September 21, 2018
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American Horror Story: Roanoke, reality bloody reality

Seguo American Horror Story ormai da parecchio tempo, e vuoi per il tema, vuoi per alcuni attori decisamente apprezzabili, con sensazioni ed aspettative sempre diverse di anno in anno, analizzando meglio il passato però mi sono reso conto che spesso i desideri iniziali sono stati spesso abbattuti da quello che poi era il risultato alla conclusione della stagione. E non lo dico in tono dispregiativo, penso che AHS abbia preso meritatamente il suo posto nel mercato degli show televisivi e la sua fetta di pubblico che da uno show vuole essere intrattenuto per 40 minuti alla settimana e non di più, senza speculazioni, dibattiti post-episodio e riflessioni, una fetta bella grossa del pubblico e che necessita di questo tipo di prodotti. Compreso il sottoscritto, non c’è niente di meglio dell’horror a puntate per staccare tra una serie e l’altra.

**Mi accorgo che per quanto ci provi ad essere generico lungo la scrittura questa recensione va via via sprofondando nello spoiler più becero, perchè ci sono alcuni elementi che vorrei affrontare e discutere con voi, magari tra i commenti**
Quindi ocio, spoilers ahead.

Le stagioni si sono sparse per tantissime aree semantiche e contestuali (in alcuni casi mischiando senza troppo tatto, c’è da ammetterlo), e stavolta, per la Season 6, è stato il turno delle Colonie Americane.

roanokeRiassumo rapidamente la storia della Colonia di Roanoke per chi non conoscesse la vicenda reale dietro il mito: Roanoke è stato il secondo insediamento Britannico in America del Nord nel nome della Regina Elisabetta I, passato alla storia per la misteriosa sparizione dei suoi abitanti. La colonia fu smantellata con metodo, non c’erano segni di lotta o di fuga improvvisa, e su un palo della recinzione venne affisso un cartello con incisa la parola “Croatoan”, il nome dell’isola vicina a quella di Roanoke. John White, il preposto alla fornitura di rinforzi e rifornimenti non potè verificare lo spostamento a causa di una forte tempesta, dando quindi la popolazione della colonia per spacciata. Si presuppone che la colonia nel tempo si sia mischiata alle popolazioni indigene dell’Isola di Croatoan, che negli anni ha cambiato nome, diventando l’isola di Hatteras.

Si ripresenta in parte la formula che in fin dei conti non ha mai abbandonato del tutto AHS fin dalla sua prima stagione, la Murder House. Tutta la vicenda si svolge intorno alla casa nel bel mezzo del nulla più assoluto acquistata dai coniugi Miller, dopo un incidente che li ha portati ad allontanarsi dalla vita in città. Non sto troppo a spoilerare e a sprecare la vostra attenzione per la descrizione della vicenda, evento soprannaturale, urli, scarejump, coltellate a non finire. Ah, e budella, molte più budella del solito. E il sesso gratuito è quasi nullo! C’è definitivamente qualcosa di strano.

Roanoke ha un elemento fondamentale che all’inizio della stagione mi ha fatto storcere il naso ma che ho imparato ad apprezzare nel corso delle puntate: la struttura del telefilm a cornice. Lo spettatore entra in una dimensione narrativa nuova rispetto al passato, siamo sul nostro divano a guardare gli episodi di My Roanoke Nightmare, il re-enactment di un evento misterioso a cui i veri coniugi Miller dicono di essere sopravvissuti. Una svolta decisamente innovativa per la serie, davvero interessante da guardare, inserire il “found footage” in un contorno da reality televisivo ha aumentato la resa visiva delle puntate, oltretutto i personaggi hanno guadagnato una profondità che abbiamo avuto modo di vedere davvero poche volte in AHS.

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Tu che hai fatto quest’immagine, sei mio amico e ti voglio bene.

Questa formula ha secondo me raggiunto il suo apice alla sesta puntata, nell’ episodio in cui la stagione di My Roanoke Nightmare si conclude e assistiamo alla preparazione della seconda stagione, in cui i veri coniugi Miller si uniscono al cast della rievocazione per tre giorni nella casa durante il periodo della Luna di Sangue. Ve lo dico, sono stato tentatissimo di urlare al miracolo. Una serie che per 5 stagioni ha sempre spiattellato tutto quello che c’era da dire puntata per puntata sfrutta questa sua grande debolezza come espediente narrativo per nascondere un mistero che alla fine della prima parte era tutt’altro che svelato, e che anzi ha aggiunto carne al fuoco in maniera estremamente furba, al contrario di come era accaduto ad esempio in Asylum, in cui hanno arricchito il tema dell’insanità mentale con Satana, i Nazisti e gli alieni. Se aveste una torta panna e fragole, cosa succederebbe se la condiste con maionese, carne macinata e il topping al cioccolato? Esatto, farebbe schifo.

Ma questa struttura ha mostrato presto i suoi limiti, o meglio, ha mostrato quelli che forse sono i limiti, auto-imposti o no non ci è dato saperlo, degli autori Ryan Murphy e Brad Falchuk. Il secondo arco procede bene-a-tratti-benissimo, ma chiudendo all’ottava puntata, a due episodi dalla conclusione. Per lasciare spazio a cosa? Ad una nona puntata di un’inutilità disarmante, un autentico filler/fanservice (spiegherò dopo le mie motivazioni), e ad un episodio conclusivo che anche qui ha avuto qualche occhiolino di troppo ai fan della serie, ma che rende merito al personaggio più complesso della serie, personaggio che a pelle ho odiato dall’inizio ma che si è rivelato il più apprezzabile, Lee Miller, la sorella del marito della coppia protagonista, oggetto di un background tribolatissimo.

Prima del criticone finale spendo due parole sul lato tecnico. Gli episodi del primo arco non offrono molte gioie, ma tutta la regia è molto funzionale agli eventi, non ho notato particolari sviste, come non ho appuntato nessuna inquadratura mirabolante. Discorso diverso per la seconda parte, ammetto che la scelta di rendere tutto in soggettiva (con alcune parti prese dalle telecamere fisse installate nella casa) è stata una furbata epocale, in questo modo cogli due piccioni con una fava elargendo un enorme e persistente tributo all’horror americano di nuova generazione più riuscito della storia, The Blair Witch Project, e scrollandoti di dosso tutte le problematiche dovute ad una fotografia che non ha mai espresso più della sufficienza. In questa parte spesso ci sono degli errori vistosissimi che avrebbero fatto sospendere la visione ai più esigenti, personaggi senza smartphone in modalità video che assumono la soggettività nell’inquadratura successiva, impossibile non notare certi errori -d’altra parte sarebbe stato limitante ai fini del risultato, quindi è comprensibile, almeno per un prodotto di questo livello. Una menzione d’onore va senza dubbio agli effetti pratici, non c’è stata coltellata che non abbia apprezzato, in particolare dalla Macellaia (per gli amici tha butchah), che in alcuni punti ha sfoggiato moves degne di Denny Trejo. C’è da dire anche che questa sesta serie presenta una grave, gravissima mancanza: non ha sigla, e cinque stagioni AHS ci aveva regalato dei reel fantastici tra stop-motion e scene surreali. Shame Roanoke, shame.

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Ma Roanoke presenta ben altri problemi, dinamiche dentro e fuori lo svolgimento della trama che rendono il tutto pesante e senza senso a tutti quelli che non sono a conti fatti dei “fissati” del brand. Torniamo alle ultime due puntate finali, ho parlato non a caso di fanservice non a caso: i tempi delle puntate sono bilanciati, la distribuzione della trama lungo gli archi narrativi è stata misurata in modo intelligente, ma gli eventi della puntata 9 sono stati assolutamente non necessari, ininfluenti ai fini della trama e dell’intrattenimento. Ho il forte sospetto che l’unica motivazione sia stata quella di inserire in maniera forzata Taissa Farmiga, la ragazza presente alla prima e alla terza stagione di AHS, rimandando l’inserimento di Lana Winters, che collega questa serie all’Universo di Asylum e, indirettamente, di Freakshow (chi ha visto la serie ricorderà Pepper) all’ultimo episodio per il big finale. Per quanto il riferimento ad altre serie sia sempre apprezzato da tutti i tipi di spettatore e non sia mai banale, è anche vero che un evento del genere è una mera chicca, non un vero plot twist, tant’è che la trama non è stata minimamente stravolta ma solo deviata, e avrebbero raggiunto la stessa conclusione anche senza quel determinato personaggio. Piuttosto che dare spazio ad una conclusione per un personaggio che ha decisamente centrato il suo punto e che oltretutto ha terminato la sua vicenda in modo davvero degno ed apprezzabile, hanno concentrato mezzo episodio intorno a Sarah Paulson e alla sua interpretazione della reporter.

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Banana.

Lo show sta rinunciando a scelte che valorizzerebbero le trame e le dinamiche per mettere al centro il proprio cast, alcune interpretazioni magistrali degli anni passati hanno portato ad un culto dell’attore che sovrasta show, trama e creatività. Per carità, alcuni attori valgono tutto lo screen-time, Sarah Paulson in passato ci ha regalato qualche interpretazione ottima che gli è valsa anche premi come il BAFTA (anche se in questa stagione la scelta completamente nosense di farle interpretare un’attrice inglese con conseguente scimmiottamento dell’accento britannico è stata davvero povera), Kathy Bates è una delle migliori in assoluto insieme a Denis O’Hare e alla new-entry Leslie Jordan, e Lady Gaga in Hotel ha sostituito alla grande la rimpianta Jessica Lange, anche se qui è davvero poco presente. Ma questo telefilm è senza ombra di dubbio soggetto e condizionato dalla necessità di sbattere sullo schermo il cast per compiacere il pubblico a tutti i costi, anche a discapito di trama e sospensione dell’incredulità, probabilmente per questioni di budget, d’altronde la fetta più grossa del bilancio è dedicata al cachet degli attori stessi e gli autori cercano logicamente di spremere il più possibile la vacca, ma con delle trame migliori potrebbero anche sopperire alle mancanze in questo modo, lasciando più dignità e libertà d’espressione agli attori stessi.

Disamina conclusa, a conti fatti Roanoke mi ha lasciato parzialmente insoddisfatto a causa delle scelte finali, ma ho apprezzato moltissimo il coraggio nel proporre un formato nuovo e decisamente interessante. Siete d’accordo? Vi ha fatto impazzire? O avete avuto i conati di vomito? Fatemi sapere nei commenti!

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