April 21, 2018
  • facebook
  • twitter
  • youtube
  • instagram
  • Homepage
  • >
  • Special
  • >
  • [der Zweifel] Cinema a Natale: due film e una commedia!

[der Zweifel] Cinema a Natale: due film e una commedia!

  • da der Zweifel
  • 13 dicembre 2017
  • Comments Off

Mancano dodici giorni a Natale e già due settimane prima di questo lieto evento, si sente nell’aria il forte profumo della festa. Si assapora già la cena della vigilia e il pranzo luculliano del 25; quello che elimina ogni problema. Attorno alla tavola imbandita, tra cappelletti in brodo e del buon vino di marca, c’è tempo per parlare d’amore e di gioia e anche per sparlare un po’ dei vari problemi che affliggono la famiglia, e persino quelli più grandi rivolti alla crisi economica e politica. Quante volte si è sentito parlare della fame nel mondo mentre il piatto ancora fumante attende la prossima portata di vitello al tartufo o di parmigiana di melanzane. È un paradosso che è comune alla nostra quotidianità, ma che a Natale raddoppia il suo significato e rende il tutto più sacro e meschino. Ma durante il santo giorno nemmeno ci si rende conto di questo sparlare ed è solo attraverso una rappresentazione teatrale o, meglio, cinematografica che tale comportamento istintivo salta fuori, proiettato con tutti i cliché e i difetti che solo una ricorrenza come questa può portare con se. Amore, gioia, l’essere più buoni? Si, forse. Tuttavia c’è anche tanto malessere, incomprensioni, pettegolezzi e voglia di riscattarsi a livello domestico che finisce con lo scaricarsi con i sempre cari e amati/odiati parenti.

Le tre opere cinematografiche e teatrali come “Parenti Serpenti”, “Natale in casa Cupiello” e “Benvenuti in casa Gori”, potranno essere da esempio per chi a Natale voglia rivedere tali situazioni ancor più vivide e pregnanti. Lo so, qualcuno di voi avrebbe preferito “Una poltrona per due”, il classico di Natale per eccellenza trasmesso fino allo sfinimento, o “Mamma ho perso l’aereo”, altro canto tradizionale e natalizio che sembra non passare mai di moda. Ma sinceramente ci si è stufati di questi due film, tanto che anche la messa di mezzanotte pare più divertente ed emozionante. Per questo preferisco lasciare la parola a tre artisti di cinema e teatro, come Monicelli, Eduardo de Filippo e Alessandro Benvenuti, che sono riusciti a toccare la stessa sacrale tematica ma con un tono estremamente più ironico, selvaggio in alcuni punti, e fortemente crudele. Come realmente accade in ogni famiglia che si rispetti, almeno in quelle italiane.

 

Iniziamo col parlare del film di uno dei padri della commedia all’italiana. Monicelli nel 1992 decide di toccare il tema natalizio e gira “Parenti Serpenti”. Da un punto di vista stilistico è forse il meno monicelliano di tutta la sua filmografia. Un cinema da camera, in buona parte della pellicola, che non corrisponde allo stile inconfondibile del regista romano. Per quanto riguarda invece il modo di descrivere gli eventi e il loro evolversi, il grottesco che ne fuoriesce è senza dubbio fedele alle opere precedenti. Mauro, un bambino di sette anni, racconta il suo natale passato nella casa dei nonni, che vivono in un piccolo paese dell’Abruzzo. A mano a mano, tutti i personaggi vengono presentati nel momento in cui entrano nella casa di nonna Trieste e nonno Saverio. Una rimpatriata di quattro fratelli e delle loro rispettive famiglie nella casa dei vecchi genitori. C’è la  figlia Lina (Marina Confalone) con il marito Michele (Tommaso Bianco) e il piccolo Mauro. Milena (Monica Scattini) sposata con Filippo (Renato Cecchetto); Alfredo (Alessandro Haber), fratello scapolo e professore, e infine c’è Alessandro (Eugenio Masciari) con la moglie Gina (Cinzia Leone) e la figlia Monica. Sebbene ci siano delle antipatie tra i vari parenti e fratelli, specie nei confronti di Gina, nota per aver tradito più volte il marito, si fa finta di nulla e si festeggia, portando comunque gli strascichi dei problemi quotidiani. I problemi intestinali e coniugali di Lina e del marito, quelli di Milena che non riesce ad avere bambini, Alessandro e la moglie e Alfredo che non parla mai della sua vita privata e, a chi domanda, risponde semplicemente di essere single. Tuttavia si fa sempre buon viso a cattivo gioco per non tormentare troppo gli anziani genitori. Tutto cambia il giorno di Natale, quando nonna Trieste annuncia ai figli di volersi trasferire assieme al marito a casa di uno di loro, visto che ormai si sono fatti vecchi e hanno bisogno di compagnia e una mano in più. Da questo momento si assiste a delle riunioni segrete tra i vari fratelli e cognati sul da farsi. Nessuno intende prendersi la responsabilità dei genitori, e ognuno scarica sull’altro la colpa di qualcosa. È proprio adesso che vengono fuori le nefandezze più nascoste. Lina, scoperto il tradimento del marito con Gina, si scaglia addosso alla donna ma è costretta a fermarsi e a far finta di nulla non appena rientrano Trieste e Saverio. Si assiste anche alla confessione di Alfredo, che dice di essere omosessuale e di convivere ormai da dieci anni con un certo Mario; per questo non vuole che la madre e il padre vadano a vivere con lui. Dopo alcuni imprevisti sono costretti a prendere una decisione. Convinti soprattutto da alcune notizie di cronaca, comprano una stufa a gas e la regalano ai vecchi genitori, i quali non sanno che si tratta di un oggetto vecchio e manomesso. Durante il veglione di Capodanno, mentre i quattro fratelli e le rispettive famiglie festeggiano in un locale chic del paese, tra l’aria festosa e i fuochi d’artificio, la stufa esplode uccidendo Trieste e Saverio. Il film termina con il piccolo Mauro che racconta la storia in classe difronte ai compagni e alla maestra che ne restano esterrefatti. Una commedia nera e trucida firmata da Mario Monicelli che dice la sua sulla festività in famiglia, sfondando quella maschera di buoni propositi e falsi sorrisi che si instaurano tra i vari parenti.  

Il secondo è invece diretto dal regista e attore toscano Alessandro Benvenuti. “Benvenuti in casa Gori” è del 1986 e parla del pranzo di natale di questa strana famiglia toscana composta da Gino Gori (Carlo Monni), capofamiglia, sua moglie Adele (Ilaria Occhini), il figlio Danilo (Massimo Ceccherini) e la sua timida e bruttina fidanzata (Barbara Enrichi). Inoltre ci sono, Bruna Papini (Athina Cenci) sorella di Adele, suo marito Libero Salvini (Giorgio Picchianti), la loro figlia Serena con il marito Lapo (interpretato dallo stesso regista) e la piccola Samantha e per ultimo il nonno Annibale Papini (Novello Novelli). Come di consuetudine, invece di essere un pranzo tranquillo, votato all’amore e al rispetto tra parenti, è un continuo scannamento (sempre più leggero che nella pellicola di Monicelli). Gino ce l’ha a morte con il suocero Annibale, la moglie, che era stata colpita da un malore, fatica a controllare tutta la situazione mentre litiga con la sorella e con il figlio Danilo che, completamente sotto gli effetti di un acido della sera prima, confessa di aver messo in cinta la fidanzata Cinzia. Anche Serena e Lapo scoprono di avere problemi proprio durante il pranzo. Nell’intento di far vedere la cassetta del loro matrimonio, Lapo infila nel registratore accidentalmente un filmato porno suscitando lo schifo e l’imbarazzo dei presenti. Serena se ne va e Lapo, piangendo, la insegue. Non resta altro da fare che terminare il pranzo e arrivare fino alla sera scherzando un po’ su, e anche per Danilo e Cinzia la giornata sembra terminare nella maniera più lieta, con il giuramento di reciproco rispetto e amore. Per tutto il film non mancano i soliti rimandi doverosi e tradizionali del pasto come avviene anche in “Parenti Serpenti”; il televisore, infatti, è quasi sempre accesso, e anche tra i più miscredenti il giorno di Natale è ottimo per ascoltare l’augurio del Papa. Come aveva detto anche Leonardo Pieraccioni, “Benvenuti in casa Gori”, è un piccolo capolavoro ma essenzialmente per la Toscana, visto i continui rimandi e modi di dire insiti in questa regione. Sebbene si sforzi, il film non va oltre tali confini geografici, non ottenendo un grande successo al di fuori di essi. Tuttavia, si parla sempre di una commediola grottesca che gira attorno allo stesso problema: stare con i parenti a Natale. 

Quando Eduardo De Filippo scrisse “Natale in casa Cupiello”, ci fu una vera e propria rivoluzione nei confronti del teatro napoletano che poi si ripercosse a tutta la drammaturgia italiana e internazionale. Per i suoi modi e i toni partenopei, la commedia in tre atti assume il ruolo di un dramma domestico rappresentato dalle figure di Luca Cupiello, vecchio e ingenuo capofamiglia, Concetta sua moglie, instancabile donna di casa che gestisce tutti i problemi domestici e familiari, il figlio Tommasino detto “Nennillo”, ladruncolo e guappo un po’ infantile e menomato, Ninuccia la figlia, sposata con il mercante Nicolino del Cuoco ma che intrattiene una relazione con un certo Vittorio Elia, e lo zio Pasqualino fratello di Lucariello, anche lui uomo ingenuo e mediocre. Tali approcci e relazioni si sviluppano e scardinano allo stesso tempo dalla mattina, quando Luca si sveglia infreddolito nel letto e inizia a preparare il presepe, fino alla sera della vigilia, quando alla sua insaputa, l’amante della figlia Ninuccia si presenta a casa e mette a rischio il matrimonio con Nicolino. Ma il padre non se ne rende conto, e come se nessun problema esistesse a Natale, continua a parlare del presepe, del regalo fatto a Concetta, della letterina di Tommasino alla madre o di quanto debba campare il fratello Pasquale. Ma quando si accorge che qualcosa non va, ecco che il fisico non più giovane ma sempre più fragile, è minato da un attacco e Luca finisce i suoi giorni a letto con la mano semi paralizzata e la bocca distorta. Tutto com’era iniziato, la commedia finisce sul talamo nuziale dei coniugi Cupiello ed è già il nuovo anno. Tutti intorno al protagonista morente che continua a sognare di un Natale gioioso, che si presenta con tutti i sentimenti, dove i vari problemi e i mali del vivere non esistono. È forse una delle commedie più belle e profonde di Eduardo, dove mette tutta la sua napoletanità al servizio di una descrizione reale e caricaturata della realtà natalizia nella città di pulcinella. Più in grande, a servizio di tutta l’Italia; come ha sempre cercato di fare nelle sue opere teatrali. Consiglio di vedere la trasposizione televisiva del 1977, dove, oltre a Eduardo, recitano anche Pupella Maggio, Luca De Filippo, Lina Sastri e Gino Maringola.

Tutte e tre le opere, danno del Natale un senso e un modo diverso di essere vissuto.

Precedente «
Successiva »

Podcast