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American Gods

American Gods 2×07 – Treasure of the Sun | Recensione

  • di Luca Brindani
  • 22 Aprile 2019
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Dopo una sesta puntata dai risvolti molto interessante e pesantemente incentrata sul passato di Wednesday, ad una puntata dal finale di stagione andiamo a conoscere il passato di Mad Sweeney per farci un’idea completa del personaggio.

Shadow Moon (Ricky Whittle) viene incaricato da Mr Wednesday (Ian McShane) di rintracciare Mad Sweeney (Pablo Schreiber): l’uomo ritroverà il leprecauno sotto un ponte, ancora scosso dagli eventi di New Orleans e sempre più in dubbio sulla sua alleanza con Grimnir. Tornati a Cairo, il vecchio Padre di tutti affiderà a Shadow, la sua guardia del corpo, Gungnir. Durante questi avvenimenti, sullo sfondo, iniziamo a scoprire il passato di Mad Sweeney, di come da re guerriero sia infine giunto davanti a Wednesday, invischiato nella guerra tra gli dei.

Sweeney è sempre stato uno dei personaggi più interessanti della serie: misterioso, sia nei motivi che lo hanno portato ad allearsi con il vecchio Odino, sia perché lui stesso ricorda ben poco del suo passato. La puntata di questa settimana potrebbe anche sembrare poco importante ai fini dell’intera trama della serie, ma analizza un personaggio complicato come quello interpretato da Pablo Schreiber il quale, nonostante già nella prima stagione abbia avuto una puntata a lui dedicata, mantiene ancora un’aura di mistero, un leprecauno con un forte senso dell’onore, che decisamente non si potrebbe mai alleare con Wednesday.

Il classico tic del personaggio, sempre in procinto di ascoltare qualcosa che nessun’altro può sentire, viene spiegato anche in questa puntata, che fa un po’ da riassunto della vita di Sweeney. Pablo Schreiber fa un ottimo lavoro nel consegnare allo spettatore un odioso bastardo con problemi di alcolismo, che tuttavia risulta credibile come sorta di “anti eroe” nel mondo di American Gods e che, in un certo senso, fa da contraltare a Wednesday molto più di quanto faccia Shadow: infatti, sono molto più interessanti ed appassionanti i confronti tra Schreiber e McShane che quelli tra quest’ultimo e Whittle. L’alchimia mostrata dai due su schermo, l’odio che i due personaggi provano l’uno per l’altro è palpabile ed incredibilmente vero, tanto quanto è vero anche il rispetto dietro a tutta la vicenda dei due, ben nascosta da sfottò e comportamenti da bambini capricciosi.

E’ interessante anche parlare dal rapporto che in questa puntata viene ulteriormente esplorato tra il leprecauno e Shadow, un rapporto, anche questo, basato sul rispetto e anche sull’inusuale situazione in cui l’uomo si è trovato quando Grimnir lo ha convinto a diventare il suo fedele “cagnolino”, come lo chiama Sweeney, un ruolo che lui stesso conosce bene, essendolo stato per anni.

American Gods in questa puntata si allontana ancora dal libro, rendendo onore ad un personaggio che, nell’opera di Gaiman, per quanto avesse un ruolo centrale nella prima parte, veniva poi malamente allontanato dall’attenzione, per poi essere ritrovato in una situazione alquanto spiacevole, che non solo non gli rendeva giustizia, ma eliminava anche un po’ della possibile lore che si poteva raccontare sul personaggio.

Dunque, anche questa settimana abbiamo avuto la dimostrazione di come gli sceneggiatori, anche senza Fuller e Green, siano ben riusciti a carpire l’essenza non solo del romanzo di Gaiman, ma anche dei protagonisti, interpretati tutti da ottimi attori, che non fanno pesare per nulla gli episodi, lunghi quasi un’ora.

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