December 10, 2018
  • facebook
  • twitter
  • telegram
  • youtube
  • instagram
  • paypal
  • Homepage
  • >
  • Special
  • >
  • [Esclusiva] Intervista a NO CURVES – L’artista omaggia i Guardiani della Galassia a Milano

[Esclusiva] Intervista a NO CURVES – L’artista omaggia i Guardiani della Galassia a Milano

  • di Nicola Di Lollo
  • 6 Apr 2017
  • Comments Off

Dal 4 al 9 aprile, presso il piano terra del Nhow Hotel di via Tortona 35 a Milano, il pubblico del Fuori Salone della Milano Design Week potrà immergersi nell’atmosfera del film Guardiani della Galassia Vol. 2, grazie alla sorprendente installazione realizzata dal celebre tape-artist NO CURVES  dal titolo The Hero’s Hideout.

Cos’è la tape-art?  E’ l’arte di disegnare utilizzando il nastro adesivo; un prodotto principalmente utilizzato come materiale da lavoro diventa così, uno straordinario elemento artistico e uno strumento per esplorare una nuova frontiera dell’arte contemporanea. No Curves è lo pseudonimo di uno dei più famosi tape-artist, realizza così installazioni fatte di linee e angoli è quindi innegabile il riferimento alla tradizione geometrica del movimento futurista e alla grafica dell’arte digitale.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare l’artista che ci ha parlato un po’ di lui e della sua installazione.


Chi è NoCurves? Raccontati ai nostri lettori.

Sono uno che Lavora principalmente con il nastro adesivo. Ho ideato una sorta di mio stile, che non è collegato solo alla strumento (nastro adesivo), ma rifà anche un asset artistico-grafico, per cui lavoro prevalentemente a 45 gradi, molto geometria e niente curve.

Da dove parte l’idea del tuo stile?

Nel mio background, sono cresciuto con il mondo della fantascienza degli anni 70 in poi, come Star Trek e Blade Runner; diciamo che sono cresciuto in tutto questo mondo, insieme a quello dell’arte urbana e i videogiochi. Più che arte contemporanea, la mia è quasi una forma di Pop Art. Diciamo che per me questo modo di sviluppare il concept è più etico dell’arte contemporanea.

Quanto ci metti a fare un opera?

Per realizzare queste installazioni complete, ci vuole molto tempo, soprattutto la preparazione e la produzione, ma tutto parte da una moodboard principale. Realizzando questa moodboard riesci a rimanere concentrato sull’opera. Per me è molto più facile creare e pensare a un opera , che realizzare un installazione, perché è un lavoro molto più progettuale. Un po’ come nel mondo del cinema: è un mondo complesso.

Com’è stato lavorare per alla copertina dell’album degli Skunk Anansie?

Era uno dei primi gruppi che seguivo quando andavo all’università. Ti sto parlando di più di 20 anni fa.[ride]

Spesso utilizzi delle superfici trasparenti interessanti. Raccontaci un po’ di questa tecnica.

Innanzitutto è nata l’esigenza di crearsi una sorta di architettura visiva. Quello che tu vedi è un immagine fatta con il nastro adesivo, ma il fatto che sia su una superficie trasparente, crea quasi una doppia finestra e qualche volta la visione diventa una sorta di immagine in bianco e nero, che tu non vedi, ma la percepisci, e così la stessa ombra fa da architettura al disegno.

Descrivici un po’ l’installazione che hai creato per il FuoriSalone.

Questa installazione, a tema Guardiani della Galassia, ha come protagonista Star Lord e nel farla ho seguito l’idea che l’eroe ha sempre una base o un nascondiglio. Così per il Fuori Salone si è pensato di fare una cosa più “light”, per essere in tema con il design che va di moda negli ultimi anni, minimal, quindi ho usato una luce minimale, impatti molto precisi. Questo era un po’ il concetto e mettere insieme una composizione di elementi che rievocano quello che si vedeva anche nel film; ci sono le action figures di Star Lord e Yondu sotto vetro come le teche del Collezionista e la cassetta come un oggetto di design e di marketing. Anche se non è in linea con il carattere del personaggio, perché è un tipo disordinato, questa installazione minimal e precisa è stato il modo migliore per portare i Guardiani della Galassia alla Design Week di Milano. Mi sono anche inventato degli elementi che reagisco alla luce ultravioletta che può sembrare qualunque cosa: dalla bevanda energetica alla bomba di Groot. A proposito di Groot, ho realizzato una composizione con Baby Groot, la mascotte del secondo capitolo, ricreando una sorta di piccolo nido dove lui di siede e non si fa notare dagli altri.

Puoi dirci qualcosa sui tuoi progetti futuri, collaborazioni o mostre?

L’idea è rimanere collegato al genere della fantascienza e espandere il discorso di installazioni e sculture, avendo un occhio particole indirizzato verso il futuro, lavorare su superfici tagliate ad angolo, lavorare sul linguaggio pubblicitario immaginandolo nel futuro e sulla robotica. Su questa linea stiamo progettando diverse mostre.

Di seguito vi lasciamo una photogallery dell’installazione.

Previous «
Next »