June 25, 2018
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American Gods 1×01 – Bone Orchard – Recensione

  • da Luca Brindani
  • 2 maggio 2017
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American Gods ha debuttato oggi su Amazon Prime Video con la prima puntata “Bone Orchard” ed è un tripudio di fede,sangue e testosterone rispettoso del materiale d’origine ma anche estremamente originale nella messa in scena.

Bryan Fuller e Michael Green non potevano iniziare meglio con l’adattamento di uno dei romanzi più belli e completi di Neil Gaiman.

La trama è alquanto semplice e segue quella del romanzo senza divagare, Shadow Moon(Ricky Whittle) sta per uscire di Prigione e mentre rientra nella sua cittadina per gli ultimi saluti alla moglie morte, Laura Moon(Emily Browning) incontra sul suo cammino il misterioso Mr Wednesday(Ian McShane). Il duo inizierà un viaggio attraverso l’America per raggiungere un non specificato obbiettivo.

L’impianto narrativo della serie si dimostra alquanto inusuale, infatti Fuller e Green decidono di catapultarci nel mood di American Gods partendo da molto prima dell’incontro tra Shadow e Wednesday. La nostra storia inizia nell‘813 d.c. Con il leggendario primo arrivo dei Vichingi in America e qui è già un tripudio di morte ,sangue e fede.

Questo non sarà il primo “divagare” che vedremo nella serie che rispettosa del romanzo è già stato ampliamente confermato coprirà anche i racconti degli dei che fanno da appendice o prologo ai vari capitoli e che si pone l’obbiettivo di esplorare la fede e l’emigrazione delle varie divinità dal loro paese d’Origine al nuovo mondo facendo anche quindi della storia dell’immigrazione verso il nuovo mondo un punto focale della narrazione. Più avanti nella puntata assisteremo inoltre ad un momento what the fuck in puro stile Fuller che incontra Gaiman , vi dico solo che c’entra una camera da letto e la dea Bilquis(Yetide Badaki).

La regia e la fotografia rispettano quella che è la visione degli showrunner del romanzo, che seppur è meno fantastica e più grottesca funziona benissimo per come hanno deciso di impostare il tutto. Pare infatti evidente che se la visione di Gaiman fosse non meno violenta ma più calda e meno sporca quasi a voler accogliere lo spettatore nel mito moderno dei vecchi dei , qui Fuller e Green vogliono far provare repulsione a chi guarda e si approntano alla serie come più che con uno stile da fantasy moderno uno che è molto più tendente al dark fantasy,similarmente all’approccio di Del Toro per Blade II per intenderci.

I colori predominanti in scena sono il grigio, il nero e il bianco e quando assistiamo all’arrivo prepotente del rosso e di colori più accesi è spesso il segnale che stiamo per assistere ad una scena onirica o appunto fantastica che viene però virata sul fantasy/horror in certi punti, portando chi guarda a rimanere ammaliato e terrorizzato da quello che sta vedendo come fosse veramente di fronte ad un dio.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati già da questa prima puntata che ti fa conoscere abbastanza bene la loro psicologia in modo poi da riuscire a concentrarsi successivamente su altri personaggi(che saranno tanti ve lo assicuro), interessante anche l’apporto di Jonathan Tucker come Low Key LyeSmith, il centellinare il suo ruolo per questa prima stagione a mio parere gli darà quell’alone di mistero che ha tanto aiutato il personaggio nel romanzo a rimanere nascosto e a fare quell’entrata in scena più avanti che è assolutamente folle.

Ian McShane qui come vecchio imbroglione ed entità dedita all’alcol funziona alla grande e le sue interazioni con Shadow non sono solo le cose più divertenti di tutto il pilot ma sono anche intrise di magia e testosterone. Shadow interpretato da Ricky Whittle nonostante sia diverso dalla sua controparte su carta qui funziona ed è subito inquadrato , elemento molto importante che tornerà più avanti non ne dubito è la fede del personaggio, anzi l’assenza di fede. Alla fine dei conti il personaggio che sembra funzionare meno in questa puntata è Mad Sweeney(Pablo Schreiber) che nella sua rappresentazione televisiva è un po’ più piacente di come viene descritto nel romanzo, ma poco importa perché la parlantina e l’immagine di uomo nerboruto è rispettata e sicuramente crea un certo risalto nella combriccola. Mi riservo di vederne ancora prima di giudicare il Technical Boy interpretato da Bruce Langley che se mi convince come resa stilistica non mi convince altrettanto come personalità, ma staremo a vedere.

La sigla in pure stile Fuller è un tocco di classe , costellata da ninnoli delle varie divinità illuminati da sfavillanti luci al neon e surrealismo come se piovesse.

Il pilot mi ha convinto sotto tutti i punti di vista, non avrei mai immaginato fosse possibile rendere su schermo Gaiman tanto bene, eppure sembra che gli showrunner abbiano imbrigliato la magia e l’orrore che permea American Gods e l’abbiano servito a modo loro, migliorando certi punti lasciati al lettore nel romanzo originale. Dunque Bone Orchard convincerà chi non conosce l’opera straordinaria di partenza a proseguire nella visione della serie, se si è amanti della buona televisione, mentre chi conosce l’opera e sa cosa sta arrivando , non vede l’ora di intraprendere il viaggio più strano che si sia mai visto in TV.

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