July 22, 2018
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[Esclusiva] Intervista a Giacomo Bevilacqua

  • da Marco Travicelli Sciarra
  • 16 novembre 2016
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Nella giornata di Sabato, durante la presentazione della sua ultima opera edita da Bao Publishing dal titolo “Il Suono del Mondo a Memoria“, abbiamo intervistato Giacomo Bevilacqua, famoso fumettista romano creatore di “A Panda Piace“.
L’evento, organizzato in collaborazione con gli amici di Geek Area, si è tenuto allo Star Shop di Perugia.

Ciao Giacomo e grazie di essere qui con noi.

Ciao Marco, grazie a voi.

Iniziamo con una domanda per rompere il ghiaccio riguardante la tua opera più celebre, perché tra tutti gli animali hai scelto proprio il Panda?

Per me, prima di Il Suono del Mondo a Memoria, la dimensione dei fumetti era in bianco e nero e il panda è l’animale in bianco e nero per eccellenza. C’era anche la zebra, ma sinceramente “A Zebra Piace” faceva schifo, per cui ho optato per il panda. Scherzi parte è nato per caso, non ho nemmeno una passione particolare per i panda, è come un animale guida, non li scegli te, sono loro che vengono da te.

foto-12-11-16-19-00-55Quali sono state le tue maggiori fonti di ispirazione?

Le ispirazioni sono tante, non posso elencarne alcune precise, potrei elencarti nomi a caso, tipo Springer, Bengal o Ueyama Tetsuro, posso dirti che io leggo tutto, guardo tutto, insomma faccio un pò di tutto. Non so nell’ultimo periodo sono in fissa con i Fumetti di Kaneko quindi potrei dirti che lui è una grandissima ispirazione, ma ovviamente è un sentimento che va a momenti. Con le ispirazioni bisogna andarci cauti, non bisogna smettere di leggere, anzi devi essere consapevole, in quanto fumettista, che puoi prendere spunto da tutto quello che ti arriva e soprattutto non devi accontentarti mai di quello che già sai. L’ispirazione può arrivare ovunque, da Akira Toriyama o anche da un ragazzino di 23 anni che in fiera ti fa vedere i disegni e dici che sono eccezionali e ti sprona a migliorare.

Passiamo alla tua ultima opera, il suono del mondo a memoria, la tua prima Graphic Novel, cosa ti ha spinto a raccontare questa storia e cosa rappresenta per te la città di New York?

La mia prima graphic novel è un parolone, ho sempre inteso le mie opere come qualcosa di completo nonostante il modo in cui sono state pubblicate, “Metamorphosis” è nato come una storia in 3 volumi ma poi alla fine è diventato un volumone, stessa cosa per “A Panda piace l’avventura”, è iniziato come volumetti che poi sono andati a comporre “Ansia è la mia migliore amica”.
Il discorso è questo, “Il Suono del Mondo a Memoria” è nato dalla frustrazione, io ero appena tornato da New York, una città interessante che ti da così tanti input che per me era davvero difficile non omaggiarla in qualche modo. Questo libro nasce per omaggiarla e poter esternare tutto quello che la città mi ha lasciato, cosa in cui molte persone che hanno vissuto per più di un mese a New York possono ritrovarsi.

13497520_10154320328483724_8469329491951353352_oIn questa Graphic Novel hai anche aggiunto il Colore, com’è stato passare dal Bianco e Nero al colore? E quale approccio e metodo hai usato per colorare “Il Suono del Mondo a Memoria”?

E’ stato un approccio traumatico, ogni sera andavo a letto con la consapevolezza che non sarei mai riuscito a tornare sulle tavole che avevo fatto la giornata prima. E’ stato veramente tosto, ma a quanto pare sono stato abbastanza soddisfatto del risultato, alla gente piace e sono riuscito a ricreare le atmosfere come le ho percepite io. Per cui sono contento del risultato nonostante sia stato difficile, ho dato indietro quello che mi aveva lasciato, non ci sono licenze poetiche in questo libro, anzi se ci sono sono flebili, quasi non si notano. E’ stata la prova più difficile della mia vita.

Hai usato reference fotografiche per ricreare fedelmente la città di New York?

Ho usato tutte reference in bianco e nero e quindi la parte più difficile è stato lo sforzo mnemonico che ho fatto per riuscire a ricordarmi i colori della città in quel luogo specifico, a quella determinata ora, in quel momento dell’anno. E’ stata una scelta, un esercizio che ho voluto fare, per riuscire ad imparare a colorare, una sorta di terapia d’urto, o imparavo così a colorare o non ce l’avrei mai fatta. Visto che me lo chiedono in tanti, per quanto riguarda la tecnica che ho utilizzato per colorare le tavole ho fatto tutto in digitale,usando solamente il pennello rotondo standard di Photoshop, insomma niente pennelli speciali creati ad hoc per l’occasione.

Quanto c’è di Giacomo in Sam, protagonista di “Il Suono del Mondo a Memoria”?

In Sam c’è la mia visione della città, quello che io penso e quello che Sam scrive nell’articolo per il suo giornale. Per il resto non c’è molto di me in Sam, lui è uno figo e io sono un mezzo sfigato. Sam è uno che sa fare foto e io le faccio da schifo. Questa storia non è autobiografica, l’unica cosa autobiografica è la mia visione della città e la mia visione della casualità, cioè del fatto che certe volte tu puoi incaponirti quanto vuoi su un problema, ma l’unico modo in cui riesci a risolverlo è solo non pensandoci, l’unico modo per superare quel blocco, è andare avanti e vedrai che ne uscirai, è questa la mia visione.

Una domanda che si fanno in molti, ma ora Panda che fine fa? Tornerà con nuove storie?

Si. Adesso sto preparando delle cose di cui non posso dire nulla, progetti che esulano da Panda, come è anche naturale. Sento il bisogno di prendermi una pausa da lui. Panda continua ad essere sulla pagina facebook e sul sito dedicato. Per il futuro è sempre lui che decide quando tornare e come tornare.

foto-12-11-16-17-54-03Cosa ti aspetta dopo “Il Suono del Mondo a Memoria”?

Adesso c’è una graphic novel, Lavender, che uscirà l’anno prossimo in edicola per Sergio Bonelli Editore, è special della collana le Storie, sarò lo special del 2017. Sarà un horror psicologico di 130 pagine, un qualcosa di molto particolare che non c’entra assolutamente nulla con Panda, con Il Suono del Mondo a Memoria o con Metamorphosis. Una delle cose che mi piace fare di più in assoluto è variare sempre con i miei fumetti, creare opere che non c’entrano nulla tra di loro, quando inizierò a fare dei fumetti molto simili tra loro mi renderò conto di essermi fossilizzato, e quindi…mi ucciderò!
No, beh scherzo ovviamente, il fatto di fare sempre qualcosa di diverso per me è divertente e essenziale, questo lavoro per me è soprattuto divertimento e fino a quando provo qualcosa di nuovo e decido di affrontare qualcosa che non ho mai affrontato prima, vuol dire che mi diverto, vuol dire che sperimento e che il mio cervello si muove.

Concludiamo con una domanda che a me piace sempre fare agli autori, che cosa significa per te essere un fumettista?

Si, io penso questa cosa e l’ho anche scritto in “A Panda Piace…fare i fumetti degli altri (e viceversa)”, il fatto è questo è che io come autore di fumetti ho qualcosa da dire, ho delle emozioni che voglio esprimere, queste possono essere rappresentate più o meno bene. Io credo che le cose che io ho da dire non valgano meno di quelle che altri hanno da dire e decidono di usare un libro o un film o una canzone per esprimerle. Dietro la creazione di un prodotto, un media in generale, c’è una persona e le persone sono tutte uguali, hanno le stesse emozioni. Io ho scelto il fumetto perché è il media a me più congeniale, quello che mi permette di esprimermi meglio. Le persone che considerano il fumetto qualcosa di minore rispetto alle altre, secondo me sbagliano, pensano che ci sia meno fatica, ma in realtà non è così. Io continuerò a fare fumetto e continuerò sempre a metterci lo stesso tipo di impegno ed emozioni perché questa è la strada che ho scelto di percorrere e spero che altre persone decidano di avvicinarsi al mondo del fumetto capendo che è un media che vale tanto quanto gli altri, questa è la mia speranza.

Grazie mille dell’intervista e buona fortuna per il futuro.

Di nulla, grazie mille a te per le domande ed un saluto ai lettori di RedCapes.it.

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