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Aliens e Aliens VS Predator: Life and Death di Dan Abnett, Moritat, e Brian Albert Thies | Recensione

  • di Nicolò Beretta
  • 22 Febbraio 2019
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Sono passati quasi due anni da quando Saldapress acquisì i diritti per portare in Italia tutti i fumetti dell’Alienverse, espandendo ulteriormente l’universo cinematografico nato dalla mente di Ridley Scott. In questi mesi, abbiamo attraversato un percorso lungo le due saghe, Fire and Stone e Life and Death, due storie che però ora si sono intrecciate, come abbiamo visto nel volume precedente. Concludiamo la nostra corsa parlando dei due volumi conclusivi di Life and Death, Aliens e Alien vs Predator.

alienNel primo dei due volumi il leader del gruppo di sopravvissuti, il generale Paget, chiama una ritirata strategica, visti i continui e feroci attacchi degli Xenomorfi, riuscendo a tornare sulla propria nave. Questo, però, non senza sacrifici: i soldati sono costretti a lasciare indietro alcuni del gruppo, tra cui Chris, una delle donne che si trovava già sul pianeta, viene catturata dai mostri, senza che però questi le facciano alcun male. Riorganizzate le truppe, Paget ritorna a terra, riuscendo a mettersi in contatto proprio con Chris, che, nel frattempo, è stata portata al cospetto della regina degli Xenomorfi: la ragazza porta in grembo il feto dell’ultima madre sana, dato che quella attualmente in vita è stata resa in qualche modo fertile dalla melma nera degli Ingegneri.

Alle battute finali della serie, tutte le pedine vengono rimesse in gioco. Chris è stata portata in salvo da Paget e dai suoi uomini, che si sono nel frattempo riuniti a Galgo e al Predator Achab, mentre gli Xenomorfi si stanno riorganizzando per recuperare la ragazza, senza però dimenticarci la presenza di un Ingegnere che sta mietendo vittime su tutti i fronti. Proprio quando per gli umani sembra che l’ultima speranza sia quella di barricarsi in un tempio, ad attendere la morte, si manifesta per loro una nuova speranza: sul pianeta arriva un drappello di Yautja, gli stessi che avevano trovato nei pressi della nave aliena nel primo capitolo della saga, e che si erano nascosti sulla nave di Paget. Ne scaturirà una vera e propria battaglia all’ultimo sangue, il cui esito potrebbe non essere così scontato.

Chiudendo questo lungo viaggio, lo scrittore Dan Abnett, a cui è stata affidata la gestione di tutto il secondo arco, non lascia molto al caso, andando a riprendere tutti i personaggi di entrambe le serie, dimostrando una seconda volta quanto sia stata azzeccata la scelta di affidare ad un unico scrittore la seconda “stagione”. Trattandosi pur sempre di un fumetto dell’Alienverse, proprio nelle ultime pagine c’è spazio sull’ennesima riflessione, affrontata anche in Prometheus, sull’origine umana: sono stati proprio gli Ingegneri a creare la vita nell’universo, e ora, pentitisi, vogliono distruggere la loro stessa creazione, rivelatasi un fallimento? In fin dei conti, se gli Xenomorfi fossero il prodotto di un’evoluzione distorta, divenuta una vera e propria aberrazione priva di intelletto, gli umani hanno dimostrato anche in queste pagine di non essere creature tanto diverse.

alienEsempio lampante sono gli uomini della Wayland-Yutani, assetati di potere, ingordi, uomini a cui importa esclusivamente del proprio tornaconto, disinteressati alle vite di chi, come Paget e i suoi uomini, rischia la vita per far si che la loro corporazione cresca e si arricchisca sempre di più. Di contro, il generale si dimostra proprio in questi ultimi capitoli un personaggi dal grande carisma e dal profondo senso del dovere, caratteristiche del tutto opposte a quelle dei suoi superiori. Senza ovviamente dilungarmi troppo, rischiando di svelare alcuni dettagli, il finale di AVP potrebbe aver lasciato una porta aperta per un eventuale proseguo dopo di essa, dando un’ulteriore visione del lavoro degli Ingegneri.

Dal punto di vista grafico, i due albi sono illustrati rispettivamente da Moritat e Brian Albert Thies. Detto francamente, sarebbe stato meglio concludere la serie con disegnatori di maggior bravura, ma entrambi riescono comunque a lasciare un segno; Moritat, sebbene realizzi spesso e volentieri dei visi umani sgraziati per la loro forma, regala una delle interpretazioni più mostruose degli Xenomorfi, mentre Albert Thies, con uno stile spesso troppo abbozzato, riesce a riprendersi illustrando l’ultima battaglia fra Xenomorfi, umani e Predator, dando spazio a tutta la furia bestiale che contraddistingue le due razze aliene. Da sottolineare, sempre parlando di Thies, un piccolo omaggio alle opere di Hans Ruedi Giger, artista che ha dato molto alle creature di Ridley Scott.

Lo ripeterò per l’ultima volta: siamo alla fine di questo viaggio durato quasi due anni, un percorso che, se nella prima parte si distinse per via dei singoli episodi, a volte nemmeno legati fra loro, nella seconda parte viene premiato in particolare per la capacità del suo scrittore di ricollegare gli elementi disseminati nel corso degli eventi. Come dissi, parlando dell’ormai lontano Prometheus: Fire and Stone (che tra l’altro fu una dei miei primissimi articoli su questo sito), questa miniserie in due stagioni, si è dimostrata una lettura divertente, in grado di allargare ulteriormente gli spaventosi orizzonti di Alien, ma anche di avvicinare chi non ha mai fruito delle pellicole da cui è tratta: me in primis. Non posso fare altro dunque che augurarmi che il futuro dell’Alienverse ci riservi ancora altri fumetti come questi.

Aliens: Life and Death e Aliens VS Predator: Life and Death

Si chiude con questi ultimi due volumi la seconda stagione dei fumetti di Alien. Concludendo l'ennesima lotta tra le fazioni degli umani, dei Predator e degli Xenomorfi, lo sceneggiatore Dan Abnett chiude tutte le trame che gli scrittori prima di lui hanno iniziato nel corso della "stagione" precedente. Si trova spazio anche per una ennesima riflessioni sul ruolo degli Ingegneri nella creazione della vita umana (e non), tema già approfondito anche nelle pellicole della saga di Ridley Scott, con un finale che potrebbe suggerire un ulteriore sviluppo. Graficamente, sia Moritat sia Brian Albert Thies non brillano per abilità artistica, sebbene riescano a lasciare qualcosa di loro in entrambi i volumi.
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