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[der Zweifel] Three Billboards Outside Ebbing, Missouri: rage and revenge

  • di der Zweifel
  • 15 Febbraio 2018
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der zweifel

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri dopo aver fatto incetta di premi e di Golden Globe, si avvia verso gli Oscar con 7 candidature (di cui due nella stessa categoria) e con 9 ai British Academy Film Awards. Per maggiori dettagli vi rimando alla recensione del film. Infatti quello di cui vi voglio parlare è tutt’altro.

Questo film mi ha fatto riflettere. Molto più di quanto potessi aspettarmi. La carica emotiva che la storia, e gli attori, riescono a trasmettere è forte. Non può lasciare indifferenti.

Il film di McDonagh è di una feroce attualità. La rabbia che traspare dalla pellicola è la stessa che si respira sempre di più per le strade di tutti i paesi occidentali. Senza distinzione tra Italia, Francia, Stati Uniti o Germania. Le persone sono arrabbiate. E in qualche modo questa rabbia viene fuori. C’è chi se la prende con il governo, chi con gli stranieri, chi con i poveri, chi con il diverso, ma tutti sono accomunati da questo sentimento di rabbia generico che viene poi incanalato verso un target. Così Mildred incanala la sua rabbia contro le istituzioni e la polizia. Non le importa la complessità o meno del caso di sua figlia. Ha avuto un trauma e nel frattempo ha visto poliziotti dedicarsi ad altro. E questo l’ha fatta scattare.

È quello che succede costantemente. In un epoca di crisi, e generale depressione, le ingiustizie pesano come macigni. E Mildred ha subito una grande ingiustizia: il brutale assassinio della figlia. Così quando vede che gli agenti di polizia preferiscono torturare i neri piuttosto che indagare, non ce la fa più. La sua protesta col tempo diventa da pacifica a violenta. Una metamorfosi metafora di quello che accade sempre più spesso in tutte le nostre città.

I motivi sono diversi, ma la rabbia monta. Disoccupazione, precarietà, futuro incerto e spesso senza speranza, sono gli ingredienti perfetti per la paura. Una paura che alimenta poi reazioni violente, anche alle minime ingiustizie. O che spinge le persone a considerare ingiusto il successo o il benessere altrui.

Se io vivo male perché gli altri devono vivere bene?!

Un concetto egoistico, ma che si diffonde quando tutto intorno sembra prendere fuoco.

È un concetto diffuso, che sta prendendo piede. E questo alimento lo scontro. Mildred contro la polizia e gli agenti contro di lei.

I poveri italiani contro i poveri stranieri.

Perdenti contro perdenti.

È brutto a dirsi ma è così che funziona.

Mildred se la prende con la polizia, che è però frustrata. Lo Sceriffo Willboughby prima di morire (ha un cancro alla fase terminale) vorrebbe risolvere il caso Hayes ma sa che è quasi impossibile per la scarsità di prove raccolte. L’agente Dixon, dal canto suo, fa parte di quella fascia di popolazione americana che con la fine della segregazione razziale è piombata al fondo della società americana. Prima almeno potevano beneficiare del fatto di non essere neri. Ma quel tempo ora è finito.

Così accade ovunque. Le istituzioni, i governi, i politici cercano in tutti i modi di venire incontro alle esigenze della popolazione. Ma ciò è impossibile. La piccolezza dell’azione umana in tempi di così difficile si manifesta in tutta la sua inutilità. Qualsiasi azione concreta si rivela insufficiente perché il tempo del concreto è ormai finito. Si è al tempo della sensazione. Per quanto lo sceriffo abbia fatto tutto il possibile questo a Mildred non basta. Lei vuole una soluzione, e la vuole ora. Non importa se la realtà è un’altra.

E non ditemi che non è la stessa cosa che sta accadendo nella realtà. La sensazione vale più della realtà concreta. È il mondo delle fake news, dove se uno sconosciuto posta la foto di Samuel L. Jackson e Magic Jhonson in ciabatte a Forte dei Marmi parte il pogrom virtuale contro il nero che se la spassa coi soldi degli italiani. E non basta sicuramente una smentita poiché la sensazione negativa si sarà già consolidata nell’immaginario comune. Il carburante perfetto per la rabbia. Se poi a scemate come questo si sommano delle ingiustizie reali che sicuramente capitano nella quotidianità di tutti i giorni la rabbia non può che aumentare ed esplodere.

La soluzione? Non credo esista. Tutto questo di cui, forse confusamente, vi ho scritto fa parte dell’animo umano. C’è solo da sperare che la congiuntura storica smetta di alimentare la rabbia fino ad un punto di non ritorno.

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri per me è stato questo: un momento di riflessione sulla nostra società e sui nostri tempi.

Chissà se a voi ha fatto lo stesso effetto.

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