April 22, 2019
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American Gods

American Gods 2×06 – Donar the Great | Recensione

  • di Luca Brindani
  • 15 Aprile 2019
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American Gods, dopo l’episodio incentrato sul passato di Shadow Moon, si concentra sul peccato segreto di Mr Wednesday.

Shadow (Ricky Whittle) e Mr Wednesday (Ian McShane) si stanno dirigendo da Dvalin per aggiustare Gungnir, ed il nano li convincerà che l’unico modo di riparare l’arma di Grimnir sia rubare la giacca di pelle di Lou Reed. Nel frattempo, attraverso i sogni di Wednesday, veniamo a conoscenza del passato segreto di “Al Grimnir”, una delle sue precedenti identità negli anni ’40 e del motivo che ha portato la spaccatura del rapporto tra lui e suo figlio, Donar Odinson (ovvero Thor).

La puntata si dipana quindi su due linee narrative, una nel presente che stempera la tensione ed il senso di tristezza che permea i sogni di Odino, ed un’altra, quella onirica, attraverso cui lo spettatore viene portato nei difficili anni ’40 con la guerra alle porte e la nascita dei primi Nuovi Dei. La splendida ricostruzione tra costumi, set e musiche degli anni ’40 della puntata è quello che più continua a tenere lo spettatore attaccato allo schermo, sia per la presenza di personaggi che ben conosce, come il vecchio Odino di McShane o l’Anansi di Orlando Jones, sia per la presenza di innumerevoli nuovi personaggi come Columbia e Thor, che arricchiscono un quadro già denso di informazioni sulle precedenti vite dei vecchi dei e sul motivo dell’inasprimento nei rapporti tra essi ed i nuovi dei, di cui questa puntata ci mostra una versione particolarmente interessante, seppur molto più “borghese”.

Al centro dei flashback/incubi di Odino vi è il complicato rapporto con il figlio, oltre all’inconfessabile segreto che ha portato alle loro due separazioni, con la seconda definitiva e culminata nella morte di quest’ultimo. McShane fa un ottimo lavoro quando si tratta di tratteggiare l’infido ruolo di Odino come mente dietro ai vari e sempre più esuberanti tentativi di riportare i vecchi dei al centro del palcoscenico, ma non riesce invece a rendere molto di più credibile il lato generoso del padre di tutti; forse perché già ci si aspetta un certo grado di manipolazione o perché si conoscono informazioni che ai personaggi con cui interagisce sono sconosciute, risulta comunque difficile per lo spettatore, ed in ultima istanza per la serie, rendere credibile Odino come il buono della situazione, ed è forse questo elemento che lo rende uno dei personaggi più interessanti tra tutti quelli che la serie ha introdotto, compreso Anansi: quest’ultimo interpretato sempre magistralmente da Orlando Jones, che sembra sempre di più convinto dalla direzione in cui stanno portando il personaggio, una direzione che anche per i lettori del libro è estremamente intrigante, poiché in parte disattesa.

American Gods, anche in questa puntata, si allontana dalla trama della guerra e si concentra sul raccontare un pezzo inedito di storia, sia per chi ha letto il romanzo che per chi si è potuto informare tramite il fumetto di Gaiman e P. Craig Russel, un’interessante digressione ed un ulteriore aggiunta al mythos degli “Dei Americani”.

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