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American Gods 2x01

American Gods 2×01 – House on the Rock | Recensione

  • di Luca Brindani
  • 11 Marzo 2019
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E’ stata una lunga attesa ma dopo quasi due anni dalla prima puntata torna su Amazon Prime Video American Gods, la serie ispirata all’omonimo romanzo di Neil Gaiman.

La seconda stagione della serie sembrava non dovesse mai vedere la luce dati i continui ritardi, sia a causa di Bryan Fuller, ex showrunner della serie insieme a Michael Green, in rotta con Freemantle Media per il budget e sia a causa di un rimaneggiamento di sceneggiatura necessario dopo che Neil Gaiman non voleva apporre il suo nome ad un progetto che sembrava discostarsi troppo da quello che aveva creato e da quello che voleva fare inizialmente tramite l’adattamento televisivo. Alla fine il ruolo di showrunner è passato a Jesse Alexander e Gaiman è stato coinvolto maggiormente nel processo di produzione entrando nella writer’s room della serie, dando finalmente speranza ai fan che la serie non sarebbe morta dopo una sola stagione.

Mr Wednesday (Ian McShane) e Shadow Moon (Ricky Whittle) dopo aver affrontato i Nuovi Dei alla festa di Pasqua, si dirigono insieme a Mad Sweeney (Pablo Schreiber) e Laura Moon (Emily Browning) alla House on the Rock per un concilio di guerra. Qui ritroveremo alcuni degli esseri divini che abbiamo incontrato nella prima stagione come Anansi (Orlando Jones) e Bilquis (Yetilde Badaki), ma intanto Mr World (Crispin Glover) e Technical Boy (Bruce Langley) stanno progettando il loro contrattacco e decidono di sfruttare l’incontro alla House on the Rock per colpire.

Ora però dobbiamo rispondere alla domanda che attanaglia un pò tutti i fan di America Gods: la serie è riuscita ad uscire dal casino produttivo senza perdere qualità? Ebbene, da questa prima puntata pare proprio di si. Certamente si sente molto che c’è stato un cambio di registro sopratutto nella storia che si stava cercando di instaurare tra Wednesday e Laura Moon. Sembra quasi ad un certo punto che la serie si dimentichi del segreto dietro la morte della moglie dei Bodyguard di Odino, ma non è così, anzi, dato che proprio quello che nel libro è un punto delicato e molto importante per future evoluzioni della storia qui sta per essere adattato in modo da inserirlo in una narrazione molto più stratificata e che lo ha decisamente anticipato rispetto all’introduzione nel materiale d’origine. Il rapporto di Wednesday e Shadow dopo tutto quello che hanno passato nella prima stagione è molto forte e l’alchimia tra i due personaggi è palpabile ed è interessante perché per chi porta delle reminiscenze dalla lettura del libro si notano già elementi, come la fiducia e la fede di Shadow nel dio norreno, come qualcosa che sta costruendo verso una svolta decisamente attesa e che porterà nuova luce sullo scontro e sul rapporto tra i due. I tempi della serie tv decisamente stanno pagando sopratutto più che dal punto di vista della narrazione, che in alcuni punti può sembrare diluita, dal lato di caratterizzazione dei personaggi e permette di introdurre nuovi elementi caratteriali che da lettore ho sempre indicato come qualità dei personaggi, ma che dalla serie emergono molto di più dato che si da molto spazio anche ad altri dei oltre ai soliti noti.

“Ogni fine è un nuovo inizio. Il Tuo numero fortunato è nessuno. Il tuo colore fortunato è morte. Motto: Tale padre, tale figlio.”

L’estetica della serie si dimostra sempre impareggiabile, un incontro tra il l’urban fantasy e un vero e proprio action movie fantasy costellato di oniricità e visioni che appagano l’occhio e la fantasia dello spettatore e del lettore del libro, che rimane incredibilmente abbagliato dalla bellezza e dal come una serie tv senza un budget da film, ma comunque importante, sia riuscita a rappresentare un’immaginario costellato di dei e fantasia e anche realtà oltre la nostra tutte particolarmente diverse e capaci di imprimersi nella mente dello spettatore. Si parla del mondo nella mente di Wednesday o ancora della stessa House on the Rock, descritta nel libro come una costruzione multiforme ed in continua evoluzione, qui rappresentata perfettamente ed in tutta la sua imponenza. Certamente per ora abbiamo visto giusto elementi che nel trailer e nelle foto rilasciate sono state mostrate di questa struttura, ma l’idea che ci si era fatta di una vera e propria città antica e nuova, incontro di culture e magia è ben rispettata ed anche affascinante, mai ci si sarebbe immaginato che qualcuno sarebbe riuscito a portare la qualità e l’immaginario di Gaiman in vita in maniera così vibrante e memorabile come ha invece fatto American Gods negli ultimi 2 anni. Completa il lavoro un’ottima musica che insieme a “Everybody Walkin’ This Land” accompagna un rientro in scena degli “Dei Americani” veramente solido.

Jesse Alexander dimostra di aver decisamente saputo prendere le redini della serie e aiutato da un’estetica che non si discosta per nulla da quella utilizzata nella stagione uno, riesce a portare su schermo una puntata solida che riesce a coniugare benissimo la necessità di rintrodurre l’audience ai personaggi che non vedevano da un bel pò di tempo, ma anche di far procedere la storia, avvicinando sempre di più tutti gli Dei a quello che sempre di più sta prendendo la dimensione di una vera e propria guerra nucleare tra superpotenze.

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