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Café Society – Recensione

  • di Daniel Speranza
  • 27 Settembre 2016
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Che cos’è il Café Society? Il Café Society è quella élite esclusiva di cui tutti avremmo voluto fare parte. Ambienti eleganti e musica rilassante, il tutto accompagnato dalla crème de la crème della New York anni ’30.

Il Café Society però è solo la copertina di una storia molto più profonda raccontata meravigliosamente da Woody Allen e fotografata magistralmente dal maestro Storaro. Il racconto narra la storia del giovane Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg), un ebreo di New York stanco della grande mela, che decide di tentare fortuna in quel di Hollywood, dove lo zio Phil (Steve Carell) possiede una famosa agenzia delle star, ed ha una segretaria bellissima ed affascinante di nome Vonnie (Kristen Stewart). Immediatamente il giovane Bobby si innamora della affascinante collaboratrice. Nonostante le avance – purtroppo per lui – la ragazza ha già un fidanzato, nonostante ciò, con il tempo un qualcosa cambierà totalmente la loro relazione.

Il sentimento che cambierà le cose è naturalmente l’Amore. L’amore con la A maiuscola, perché l’amore che ci racconta Woody Allen ha sempre qualcosa di differente rispetto a quello che cui siamo abituati con gli altri registi. L’amore “made in Allen” è quello vero, quello in cui riesci a rispecchiarti durante tutto il corso del film, sia nel bene che nel male, ed è questo che coinvolge ancora di più lo spettatore nella storia.

L’amore però non è l’unica cosa in cui la persona riesce a ritrovarsi, perché la storia del giovane Bobby ti colpisce come un destro ben assestato al viso. Racconta il percorso che ogni singola persona ha dovuto vivere durante la propria crescita, racconta il primo vero sentimento nei confronti di una ragazza, le prime esperienze – e difficoltà – lavorative e racconta tutte le complicanze familiari che possono occorrere durante la propria crescita. Quelle che vive il giovane Jesse Eisenberg sono un turbinio di emozioni, prima quelle rose e fiori della meravigliosa Hollywood, e poi quelle dure e crude della vita di tutti i giorni. Il suo percorso si può considerare un’autentica montagna russa, che lo spettatore vive insieme a lui, sia nella gioia che nella profonda sofferenza. Woody Allen d’altro canto, dall’alto dei suoi ottant’anni riesce a raccontare come nessun altro questo tipo di sensazioni ed esperienze, avendole sicuramente passate sulla propria pelle nel corso della sua lunga esistenza, e a noi non dispiace sicuramente.

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Bravi, bravissimi gli attori. Il Cast è quello delle grandi occasioni, e su tutti a spiccare è proprio Eisenberg. Il giovane protagonista – con le dovute precauzioni – quasi ricorda un giovane Allen. Le movenze, la costante timidezza ed il continuo balbettio, accompagnati da una profonda intelligenza e da un fascino che strega, non possono non riportare alla mente dei più nostalgici una giovane versione del regista del film.

Ad accompagnare l’attore classe ’83 c’è per l’ennesima volta Kristen Stewart, che nonostante – la solita – poca espressività messa in mostra riesce comunque ad emozionare. Il suo personaggio si evolve durante la pellicola, ma riesce a mantenere quella coerenza che serve a rendere un personaggio interessante. Vonnie è perfettamente contestualizzata nella Hollywood anni ’30, così come lo è Phil, il personaggio rappresentato da Steve Carell. L’attore come al solito riesce a cavalcare perfettamente quel filo che divide comicità e serietà, riuscendo a rendersi credibile per tutto il corso del film.

Lo sviluppo della trama è fluido e splendidamente realizzato. La pellicola dura solo poco più di novanta minuti circa, ma la sensazione che si vive è comunque quella di una storia raccontata alla perfezione. L’ambientazione passa da essere quella sfarzosa ed alla moda di Hollywood a quella di una rilassata e seducente di New York, sempre accompagnata da delle splendide note Jazz, che danno al film quel qualcosa in più, che danno al film quel tocco che ti fa vivere ancor di più l’America degli anni trenta.

In conclusione, questo è un film che merita di essere visto ed apprezzato. È un film che ti travolge e ti coinvolge come pochi altri, una pellicola che nonostante l’amarezza che ha di fondo ti lascia con un qualcosa quando abbandoni la sala e ti rimetti al volante. Perché diciamocelo, esistono tanti bei film che non ti lasciano nulla, questo non è solo un bel film, è un autentico spunto di riflessione sulla vita, che tutti dovrebbero provare sulla propria pelle.

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