December 16, 2018
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[der Zweifel] Giancarlo de Cataldo – Il maestro del noir Italiano si racconta

Giancarlo de Cataldo può tranquillamente essere considerato il maestro del noir italiano. Dai suoi romanzi sono stati tratti film e serie tv, che non solo hanno appassionato milioni di persone ma sono entrati di diritto nella cultura pop.

Da magistrato, esordisce come scrittore con il romanzo Nero come il cuore nel 1989, in cui racconta il fenomeno dell’immigrazione a Roma, quando questa non era ancora percepita dalla popolazione come un problema.

Il grande successo arriva con Romanzo Criminale, nel 2002, da cui sarà tratto prima un film, diretto da Michele Placido e poi una serie tv, diretta in questo caso da Stefano Sollima. Gli stessi due registi trasporranno in seguito, in maniera però opposta alla volta precedente, sullo schermo Suburra, libro del 2013 scritto in collaborazione con Carlo Bonini.

Romanzo Criminale

Ma de Cataldo non è solo queste due opere. Lo ricorda anche lui, durante l’intervento al Ravenna Nightmare Film Festival, il 2 novembre 2018. Il ragazzo tarantino cresciuto a Tex Willer  e cineclub ha scritto anche per il teatro e per il fumetto, curando anche le sceneggiature dei film e delle serie tratte dalle sue opere letterarie.

Questo perché è fondamentalmente curioso, come lui stesso si definisce nell’intervista che ci ha concesso: “Sono fondamentalmente curioso. Ho grande curiosità di sperimentare varie forme di scrittura. Intanto mi avvicino, con quelle che non mi appartengono fino in fondo come il fumetto, con grande rispetto, in questo caso nei confronti della matita.”

Leggi l’intervista completa a Giancarlo de Cataldo [qui]. 

De Cataldo vede un futuro, ma soprattutto constata un presente, in cui la serie è divenuta il medium narrativo migliore per adattare in immagine un romanzo, del quale può conservare le molte sfumature che in un film per necessità temporali devono essere sacrificate.

“Il linguaggio evolve sempre più, e questo è un passaggio difficile secondo me ma ne sono abbastanza convinto” continua. “Da un lato tu hai la serie più simile ad un grande romanzo che a un film e dal’altro lato alcuni espedienti narrativi alcuni fast forward,  alcuni inserti di blocchi di memoria del passato, il fatto che il flash back venga largamente usato ma non si chiami più flash-back perché non viene quasi mai introdotto, ma entra prepotentemente nell’azione da una scena all’altra, il fatto che siano mescolati i piani temporali. Tutto questo che apparentemente è un insieme di soluzioni innovative lo è rispetto alla televisione. Non lo è rispetto alla storia del cinema.”

In fondo si scrive per raccontare una storia, senza limiti morali o paletti etici. L’importante è arrivare al pubblico e trasmettergli un messaggio, che sia pure solamente estetico.

Leggi l’intervista completa a Giancarlo de Cataldo [qui].

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