May 27, 2018
  • facebook
  • twitter
  • youtube
  • instagram
  • Homepage
  • >
  • Special
  • >
  • [Esclusiva] Cotto & Frullato Z: The Crystal Gear – Intervista a Paolo Cellammare

[Esclusiva] Cotto & Frullato Z: The Crystal Gear – Intervista a Paolo Cellammare

  • da Edoardo Fiorani
  • 11 luglio 2017
  • Comments Off

Cotto e frullato è ormai un prodotto che fa rima con qualità. Su YouTube Italia sicuramente è uno dei prodotti in assoluto più di livello e dopo molti anni sulla piattaforma web di video sharing più famosa e dopo anni di grande successo, la web series ha deciso di fare il grande salto di qualità e passare sul grande schermo. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare il regista e co-ideatore della serie, Paolo Cellammare. 

Redcapes: Partiamo dalle domande di rito: come è nato Cotto & Frullato?

Paolo Cellammare: Di questa domanda troverete mille risposte perché io e Maurizio (Merluzzo) abbiamo deciso all’inizio di dare ogni volta una risposta diversa inventata, perché sapevamo sarebbe stata la domanda più fatta. Quindi ce ne sono tantissime, una particolarmente bella che mi ricordo era quella in cui avevamo trovato nella soffitta del nonno tipo un antico frullatore con un messaggio, tutte robe così.

Ora ti posso dire che l’idea di Cotto & Frullato è nata perché avevamo l’intenzione entro quattro anni di fare un film col crowdfounding: “Come possiamo fare un film in crowdfounding se non ci conosce nessuno? Dobbiamo creare una serie web, in particolare una serie web sui frullatori”. Poi però Maurizio voleva essere lui il protagonista non il frullatore e quindi abbiamo fatto una serie su uno che cucina con un frullatore.

Che poi non è neanche il vero riassunto di Cotto & Frullato, perché Cotto & Frullato nasce con l’intento di sperimentare fondamentalmente. Quindi la voglia mia era quella di sperimentare e Maurizio è uno che si presta a qualsiasi cosa, è sempre super entusiasta delle proposte e quindi è stato il partner ideale, anche perché ha talento e io cercavo qualcuno che davanti della camera potesse dare il massimo e realizzare le mie folli cazzate che mi vengono in mente. Cioè sperimentare è divertente perché qualsiasi idea qualsiasi cosa ti possa venire in mente puoi vedere se funziona o no. Se c’è un minimo di istinto e soprattutto una cosa che io reputo importantissima quando fai comicità è un’idea chiara del tono che deve avere un racconto comico. Purtroppo sul web  vedo che spesso, anzi quasi sempre, quando la gente diciamo inesperta, perché sul web molti si lanciano poi chi ha talento riesce a emergere, ma anche quelli con un po’ più di talento spesso si buttano sulla demenzialità, cioè un personaggio comico lo è perché è stupido. Mentre il tono che volevo dare io, siccome non mi piace particolarmente la demenzialità, era qualcosa di più surreale, quindi abbiamo cercato di buttarla proprio sul surrealismo, e penso che questo abbia anche differenziato il tono comico e abbia portato affezione ad alcuni senza sapere il perché, proprio per l’originalità di questo. Ci sono anche altri che hanno puntato sul surrealismo in modo diverso, chessò Maccio Capatonda è a cavallo tra il surreale e il demenziale, noi abbiamo messo più sul surreale meno demenziale e più magari con un tipo di comicità più tradizionale. E dunque avere chiaro questa linea guida penso che sia stato la chiave del successo della serie.

RC: Ora ti facciamo una domanda più personale come regista: come è stato dirigere una web series per quattro anni, arrivando alla fine a dirigere un film? Perché alla fine The Crystal Gear è un film in tutto e per tutto.

Paolo: Registrato al ministero dello spettacolo.

Quando parli ad un regista, qualsiasi cosa abbia fatto, film serie o quello che è, ti dirà che è un casino, che è difficilissimo, stressantissimo e complicato, uno dei mestieri più difficili del mondo. Io lo ho preso un po’ sottogamba soprattutto perché oltre a questo layer di difficoltà qui, perché devi tenere sotto occhio mille cose e devi collaborare con tante altre persone. Lo stress non deriva dal fatto che tu non hai il pieno controllo su tutto, ma devi controllare altre persone e ognuna di esse ha la sua testa, ci vuole una doppia abilità nel cercare di portare gli altri collaboratori ad una visione il più simile possibile alla tua o che almeno ti piaccia e coordinare il tutto in una maniera armoniosa. Quando poi queste altre persone non le paghi tutto diventa molto più complicato, perché uno ti rivolgi ad amici e conoscenti che abbiano più o meno talento e che siano disponibili, quindi una scrematura è quella, inoltre questi amici e conoscenti rischiano di non esserlo più dopo qualche anno di progetto perché li hai portati a fare dei sacrifici e delle cose assurde fino ad un livello in cui si sentono obbligati e io spesso mi sono trovato in difficoltà con degli amici che sono tra i miei migliori amici ma che diciamo il progetto ha fatto scricchiolare un po’ queste amicizie, però fortunatamente alla fine tutto si è risolto per il meglio e siamo tutti felici poi di vedere il film in sala. Quindi è stato molto difficile però mi sento corazzato e pronto a fare qualsiasi cosa, cioè fare questo mestiere in maniera seria sarà sicuramente più facile.

RC: Soprattutto con un budget alle spalle

Paolo: Guarda io ho molto piacere a pagare le persone che lavorano e secondo me è giusto, e non farlo perché si tratta di un progetto per passione ti mette sempre in difficoltà. Ma aldilà di questo fattore ce ne è un altro più importante, il fatto che se uno lavora di merda e lo stai pagando lo puoi mandare affanculo, se stai lavorando di merda ma stai lavorando gratis io non ce la faccio.

RC: Sì sì, anche perché sta sacrificando il suo tempo libero, punto di vista molto comprensibile.

Questa altra domanda è interessante perché a me piace molto il crowdfounding, ne sono un grande sostenitore, soprattutto dal versante dei giochi da tavolo. Credo sia una realtà che può far nascere progetti di livello, come era stato qualche anno fa per il corto di Claudio di Biagio su Dylan Dog, Vittima degli Eventi, che era un ottimo prodotto, così come dai teaser e dai trailer sembra sarà anche il vostro. Però perché , anziché i classici Kickstarter, Indiegogo ecc., affidarsi ad Ulule?

Paolo: La risposta è molto semplice e voglio essere molto trasparente: io ho fatto una ricerca di due mesi sul crowdfounding prima di farlo, perché volevo farlo bene, per cui ho parlato anche con persone che lo avevano fatto con più o meno successo, perlopiù meno successo. Partiamo dal fatto che le piattaforme di crowdfounding sono simili ma con piccole differenze, e per quelle grandi intendo Kickstarter, Indigogo e Ulule. Di queste piattaforme Ulule è l’unica che ha la lingua italiana, Indiegogo e Kickstarter hanno solo inglese e qualche altra lingua. Siccome il nostro progetto di crowdfounding era indicato espressamente al nostro pubblico e non ad altri, cioè se tu hai seguito per quattro anni Cotto e Frullato puoi supportarlo, chi non lo conosce non ha molto senso che lo supporti, poi se vuole farlo meglio. Quindi doveva essere in italiano perché molte delle persone magari non parlano inglese, non lo leggono e non lo scrivono bene e potevano avere delle difficoltà a comprendere tutte le regole e le varie robe sul sito. Ed era invece importante che fosse tutto trasparente perché è una cosa di fiducia e devi capire bene cosa stai facendo.

RC: Come ti sei comportato con la possibilità di togliere il Pledge?

Paolo: Io non sapevo che si potesse togliere il pledge, e lo ho scoperto il giorno prima della chiusura del crowdfounding, quindi mi son cagato addosso. Forse il giorno stesso me ne sono accorto e mi sono cagato addosso, perché se quando scade poi uno ritira… quindi eravamo lì a guardare fissi col terrore, se si guarda la live che abbiamo fatto l’ultimo giorno, la maratona finale, ad un certo punto Gian (Gianandrea Muia, doppiatore del canale Youtube Orion e interprete dell’avvocato Vergottini in Cotto & Frullato) negli ultimi minuti continuava a controllare per paura che qualcuno ritirasse e non superassimo il traguardo. Invece poi siamo andati anche oltre e abbiamo chiesto di continuare a donare, comunque è faticoso.

Il consiglio numero uno che do a chi fa un crowdfounding è: chiedete quanto realmente vi serve, non chiedete di meno per paura di non raggiungere, perché non serve a niente. Se chiedete di meno vi tirate solo la zappa sui piedi. Il crowdfounding serve a quello, il costo è quello, chiedete quello. Non chiedete poco, non esiste il prezzo scontato, non siamo al mercato. Il crowdfounding non è il mercato. Conosco tanta gente che chiede poco perché dice “Ma sennò poi chi me li dona?”. Non ti preoccupare che basta poco a raggiungere certe cifre se la gente la convincete.

Che poi noi abbiamo speso di più di quanto abbiamo raccolto eh.

RC: Sì so che molto spesso una parte viene sempre messa di tasca propria, lo si tiene quasi in conto.

Paolo: Sì, no io non lo avevo messo in conto (ride)

Abbiamo speso di più perché ci sono delle spese che non conoscevo, tipo le documentazioni per il nullaosta del visto censura, costi in più di post-produzione che non erano tagliabili e varie altre cose che hanno inciso, i costi delle sale, insomma tante cose. Calcoliamo di rientrarci se verrete a vedere questo bellissimo film! Mi hanno un po’ spiazzato però non vi preoccupate.

Ho il computer qua davanti che sta per finire il DCP (…) Otto ore e mezza di rendering per il video e un’ora per l’audio e poi un’altra ora per mettere tutto insieme ed hai un DCP, Digital Cinema Package, che è la prima volta che lo faccio. Di solito pagano degli studi apposta per farlo e costa migliaia di euro ma puoi farlo tranquillamente a casa con un programmino, DCP-o-matic, quindi certi costi possono essere saltati, altri no.

RC: Qualcosa di obbligatorio c’è però, come per l’audio, per cui abbiamo visto ti sei appoggiato ad uno studio esterno.

Paolo: Per l’audio è andata cosi, abbiamo avuto un ragazzo che faceva il sound editing, però alla fine serviva fare il mix 5.1 perché sennò l’audio in sala non suona bene. Per fare il mix 5.1 hai bisogno di una sala con il 5.1, quindi uno studio fatto come una sala cinematografica con tutti i mixer, le apparecchiature ed una persona che lo sappia fare. C’è poco da fare, non è una cosa che può essere fatta in altri modi, si rischia di fare una cagata. Siccome noi non potevamo fare una cagata ho avuto la fortuna di trovare questa persona che ha uno studio che si chiama Sound il suono del sud, Gianfranco Tortora, grazie proprio ad uno dei donatori del crowdfounding, che lavora in uno studio a Roma e mi ha messo in contato con questa persona che è  veramente stato un angelo, ci ha fatto per un budget ridottissimo, veramente regalato, perché ha abbracciato il progetto, si è divertito tantissimo. Ad un certo punto gli ho detto scherzando: “Gianfranco, stai a vedere che mettiamo in crisi l’impianto dell’Arcadia”, e lui ha detto: “tu stai scherzando ma mi sa che succederà davvero”, perché abbiamo messo degli effetti e delle robe sull’audio che sono una figata. E inoltre la possibilità di sapere come il pubblico ascolterà il film, cioè in sala e non in cuffia, col cellulare, col portatile o mentre sta cagando col tablet, sapere che il pubblico sarà seduto lì e hai una sala con cinque canali, punto uno, il sub, da poter usare per raccontare la storia, per emozionare, per sorprendere, per avvolgere lo spettatore, è una cosa fighissima, è veramente il top per uno che sta facendo un film. Poi vedrete in sala tutte le cose che ci siamo inventati, le idee che ho messo dentro io, le idee che ha messo dentro Gianfranco sono proprio molto fighe e fanno la differenza, la vera differenza tra vederlo in tv a casa e vederlo al cinema secondo me è proprio l’audio. Oltre ovviamente al video.

Il video del film occupa 130Gb, e non è che sono centotrenta giga buttati là, è per la qualità che ha. Le immagini che ho qui ovviamente non te le posso far vedere perché sono spoiler, però la qualità delle immagini che ha, la profondità dei colori ecc. è una cosa incredibile.

RC: Ecco appunto, che attrezzatura hai usato?

Paolo: Allora ho usato, abbiamo girato quasi tutto il film con la Sony Fs7 e l’audio con un microfono figo nuovo che abbiamo comprato. Abbiamo acquistato sia la camera che le ottiche cinematografiche e anche un microfono della Rode buono invece di affittare tutto. Di solito per i film si affitta perché l’attrezzatura è costosissima, però siccome il nostro film è stato girato spalmato nell’arco di un anno, perché non potevamo bloccare per due settimane la gente per le riprese perché tutti lavorano, il discorso prima comunque degli amici, non avrei avuto più amici se gli facevo prendere due settimane di ferie per girare il film. La soluzione più economica è stata acquistare l’attrezzatura per poterla utilizzare quando ne avevamo bisogno. Alla fine l’abbiamo acquistata non perché ci rimane, ma perché spendevamo meno, inoltre poi ci rimane ed è un valore aggiunto, avremmo speso di più affittando. Ci tengo a dirlo perché sennò sembra una cosa scorretta nei confronti di chi ha donato e assolutamente abbiamo cercato di essere più corretti possibile. Alcune scene sono state invece girate con altre camere, perché avevamo bisogno di un multicamera. Per esempio se hai visto il video che abbiamo pubblicato di recente abbiamo girato un inseguimento in un mercato con più camere miste, infatti c’era questa qui, che era la camera principale, poi c’erano delle 5d, una Ursa… E comunque tutto quello girato con la Sony Fs7 è stato girato in 4k, poi però il film verrà proiettato in 2k ma la differenza non la vedete, la differenza c’è nella post-produzione perché il 4k permette ingrandimenti senza perdere di qualità, di spostare, fare più cose ed avere un immagine cristallina. Forse sono sceso troppo nel tecnico?

RC: No no,

Paolo: Mi hai fatto una domanda tecnica…

RC: Alla fine se uno non sa cos’è cerca Sony Fs7 su google esce subito.

Paolo: Si è una camera molto diffusa, ha un’ottima qualità in 4k.

RC: Ha nominato al Ursa, ma non tra gli acquisti. Era già tua?

Paolo: Ho girato anche con la Blackmagic Ursa mini, perché ce l’ha un nostro collaboratore, Luca Occhi, che io ringrazio, ci ha fatto da aiuto regia e da seconda camera ed è stato molto bravo.

In tempo reale ti dico quanto occupa il film completo, visto che ha finito il DCP, che momento storico guarda. Occupa 260G, com’è possibile che occupi così tanto? Ah non 130Gb il video è questo, penso di sì, l’audio quasi cinque giga, poi 132 giga di altro, ci sono due versioni, boh io non so come funziona. Va bene, per un film di un’ora e mezza 260 giga, va bene (ride), ok.

RC: Sappiamo anche quanto dura quindi.

Paolo: Dura un’ora, trentuno minuti, trentaquattro secondi e dodici frame.

RC: Più precisi di così non si può. Okay, domanda sul cast tecnico, in questi quattro anni quante persone si sono intervallate, a parte tu e Maurizio?

Paolo: Non siamo solo io e Maurizio dall’inizio. Dall’inizio siamo io, Maurizio, Patrizio. Cioè proprio il team originale siamo io, lui, Patrizio Ranzani e poi vabbè ci sono stati Nadia Baiardi e Matteo Arienti che hanno fornito la casa sin dall’inizio, sono stati anche loro dall’inizio. Nadia è la nostra costumista, scenografa, e Matteo è Nino Seiseisei. Poi Michelangelo Frisoni anche c’è stato sempre dall’inizio, fin dalla prima puntata ai visual effects, e che ora è a Los Angeles a lavorare, anche se pare che riuscirà a venire all’Arcadia. Poi gli altri si sono un po’ diciamo succeduti, ci sono state due “generazioni”. Dalla seconda stagione ci sono state un po’ di new-entry che hanno rimpiazzato coloro che hanno deciso di uscire dal progetto, non sapendo che non puoi uscire una volta che sei dentro e quindi li ho dovuti fare fuori. Porgiamo un ricordo a loro e alle loro famiglie (ride). Sto scherzando, in realtà sono molto contento che tipo Teo Youssoufian, che è stato direttore della fotografia per tutta la prima stagione e l’inizio della seconda, nonostante le nostre strade si siano divise per quanto concerne Cotto & Frullato ha voluto dedicare un’ultima cosa al film perchè con la sua band i Dymama ha fatto il pezzo, la canzone del film che sentite anche nel trailer, che è fichissima. Ci sono anche due canzoni di Vike, che compongono la colonna sonora del film, quindi  gli storici ci sono che sono Vike e Alessandro De Rosa che ha fatto alcune composizioni bellissime, Teo ha fatto questa canzone, si è reinventato in questo nuovo ruolo e poi ci sono due pezzi incredibili dei Nanowar of Steel e di Immanuel Casto, che hanno scritto e composto appositamente per il film e che sono molto belli.

RC: Anche dei pezzi originali quindi dei Nanowar e di Casto, che non sono mai stati sentiti in giro quindi?

Paolo: Sì il pezzo dei Nanowar è già stato suonato alla scorsa adunata di Feudalesimo e Libertà, ad ’Etna Comics hanno fatto in anteprima il pezzo che si intitola Bestie di Seitan. Se avete visto il trailer capite a chi mi riferisco.

RC: Okay facciamo un’altra domanda tecnica, poi magari ci spostiamo più su alcune curiosità: ho notato subito che hai fatto un effetto vertigo nel teaser trailer, quello su Maurizio, cosa hai usato e quanto ci hai messo per farlo?

Paolo: In realtà è fintissimo, ho fatto un paio di test e praticamente ho girato in 4k wide e ho fatto solo un avvicinamento aggiustando il fuoco a mano, senza stabilizzazione e senza un cazzo, poi in post-produzione ho “resizeato”, cioè è un Vertigo Effect fatto con lo zoom digitale, è un Vertigo Effect a tutti gli effetti, perchè quando vai a scalare l’immagine fai la stessa cosa che fa lo zoom, quindi non cambia niente, stai solo usando una porzione dell’immagine invece che tutta, lo stai facendo in post-produzione invece che farlo meccanicamente. L’unico problema è che il movimento lo ho fatto a mano e quindi non era preciso e lo ho dovuto girare un po’di volte per averlo meno mosso, essendo tutto il film, praticamente al 99% girato a mano, cioè come scelta stilistica è girato a spalla, ci stava. Le uniche cose che abbiamo girato con un cavalletto o è perchè ci sono dei visual effect e quindi lo shake è stato aggiunto dopo, oppure perché c’è una parte in cui serviva, sennò la scelta stilistica è tutta quanta a spalla. A me piace lo stile a spalla, quindi un po’sporco, perché ti fa sentire di più al centro dell’azione, specialmente quando l’azione si fa frenetica. Inoltre risparmi anche un sacco di tempo a girare, quindi aveva una doppia funzione.

RC: Adesso ti faccio una domanda sul fatto che farete una tournee, siete come una rock band. Fate una tournee al cinema che non era prevista all’inizio.

Paolo: No, erano previste solo Milano, Roma e Napoli.

RC: Invece adesso avete aggiunto parecchie date. E iniziate tra pochissimi giorni.

Paolo: C’è quella che io chiamo anteprima a Bari perché siamo invitati al B-Geek, la fiera di Bari  e ci avevano detto: “ma se siete già pronti col film perché non facciamo già una proiezione e vendiamo i biglietti in fiera? Però la proiezione la facciamo in un cinema”. Io ho detto che mi faceva piacere portarlo al sud, invece di tornare poi eventualmente a Bari, ho colto l’occasione, e ho detto “mi spiace proiettarlo prima di quelli che hanno donato ma è una sorta di test”, facciamo come una sorta di test-screening. Infatti il DCP che sto preparando non avrò tempo di testarlo prima di Bari quindi sarà una sorta anche di test, se ci sarà qualcosa da modificare, di minimo eh non cose importanti, diciamo che saranno delle cavie. Credo comunque che saranno ben contenti di essere i primi a vederlo.

RC: Eh beh direi, è un anteprima importante.

Paolo: Anteprima mondiale.

RC: Effettivamente. Quindi avete deciso di fare questa tournee, che all’inizio non era programmata.

Paolo: No in realtà non è che non era programmata, l’idea c’era dall’inizio solo che nel crowdfounding aprire più date, promettere più date… Infatti all’inizio c’erano più date poi nei primi giorni le abbiamo tolte le altre perché nessuno stava comprando i biglietti e c’era poi il rischio di essere obbligati a noleggiare delle sale dove magari avevamo venduto tre biglietti, quello era il rischio. Poi magari non sarebbe successo perché il crowdfounding è andato bene ma noi non lo potevamo sapere, però abbiamo preferito concentrarci sulle tre città principali e poi mano a mano abbiamo riconsiderato l’idea di riaprire la tournee.

RC: L’Arcadia di Melzo Sala Energia, confermi?

Paolo: Confermo, ero andato a vedere La La Land in sala Energia con mio padre, che sta a Firenze ed era venuto su per delle cose egli ho detto “papà ti porto a vedere il cinema che per me è il più bello del mondo”, la Sala Energia. E lui non è che ami particolarmente i musical infatti era scettico. Lui era rimasto impressionato e mentre io vedevo il film pensavo “Quanto sarebbe bello proiettare il nostro film qui, con quest’audio, con questo schermo e nel momento che è finito il film, nei titoli di coda apro le mail e c’era una mail proprio dell’Arcadia che ci invitava all’Arcadia Comix (…), che è una fiera del fumetto che si svolge direttamente all’Arcadia, e poi ci hanno chiesto visto che se avete il film se volete proiettarlo ne possiamo parlare. Io ero nella Sala Energia quando ho letto questa mail mancava poco che mi venisse un infarto perché è tipo il sogno di una vita che si realizzava. E alla fine sono stati mitici, super disponibili, e si fa questa cosa che è incredibile.

Chi conosce l’Arcadia sa cosa intendo, chi non è mai stato in Sala Energia dovrebbe cogliere l’occasione, perché se ami cinema quel posto è la Mecca.

Sono molto bravi,  mi hanno fatto sudare, perché sulla parte tecnica del film loro sono… vogliono che le cose siano fatte bene e anche io voglio che siano fatte bene, è stata dura però ce l’abbiamo fatta.

RC: Per andare al cinema però hai dovuto iscrivere il film.

Paolo: Ci sono delle leggi dove se tu fai una proiezione pubblica e vendi i biglietti il film deve sottostare, direi anche giustamente, al visto della censura, che non vuol dire che ti tagliano il film, vuol dire che qualcuno analizza il film, vede quali sono i contenuti e dà una linea guida. Il nostro film è stato giudicato vietato ai minori di 14 anni, questo io le vedo come una sorta di marchio d’onore. Voi avete visto che noi Cotto & Frullato lo abbiamo sempre fatto in maniera libera dicendo quello che ci va, come ci va, senza barriere, senza limiti, anche perché non siamo stati sotto nessuno, nessuno ci ha dato dei soldi per farlo, lo abbiamo fatto noi e lo facciamo come vogliamo noi. Idem il film, lo abbiamo fatto come vogliamo noi perché voi avete voluto così, e il fatto che ci abbiano dato vietato ai minori di 14 anni vi fa capire che non ci siamo trattenuti, non abbiamo voluto fare la marchetta per cercare di venderlo a più persone possibili, lo abbiamo fatto per noi e quindi per voi.

RC: Fatto per i fan di Cotto & Frullato.

Paolo: Fatto per i fan di Cotto & Frullato e io e Maurizio, Patrizio e tutti quanti siamo i primi fan e quindi lo abbiamo fatto per noi e abbiamo gli stessi gusti del pubblico nostro, quindi è la stessa cosa. Ma il fatto di essere V.M. 14 vuol dire appunto che vedrete delle cose, sentirete delle cose, che sono state fatte in libertà, e che sono fatte per il puro gusto di fare qualcosa di nuovo, di intrattenimento. Deadpool è V.M. 14, Logan è V.M. 14, e anche Cotto & Frullato Z The Crystal Gear lo è.

RC: E dopo questo progetto? Cosa hai mente, Cotto & Frullato finisce?

Paolo: Molti ci chiedono cosa succederà a Cotto & Frullato dopo il film, e noi non ve lo possiamo dire perché vi spoilereremmo il finale del film. Quindi se volete sapere cosa succederà a Cotto & Frullato dopo il film dovete vedere la fine del film. Chiaramente, quindi è un’occasione in più, una motivazione in più per venire in sala a vederlo. Dopo chi lo sa, cioè vedrete il finale del film e capirete. Comunque per me e Maurizio ci sono tante nuove avventure lavorative da affrontare, quindi va benissimo e sonio molto contento. Sono contento di aver fatto questo film anche perché ho imparato un sacco di cose, da regista ho imparato un sacco di cose, da sceneggiatore ho imparato un sacco di cose, da montatore e per la post-produzione ho imparato un sacco di cose, da produttore anche ho imparato un sacco di cose.

RC: Tutta esperienza guadagnata, ti sei divertito, hai fatto esperienza, vai anche al cinema, meglio di così

Paolo: Ho faticato eh, non è che è stata una passeggiata. La cosa più faticosa che abbia fatto in vita mia.

RC: So che tu avevi già fatto un documentario su Cuba.

Paolo: Si in confronto quello è stata una passeggiata, nonostante sia stato arrestato a Cuba per quel documentario lì. Si vede anche quando mi arrestano, quello che arrestano verso l’inizio sono io. Questo progetto è stato veramente difficile, ci ha coinvolto per un anno e mezzo, ha coinvolto tantissime persone, tantissimo lavoro, tantissimi momenti di disperazione. Più volte sono stato lì per mollare, tipo suicidarmi (ride). No scherzo suicidarmi no, però mollare tutto sai quando arrivi al momento che raschi il fondo. Poi dopo ti riprendi come gli eroi dei film, arrivi lì che stai per morire e ti riprendi e ce la fai. Infatti recentemente c’è stato un giorno, stavo finendo parte della post-produzione dopo tipo settimane che lavoravo giorno e notte senza sosta, è successo un problema tecnico che lì per lì mi sembrava insormontabile, con la deadline davanti, i cinema prenotati e tutto, ho detto “non ce la faremo mai”, sono tipo crollato, e poi vabbè grazie a dei consigli preziosi ecc. mi sono tirato su e lo abbiamo portato in fondo.

RC: Anche il supporto delle persone intorno è stato fondamentale, da questo punto di vista essere circondato da amici con cui lavorare ha aiutato.

Paolo: Ma non solo loro, anche il pubblico ha aiutato, tutti quelli che ci seguono e hanno donato sono amici.

Tutti quelli che ho incontrato ad Etna Comics, io gli voglio bene a tutti quanti veramente come se fossero miei amici, perché senza di loro non avremmo mai fatto nulla di questo, quindi è bellissimo.

RC: C’è una scena post-credits?

Paolo: Ce ne sono due, una è proprio in fondo, anche perché ci saremmo noi in sala quindi per forza dovrete rimanere fino in fondo. Però ci sono due scene post-credits. Io amo moltissimo le scene post-credits perché ti fanno vedere i titoli di coda,  e in questo caso i titoli di coda sono ancora più importanti perché ci sono anche i nomi di tutti quelli che hanno donato. So che ognuno cercherà il suo nome, quindi hanno molte ragioni per rimanere fino alla fine dei titoli di coda. Un’altra sono anche le musiche perché ci sono i pezzi di cui ho parlato prima in versione più estesa nei titoli di coda quindi meritano di essere ascoltati in sala.

RC: Ma voi farete eventi durante le proiezioni, presenterete?

Paolo: Ci sarà sempre una presentazione prima e un piccolo dibattito dopo, stiamo definendo i dettagli, poi a seconda dei vari eventi ci saranno anche altri membri del cast, della crew, e quindi ci saranno tante occasioni, tanti motivi per essere lì in sala con noi, sarà molto di più di una semplice proiezione.

RC: Una volta finite le proiezioni lo metterete su YouTube?

Paolo: Allora, io spero comunque che le proiezioni vadano avanti fino a settembre magari, perché se vanno bene queste prime magari ne potremmo avere delle altre. Di sicuro molti di voi rimarranno senza biglietto perché i posti poi sono quelli che sono. Quindi speriamo abbia una vita più lunga possibile in sala, dopodiche vedremo come fare a distribuire anche il film nella sua interezza, perché su YouTube metteremo più avanti la storia del film però spezzata a puntate. Quindi sarà leggermente diverso dal film, saranno tre puntate, la sei la sette e la otto, che avranno però delle scene alternative, ci saranno delle scene nelle versioni su YouTube che non ci sono nel film e viceversa. Quindi saranno una sorta di esperimento simpatico.

RC: Quindi il film o lo vedi in sala o non lo vedi.

Paolo: No poi si potrà vedere in qualche modo, però ancora non sappiamo come.

RC: In Blu-Ray magari.

Paolo: Non lo so, visto come vendono i Blu-Ray oggigiorno direi di no.

Però magari qualche sito di streaming legale, qualche network o qualche canale tv che vorrà acquistare i diritti per mandarlo in onda ben venga. Faremo delle trattative sicuramente.

RC: È un progetto enorme in realtà, perché ti ha riempito per un anno e mezzo e adesso c’è la parte dopo, che non è tanto meno faticosa.

Paolo: No no è meno faticosa. (ride)

RC: Almeno è meno faticosa.

Paolo: Almeno non rischio di uccidere nessuno.

RC: Va bene, tu e Maurizio vi conoscete da anni.

Paolo: Si ormai saranno sette o otto anni che ci conosciamo.

Comunque abbiamo fondato una società insieme, quindi è il mio socio adesso. The Best Blend, che produce il film, è la nostra società. Anche per questioni legali non puoi produrre un film se non hai un’entità legale associata.

RC: Certo certo, pensavo vi foste appoggiati a qualcuno.

Paolo: No no, abbiamo fatto tutto da noi. A maggior ragione più difficile ancora.

RC: Siete soci quindi!

Paolo: Siamo soci, sì.

RC: È un progetto veramente grande quindi

Paolo: Guarda la cosa figa è che ci sono mille aneddoti sulla produzione del film che vorremo raccontare, però molti sono spoiler, quindi non li posiamo dire. Sono successe un sacco di cose come sempre e non vedi l’ora di poterle condividere, come quando ti succede una cosa un giorno e incontri un tuo amico il giorno dopo e glielo racconti. Nel senso una cosa figa, divertente, straordinaria e però invece del giorno dopo devi aspettare un anno per raccontarla. Piano piano riaffiorano, quando vedi i vari pezzi riaffiorano.

RC: Quindi dovevi fare come ha fatto Deodato con Cannibal Holocaust, cioè proibire apparizioni pubbliche agli attori fino alla delle proiezioni.

Paolo: Si ma quello lo abbiamo fatto quando nella puntata sei della prima stagione, morì Maurizio, per una settimana gli avevo impedito di usare i social. E infatti la gente si era preoccupata per davvero. Avevo preso spunto effettivamente da Deodato, quindi hai chiuso il cerchio.

RC: Una curiosità: la giornata più difficile delle riprese, la scena che ti ha portato via più energie, impegno, nel farla rendere bene?

Paolo: Guarda ce ne sono state due in particolare di scene che mi vengono in mente adesso, no oddio anche tre. Ce ne è stata una che ci ha messo alla prova tutti fisicamente, proprio in maniera intensa. Posso dire di cosa si parla perché non è uno spoiler, chi ha visto la serie sa che nell’ultima puntata Maurizio è prigioniero di Nino666 in una sorta di macchina, questa macchina cinese che lui ha comprato ed è ambientata in una stanzetta che io chiamo la sala macchine di Nino. Nel film ovviamente continuando la storia noi dovevamo girare delle scene in questa stanzetta e per praticità le avevamo condensate tutte in una giornata di riprese, quindi c’è stata una giornata intera in cui abbiamo girato solo in quella stanzetta. Solo che quel giorno lì, piena estate, faceva un caldo allucinante, non potevamo tenere la finestra aperta perché dovevamo scurire la stanza, doveva essere tutto oscurato, quella stanza credo che abbia raggiunto i 50°, non lo so, ti giuro stavamo morendo, tutto il giorno lì grondavamo sudore in una maniera veramente vergognosa. Credo che puzzasse anche da schifo alla fine della giornata. Quella è stata fisicamente terribile, perché proprio erano tutte le scene in quella stanza del film condensate in un giorno quindi c’era da girare anche un sacco ed erano delle scene anche abbastanza complesse.

Poi le scene con gli stuntman perché girare scene di combattimento richiede fisicamente e anche mentalmente un sacco di preparazione e di energie, perché comunque io facevo la regia ma facevo anche l’operatore camera, dovevo muovermi insieme a loro, quindi imparare la coreografia e danzare insieme a loro muovendo la camera per raccontare quella scena. Quindi questa cosa qui non la avevo mai fatta prima, quindi stavo sia imparando sia cercando di gestire il tutto, quindi è stato molto molto faticoso.

E poi vabbè ci sono stati come sempre dei momenti in cui la fatica, in cui le difficoltà ecc. hanno portato ovviamente i nervi a saltare e quindi litigate, scazzi non sono mai mancati, in particolare in una giornata di riprese, quella è stata forse la più difficile a livello emotivo. Ci sono tre tipi di difficoltà diverse: quella a livello fisico del caldo, quella a livello tecnico e di concentrazione della sfida nuova del girare i combattimenti e quella emotiva proprio a livello umano avere degli scontri e sentirsi poi responsabili perché, lo ricordo a chiunque voglia fare il regista, quando sei il regista sei responsabile di qualsiasi cosa accada, non puoi e non devi scaricare la responsabilità su un altro. Se uno della tu crew picchia un altro è colpa tua, se grandina è colpa tua, qualsiasi cosa dipende da te, quindi quando uno sa questa cosa è preparato e sa che dovrà affrontare questo calvario.

RC: Tu sei anche sceneggiatore oltre che regista, quindi in realtà lo script se non funziona è colpa tua.

Paolo: In realtà ho avuto del supporto sulle idee e sulle cose anche dagli altri, in particolare Gianandrea Muia mi ha aiutato a fare il break-down iniziale, lui e anche Patrizio Ranzani, dello script perché lo ho sottoposto a loro le prime versione del soggetto ecc. quindi mi sono sempre confrontato con loro. Però ovviamente poi sei solo lì davanti al computer e scrivi, è la parte più facile forse, cioè è difficile perché devi scrivere bene e devi comunque farlo tornare, richiede un sacco di lavoro. La sceneggiatura del film era divisa in tre parti come le puntate e quindi erano tre sceneggiature che poi si univano insieme e diventavano il film, e ognuna di queste tre parti ha avuto tipo sei o sette draft, quindi vuol dire che è stata riscritta sei o sette volte. Questo è stato un processo molto lungo ma io sono convinto, e questo è un altro consiglio a chi vuole fare il regista e/o lo sceneggiatore, non andate a girare un film o un corto o qualsiasi cosa sia se la sceneggiatura non è perfetta, in sceneggiatura modificare una cosa, sistemare un problema è una cazzata, ci vuole un attimo basta riscrivere, magari ci vuole anche qualche giorno ma sicuramente è meglio che avere un film che fa cagare e che hai girato e hai speso un sacco di soldi, fatica e tempo e che non funziona.

Io sono molto soddisfatto del risultato, quindi nonostante i compromessi, perché abbiamo avuto pochi soldi e poco tempo, credo di aver fatto un ottimo lavoro insomma.

RC: O quantomeno ti senti soddisfatto, che comunque è una cosa importante.

Paolo: Io credo che vederlo in sala questo film non sfiguri di fronti a film più blasonati e costati molto di più, ecco.

Il film più scarso costa un milione di euro.

RC: E non avete un braccio meccanico od una dolly dove sei seduto.

Paolo: Abbiamo usato abbastanza il drone, grazie a Lorenzo Moro, che è uno dei nostri collaboratori, è il nostro dronista di fiducia e abbiamo fatto delle cose fighe. Anzi se vuoi ti racconto un aneddoto su questo.

Dovevo fare degli shot di Milano col drone da girare all’alba, perché ovviamente non avendo i permessi all’alba è più difficile che ti sgamino e inoltre la luce è bella. ovviamente quando giri all’alba se vuoi un effetto bello hai pochi minuti, una mezz’ora, un’ora massimo, e dovevamo fare tipo cinque o sei shot. Per fare il sopralluogo, cioè per decidere in che punti della città dovevamo riprendere dove far salire il drone e che inquadrature fare ho usato la realtà virtuale, ho usato l’Htc Vive e Google Earth VR. In pratica tu hai il visore, sei nell’ambiente virtuale di Google Earth dove praticamente vedi tutto il pianeta in 3D davanti a te, lo puoi muovere con mani, un po’ come Tom Cruise in Minority Report, ti metti lì ti piazzi la cità come vuoi, ti metti nel tuo quartiere, lo ingrandisci, puoi diventare tu a grandeza naturale oppure rimpicciolire il mondo. Ti sposti e inizi a vedere a Milano dove sono tutti i grattaceli, sposti il sole, metti il sole dove deve stare a quell’ora lì, hai la simulazione della luce e tutto. Quindi mi mettevo lì facevo le inquadrature e poi hai uno strumento che fa le foto, io ho tutte le foto di reference fatte da, che ne so, sessanta/settanta metri d’altezza dei punti esatti delle inquadrature che volevo, con segnata anche la via e il numero civivo dove dovevamo salire. Quindi lo ho dato a Lorenzo, lo ho portato nei vari posti lui faceva salire ildrone, noi arrivavamo lì parcheggivamo, scendevamo , saliva il drone, inquadratura fatta bom riprendi scendi e via. Così in mezz’ora abbiamo fatto tutte le inquadrature e nessuno ci ha sgamato. Perlopiù abbiamo scielo dei posti dove salivamo su col drone di solito su dei parchetti o al centro delle rotonde, non sul traffico ovviamente perché chiaramente se ci vogliono i permessi non è che ci vogliono i permessi perché ci devono essere i permessi, ma è per evitare che succeda qualcosa, che tu faccia qualche danno e poi non sia responsabile, quindi le leggi servono per quello. Noi non potevamo chiedere i permessi ma sicuramente abbiamo usato il massimo dell’attenzione e della cura a evitare qualsivoglia possibile inconveniente o danno.

RC: Anche perché i permessi sono abbastanza difficili da ottenere.

Paolo: Sì ma ragazzi chiaramente se fate le cose con la testa sulle spalle, con la logica e con l’attenzione, siete preparati e lavorate con persone preparate qualche strappettino alla regola ci sta. Se fate delle cagate no, evitate.

RC: Ecco dov’è ambientato il film? Tutto a Milano?

Paolo: È ambientato tutto a Milano sì, la storia si svolge a Milano. Nonostante nella serie vi abbiamo abituato a degli excursus ad Hong Kong e in altri posti. Non comunque si è sempre svolta a Milano a parte quella scena. Però abbiamo trovato delle location molto fighe. Comunque la scelta delle location influisce tanto poi sulla resa del film, quindi la scelta delle location è stata vitale e abbiamo avuto fortuna perché se vedete la location che si vede nel teaser, quando c’è quella scena di drone che si allontana e lui sul tetto di un palazzo, secondo me ha dato veramente un gran valore aggiunto al film perché c’è una lunga scena girata lì che non è solo il tetto ma è molto più complessa. E sono molto contento delle location che abbiamo trovato.

RC: Sono importanti al pari delle musiche ecc.

Paolo: È tutto molto importante.

Alla fine siamo dovuti scendere a compromessi in un sacco di cose, ma abbiamo cercato di prendere queste limitazioni e renderle un punto di forza, ecco.

RC: Parliamo un attimo del cast.

Paolo: Il cast ovviamente sono i personaggi che abbiamo già imparato a conoscere, e quindi c’è Maurizio, c’è Gianandrea Muia che interpreta l’avvocato Bergottini, Tommaso Caporali che interpreta Dave Poplawski, il nipote del leggendario Stephen J. Poplawski inventore del frullatore e poi ci sono Matteo Arienti che fa Nino seiseisei e Patrizio Ranzani, che oltre ad essere produttore ed aver lavorato sui Visual Effects del film interpreta lo scagnozzo di Nino. A questi si sono aggiunti altri personaggi tra cui appunto le bestie di Seitan, che si vedono nel film e di cui non dirò altro, che sono interpretate dai D-Unit, il gruppo di stuntmen capitanato da Simone Belli. E poi ci sono altre piccole parti interpretate da altri ragazzi tra cui cito Claudio Manca che si vede nel trailer come il fan con la macchina e lui è stato quello che ha vinto un contest che avevamo fatto sul montare il recap, il riassunto delle puntate precedenti prima dell’inizio della seconda stagione, e ha vinto proprio l’opportunità di apparire nel film, tra l’altro è diventato parte del film anche lui perché è diventato il nostro montatore, insomma mi aiuta col montaggio ecc. è stato molto bravo.

La cosa figa è che finalmente ho avuto la possibilità di scrivere delle scene complesse a livello proprio emotivo per questi personaggi e quindi di metterli alla prova. Ovviamente Patrizio e Matteo non sono degli attori professionisti, però Maurizio Gianandrea e Tommaso sono degli attori e quindi finalmente potevo scrivere una scena per loro in cui interagivano e in cui arrivavano a dei livelli emotivi e di complessità, con anche dei sottotesti dove i personaggi potevano veramente prendere vita e ti ci potevi veramente affezionare, e questa è stata probabilmente l’opportunità più bella per me a livello di sceneggiatura e di regia che potessi avere e devo ringraziarli per aver dato veramente il meglio. Quindi vedrete poi che c’è una scena molto particolare tra di loro.

Ci tenevo particolarmente anche per Maurizio perché comunque lo ho sempre messo a recitare con degli attori non professionisti, e ovviamente quando invece hai un attore professionista con te sul set puoi veramente il meglio della tua arte. Inoltre me lo stavo per dimenticare ma è molto importante Eddie Murphy, ci tengo a ringraziare Eddie Murphy che nonostante sia una star internazionale e abbia comunque uno status da mantenere ha deciso di collaborare a questo progetto e a ringiovanire fino agli anni ’80 per entrare nel film con noi. E quando ti capita di poter girare con Eddie Murphy no?

A parte gli scherzi abbiamo dato vita ad Eddie Murphy grazie a due persone, anzi tre persone , uno sono io perché l’idea è stata mia, io non dico mai ste cose perché sennò sembro presuntuoso, ma questa volta lo dico perché è un esperimento che mi ha messo contro tutti, nel senso che nessuno ci credeva che sarebbe venuto bene ma ci credevo io. Io ho conosciuto un giorno in un campetto di basket vicino a casa mia un ragazzo senegalese soprannominato Abba e ho notato che aveva una vaga somiglianza nelle espressioni con Eddie Murphy, poi vabbè siamo diventati amici e siamo rimasti in contatto. Poi ho notato che Alberto Pagnotta, che è uno youtuber che fa doppiaggi e imita Homer e tanti altri personaggi e in particolare appunto ha la capacità di fare Tonino Accolla, che era il doppiatore di Homer che purtroppo c’ha lasciato, ma che era anche il doppiatore di Eddie Murphy. Pero raramente Pagnotta imita Eddie Murphy perché alla fine è più legato all nostra generazione e poi negli ultimi anni non ha fatto grandi film. E quindi era perfetto mettere Abba per la parte visiva e Alberto Pagnotta per la voce, ero sicuro avrebbe creato Eddie Murphy e così è stato. La cosa buffa è che ad Abba io gli avevo scritto tutte le battute in italiano ed erano battute molto lunghe perché nei film Eddie Murphy parla a raffica e parla molto perché ti intorta con le parole. Quindi io gli avevo scritto questi testi in italiano e lui aveva difficoltà non essendo italiano giustamente, cioè parla italiano, anche bene, ma non è un madrelingua, allora una parte dei testi se lo traduceva non so se in Swahili o in che cazzo di lingua parlasse, però attaccava con un mezzo francese swahili e si era tradotto tutti i testi che poi dopo Pagnotta doppiava su questa lingua africana, quindi era molto divertente specialmente sul set. Quando io poi lo ho montato che avevo la voce sua vera, quindi con queste parole che non capivo faceva ridere il doppio perché non si capiva niente, poi quando Pagnotta mi ha mandato l’audio e abbiamo sostituito la voce era perfetto. È stato un esperimento molto figo e vi divertirete sono sicuro a vederlo.

RC: Già dal trailer fa morire dal ridere con la battuta: “preferivo Bruce Willis” ”Eio preferivo Claudia Schiffer” che è molto in linea col personaggio.

Paolo: È Eddie Murphy comunque dell’84, non di oggi, per questo dice Claudia Schiffer anziché Sasha Gray o che cazzo ne so. (ride)

RC: Ci avete messo un anno e mezzo, tra riprese e tutto, tutti lavorate e avete i vostri impegni. Quindi come vi organizzavate? Avete fatto come Sam Raimi con La Casa?

Paolo: Più o meno sì. Però la scena più difficile a livello organizzativo è stata una scena molto complessa che si doveva girare in quattro giorni consecutivi. In realtà non era una scena sola, erano varie scene, ero un terzo del film che andava girato in quattro giorni consecutivi per via della location e quindi dovevamo incastrare tutte le persone in un sabato, domenica, lunedì e martedì consecutivi, quindi alcuni dovevano prendere due giorni di ferie, altri dovevano organizzarsi col lavoro, e c’erano comunque tutti gli stuntman, tutti gli attori, tutti. Erano tutti quanti insieme in questa scena qui. Quindi fare questo terzo di sceneggiatura, scomporlo in tutti i pezzi, alcuni erano interni altri erano esterni, capire a che ora girare le varie cose in modo da girare gli esterni quando la luce era migliore, però quando c’erano quei personaggi che in quel blocco di scena apparivano e quelli che non apparivano metterli nel giorno in cui non c’erano. Tutto un incastro tipo un puzzle incredibile che ci ho messo tipo due settimane per organizzare e se fosse capitato che un giorno di quelli pioveva andava tutto a monte. Organizzato da due mesi ed è andato tutto preciso ma tipo castello di carte. C’è stato un problema perché tipo… vabbè non lo voglio dire questo perché se lo dico poi uno va a cercare la cosa nel film, lo dirò dopo. Diciamo che c’è stato un problema che è stato risolto in una maniera brillante e nel film si vede solo se lo sai, e non voglio che si sappia perché sennò uno si distrae.

RC: Penultima domanda: le location come le avete gestite? A parte quelle classiche che già avete. Per esempio per questa dei quattro giorni, avete dovuto affittare, chiedere dei permessi?

Paolo: Abbiamo affittato quelle che erano private, tipo questa qui era privata e fortunatamente ci ha fatto un prezzaccio perché tramite amici siamo riusciti ad entrare in contatto con queste persone e ci hanno fatto un prezzo incredibile, infaatti ringraziamo moltissimo. Anche un’altra la abbiamo affittata ad un prezzo abbastanza buono. Quella in esterna tipo il mercato in cui si vede un pezzo di inseguimento nel trailer invece è stato girato senza permessi, quello che si vede si chiama guerrilla filmmaking, quindi vuol dire che ti organizzi benissimo, ti presenti lì, cerchi di fare tutto al meglio in modo da arrivare in un posto, girare in meno tempo possibile in modo da sparire prima che ti arrestino.

Ma lo fanno anche i film delle major, io avevo letto che nel film  di Wolverine l’Immortale, quello ambientato in Giappone, a Tokyo non gli davano i permessi per girare e loro erano furibondi, allora un giorno hanno preso un furgone, hanno caricato dentro al furgone l’operatore, Hugh Jackman e l’altra attrice in costume, sono arrivati nella strada in cui dovevano girare, hanno aperto il portellone del furgone, gli hanno scaricati fuori e  questi hanno iniziato a correre e a fare questo inseguimento. Il furgone è andato dall’altra parte dell’isolato e appena loro sono arrivati gli hanno caricati su e sono spariti. E la scena che vedi nel film è fatta così. Quindi ho detto “Se lo fa Hugh Jackman non lo può fare Maurizio?” E lo abbiamo fatto, nonostante tutti i produttori che conoscono me lo abbiano sconsigliato di fare è andata bene.

RC: Quindi comunque la scelta delle location è stata molto ponderata o alcune scelte sono state date dalla necessita?

Paolo : Allora, un po’ e un po’. Un po’ era dettato dal budget e quindi dovevamo adeguarci, un po’ invece quando era veramente importante mi sono impuntato per cercarla bene, infatti la location dei quattro giorni la abbiamo cercata tanto e quando la abbiamo trovata era perfetta. Sicuramente abbiamo avuto un po’ di fortuna ma se non fosse stato quel posto lì sarebbe stato molto diverso, sarebbe stato un altro film e probabilmente sarebbe stato peggiore. Quindi ci è andata bene. Che comunque anche avere solo, mi riferisco ora a quell’inquadratura del tetto, su quel tetto lì si svolge una parte di una scena e vedi tutta la skyline di Milano, hai davanti tutti i grattaceli, cazzo vuoi mettere?

Per altre scene sarebbe cambiato meno quindi ci siamo un po’ adeguati. È capitato anche che ci hanno rifiutato o che ci chiedevano troppi soldi, ti dicono “sì sì lo vuoi un giorno mille euro”, e come cazzo faccio? Mille euro per una location dove fare una scena e hai solo trentamila euro da spendere come faccio? È capitato anche che una location ci avesse promesso di darcela gratis perché era un amico di un amico e poi ci ha chiesto 350€. Non dico quale location è, io lo direi anche per sputtanarlo, ma il film non è ancora uscito, è capitato così. Sono costi in più che non erano previsti. È capitato anche che una scena che dovevamo girare è stata spostata di un giorno all’ultimo momento perché Tommaso Caporali che veniva da Cesena dove abita lui ha fatto un incidente con la macchina, fortunatamente non si è fatto nulla però dovevamo girare il giorno dopo e abbiamo dovuto slittare di un giorno. Fortunatamente siamo riusciti e menomale che non si è fatto nulla per lui, non per il film, mi sono spaventato tanto quando ci ha chiamato e ha detto che era in autostrada, o in superstrada non so, che aveva fatto un incidente, ma non si era fatto e a quel punto mi fa “Vedo di trovare un modo per arrivare stasera magari un po’ più tardi per girare domani” e io gli ho detto “No che cazzo fai, spostiamo le riprese, riprenditi e fai quello che devi fare, purtroppo più di un giorno non ti posso dare perché dobbiamo girarla però”. Ma lui è un professionista, cioè lui è un professionista gigantesco e fa questo lavoro con una passione e una professionalità incredibili quindi. Vedrete nel film che è un attorone, perché mi spiace che finora si è visto ma non ha potuto esprimere il 100% di quello che sa fare, qui forse neanche però qualche percentuale in più…

RC: Chiudiamo perché si sta facendo tardi. Questo progetto quindi è stata un’esperienza di vita oltre che un film vero e proprio, e dalle tue parole mi sembra sia stato così per tutti. Comunque è stata una costante per un anno e mezzo e in un anno e mezzo possono cambiare tantissime cose nella vita di una persona. Quindi cosa diresti ai fan di Cotto & Frullato riguardo al film?

Paolo: Che voglio vederli in sala per abbracciarli uno ad uno. La cosa più bella sarà essere tutti insieme in sala, questo film è stato fatto per amore del cinema e il cinema è anche quella sala piena di gente tutta buia con lo schermo illuminato di passioni e di sogni.

RC: Bellissima risposta. Grazie mille Paolo per quest’intervista.

Paolo: Grazie a te, è bello poter parlare finalmente di questa cosa, tanto il nostro è un film piccolo non è che mi faranno mille interviste.

RC: Beh è comunque un evento, voi arrivate dal web e portate il web sullo schermo in sostanza. Un passaggio comunque forte che esemplifica quello che è internet adesso, da internet può nascere comunque tanto, come hanno mostrato anche tanti altri vostri colleghi.

Paolo: Più che altro il mio obiettivo nel futuro è fare cose a livello più internazionale, cioè fare intrattenimento ma avere un pubblico internazionale, aprirmi sull’estero, perché e il mio unico modo per espandere il Made in Italy anche a livello creativo, come è stato negli anni d’oro con Sergio Leone. Sergio Leone faceva intrattenimento per il mondo, se faceva un film lo vedevano in tutto il mondo.

Quando Per un Pugno di Dollari venne portato in America Clint Eastwood non lo sapeva neanche, quando lo aveva girato aveva un altro titolo, non si chiamava Per un Pugno di Dollari, e quando uno gli disse che aveva letto su Variety che usciva il film western che aveva fatto e lui non sapeva di che cazzo parlasse, gli fece i complimenti lui andò a vedere e c’era scritto “A Fistful of Dollars con Clint Eastwood” e allora lui ha capito di cosa stava parlando ma non lo sapeva, pensa te.

Grazie dell’intervista, che è stata più una chiacchierata tra amici.

 

Com’è Cotto e Frullato The Crystal Gear? È un bellissimo film, in cui ogni fotogramma mostra la passione delle persone che ci hanno lavorato, dove ogni euro raccolto col crowdfounding e anche di più è sfruttato al meglio per dare ai fan della serie un finale coi fiocchi.

È la degna conclusione di un progetto tanto bello quanto innovativo.

Precedente «
Successiva »

Podcast