand capace di attirare così tanta utenza e con una frequenza così continua, un brand che tra l’altro ha avuto dei cali qualitativi, ma mai a livello di incassi. La mossa vincente è stata dunque quella di adottare delle strategie di marketing ben congegnate e capaci di arrivare (e soddisfare) chiunque. O quasi.
C’è infatti una fetta di pubblico che si ritiene infatti stanca dei cinecomics, una sorta di “élite” che predica il ritorno ad un cinema più elevato, di spessore. La critica fondamentale su cui si erge tale “movimento” è una: questi film hanno saturato il mercato e disabituato il pubblico a fruire di prodotti migliori. I supereroi al cinema sono visti come uno dei simboli (insieme ai continui remake) di una profonda crisi di idee che affligge Hollywood da anni ormai.
è sicuramente vero che la crisi di idee non è una teoria fondata sul nulla, non si può affermare il contrario, ma è superficiale imputare tale condizione ai cinecomics e, in generale, al cinema d’intrattenimento.
Questo c’è sempre stato, il pubblico ne ha sempre usufruito, e i film d’autore non mancano affatto. Hollywood è prima di tutto una grande macchina economica con un sistema circolare, una ruota in continuo movimento, non è certo una novità che le major puntino soprattutto su prodotti in grado di attirare il maggior pubblico possibile. Semplicemente, per motivi di mercato e culturali (non legati solo ad Hollywood), i film che oggi offrono maggiori garanzie (a livello finanziarie) sono proprio quei tanto criticati (e osannati) film di cui stiamo parlando. E, ammettiamolo, i cinecomics sono al pari di una qualsiasi moda. E, come tutte le mode, un giorno passeranno. Magari non scompariranno, in fondo i supereroi si prestano perfettamente alla settima arte e, fin quando frutteranno, le case di produzione non smetteranno di sfruttarli.

300Investire su un film di nicchia è sicuramente più rischioso che investire su un qualsiasi film d’intrattenimento, che hanno come unico scopo quello di soddisfare il pubblico medio, la cosiddetta “massa”. Ma i film autoriali rispondono ad esigenze completamente diverse, non si pongono certamente come primo obiettivo quello di incassare cifre esorbitanti (in confronto a quelle di un qualsiasi film d’intrattenimento), ed è proprio in questa logica che si rivela la risposta: i film non devono soddisfare sempre tutto il pubblico, ma sono indirizzati a target molto diversi e stratificati. Tra l’altro non è detto che un prodotto tratto dai fumetti, o teoricamente “leggero”, non  debba essere autoriale. Basti pensare agli adattamenti cinematografici che hanno avuto i già citati Batman e Spider-Man , ma anche all’Hulk di Ang Lee, a “Logan” di James Mangold, agli Hellboy di Guillermo Del Toro e ad altre pellicole come “300” e “Watchmen”, entrambe dirette da Zack Snyder.  Alcuni dei titoli sopracitati hanno segnato il cinema in modo indelebile, venendo acclamati dalla critica e ricevendo i giusti riconoscimenti anche ai famigerati Academy Awards, o Premi Oscar se preferite.

In conclusione, non si può fare di tutta un’erba un fascio. Analizzare il cinema attraverso una sola lente è estremamente sbagliato. La settima arte non si limita e né tantomeno si può concretizzare secondo una logica univoca. La diversificazione della proposta è fondamentale e necessaria, i generi esistono proprio per questo. Nessuno è obbligato a vedere qualcosa che non rientra nei propri gusti, ed è sbagliato tentare di imporre la propria idea tentando di farla passare come un’assoluta verità. Il cinema è di tutti ma, come tutte le forme d’arte, non fa per tutti.

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