December 10, 2018
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I Migliori 25 Film del 2017

  • di Marcello Martinotti
  • 31 Dic 2017
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Siamo giunti agli sgoccioli di questo 2017, il 2018 è ormai alle porte ed è tempo di classifiche, noi di Redcapes.it abbiamo quindi stilato una lista delle 25 pellicole che nell’anno appena trascorso ci hanno sorpreso e ci hanno saputo conquistare maggiormente. 

Non citeremo dunque pellicole che magari abbiamo recensito anche positivamente, come Atomica Bionda, ITCocoKingsman: The Golden Circle e molti altri ancora, ma che non hanno avuto quel guizzo in più che alcune di queste 25 pellicole che seguiranno hanno avuto.

Bando alle ciance e iniziamo!


Elle 

“Elle” l’ultimo film di Paul Verhoeven è un thriller drammatico che sembra quasi subito rimandare a quel successo così scandaloso che fu nel ’92 “Basic Instinct”. A distanza di anni, dopo essersi cimentato in vari generi cinematografici, come il fantasy o il fantascientifico o la commedia sentimentale, il regista olandese torna con un nuovo progetto; ritornando, in parte, alle origini della vocazione registica. Michèle, una parigina instancabile, tutta d’un pezzo, direttrice di una compagnia di videogiochi, torna indietro e scava nel suo passato tormentato e drammatico quando, un giorno, subisce una violenza fisica e carnale nel suo appartamento da uno sconosciuto incappucciato. Sebbene sembri impaurita, la donna non aspetta altro d’incontrare nuovamente il misterioso assalitore per risvegliare in lei i ricordi traumatici del padre e trovare una vera risposta a quel suo strano comportamento. Michèl infatti, viene quasi attratta dall’individuo, che solo dopo scoprirà essere il vicino di casa.

La solida ed energica Isabelle Huppert è la protagonista di un film che, inutile a dirsi, è un “Verhoeven” allo stato puro. Il regista infatti scava nella mente della protagonista e dei vari personaggi mettendo a nudo l’intricata psicologia umana, fatta di ricordi sommessi e segreti, di fobie e passioni sessuali inconfessate e a volte difficili da controllare. Dopo anni di assenza dal set, Verhoeven non perde la grinta e torna a far discutere, a scandalizzare e soprattutto meditare.

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla recensione degli amici del der Zweifel: Elle, il nuovo film di Paul Verhoeven


Dunkirk

Dunkirk

Se facessimo un concentrato di tutti gli elementi, gli stili, i modi di raccontare e di fare regia che esistono in ambito cinematografico dalla sua nascita ad oggi (includendo dunque anche il cinema più squisitamente sperimentale degli anni 20) probabilmente verrebbe fuori qualcosa di molto simile a Dunkirk. Dunkirk è un grande esercizio di stile di Christopher Nolan, che finalmente più libero da grandi produzioni ingombranti da prova di tutto il suo elevatissimo talento dietro la macchina da presa. Nolan porta su schermo una storia nuda e cruda sulla Battaglia di Dunkirk durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel film ciò che vediamo su schermo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Niente dialoghi sul passato dei personaggi, niente flashback, niente spiegoni, niente introduzione. Conta solo ciò che lo spettatore sta vedendo e conta solo il presente che i personaggi stanno vivendo. Straordinaria la messa in scena e la fotografia, bravissimi gli attori e di alto livello gli effetti speciali. Un film maestoso e potente, presuntuoso ma comunque emozionante. Da antologia del cinema.

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla nostra recensione: [Recensione] Dunkirk – Il nuovo film di Christopher Nolan


Personal shopper

Personal Shopper è l’ultima pellicola del famoso regista francese Olivier Assayas e con protagonista una straordinaria Kirsten Stewart. Con questa pellicola, vincitore come migliore regia a Cannes, Assayas ci regala un film misterioso, opaco, modernamente gotico, che si divide in un flusso costantemente alternato tra la ghost-story, il cinema d’autore e il thriller. Maureen ha da poco perso il fratello Lewis per una disfunzione cardiaca congenita, da cui anche lei è affetta. Maureen è una medium e come tale cerca un contatto con l’aldilà per poter salutare definitivamente il fratello e riappacificarsi con la sua perdita. Maureen è anche una personal shopper, ovvero ha l’incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra. Finalmente Maureen sembra entrare in contatto con una presenza spettrale, ma non è sicura che si tratti di Lewis. Personal Shopper son si accontenta di concentrare l’approfondimento su un solo tema ma deve necessariamente tracciare più connessioni possibili tra questo e altri temi, portando la speculazione filosofica ad un livello completamente diverso da quello che si poteva pensare all’inizo. Il film è una profonda investigazione sulle origini della paura, sul bisogno di credere nell’aldilà, e che porta questi argomenti su un altro piano. “Personal Shopper” non è un’opera facile né immediata che esige analisi e probabilmente una revisione. Assayas ha evidentemente lavorato per aggregazione di elementi al fine di costruire un’opera che gli appariva inizialmente troppo eterea, forse eccedendo nella rielaborazione cerebrale dei vari materiali. Una delle pellicole più sorprendenti degli ultimi anni che da una spinta alla fama il regista francese, confermandosi tra i più talentuosi del momento.


Detroit

Kathryn Bigelow decide di sporcarsi le mani per raccontare con una forza sorprendente un particolare evento di cronaca che ancora non ha trovato giustizia nel suo ultimo film, Detroit. Il film narra con cruda veemenza dei fatti accaduti realmente nel 1967, in piena epoca di battaglie per i diritti civili da parte degli afroamericani. Nel ghetto nero di Detroit ebbe luogo una rivolta scatenata da una retata della polizia in un bar dove si vendevano alcolici senza permesso. Il governatore del Michigan inviò la Guardia Nazionale a sedare la rivolta, e il presidente Lyndon Johnson gli fece dare man forte dall’esercito. L’episodio paradigmatico di quel tumulto fu il sequestro di un gruppetto di giovani uomini neri e di due ragazze bianche all’interno del Motel Algiers: un episodio di brutalità da parte della polizia, con il fiancheggiamento di alcuni militari, che è una ferita nella coscienza dell’America. Negli Stati Uniti il massacro del Motel Algiers è molto noto, lo è invece molto meno nel resto del mondo. Camera a mano, realizzazione sporca e grezza, la Bigelow porta lo spettatore dentro gli eventi successi all’interno del Motel Algiers. Un motel fatto di pareti sporche di sangue e puntellate di colpi che la polizia spara per gusto e intimidazione. La Bigelow trasforma ogni corpo attoriale ferito, piegato e martoriato in cinema. La resa cinematografica passa attraverso le percosse, il sangue tra i denti e l’abuso di potere. In questa forma e messa in scena, Detroit è un film necessariamente violento e doloroso, con relativi pesi e misure sul valore della vita umana, ma è proprio questa ambiguità che regala un’opera raffinatissima e dal forte impatto sia emozionale che intellettuale. Una storia cruda, violenta e reale che travolge lo spettatore come un pugno in faccia, la Bigelow con coraggio racconta una pagina nera della storia Americana e ne denuncia un razzismo radicato nella sua tradizione.


Raw

Raw è un film francese, diretto da Julia Ducournau, distribuito in Italia solamente in home video. Justine è una timida adolescente francese che si è appena iscritta all’università in Belgio per diventare veterinaria. Da sempre vegetariana, a scuola fatica a farsi accettare e spesso è, come tutte le altre matricole, vittima di atti di nonnismo, in particolar modo da sua sorella maggiore Alexia, che frequenta l’università pure lei. Un giorno è costretta a mangiare per la prima volta la carne, come rito di iniziazione. Dopo aver assaggiato quel boccone, la sua vita cambia inesorabilmente, è afflitta da voglie incontrollabili e attacchi di rabbia, che la condurranno al cannibalismo. Sorprendentemente, perlomeno considerando le premesse, Grave è un film elegante e riflessivo, meditato e parlato, che tutto fa fuorché puntare dritto al gore o a rivoltare le budella dello spettatore. La regista francese riesce a creare un bel mix con metodo e attenzione ai particolari, sfornando uno degli horror più belli dell’anno. Un film colto anziché rude, bastato sull’atmosfera che sullo splatter, con forti contenuti. Raw è un progetto meraviglioso, che mostra come poter creare un horror senza sfornare le banalità classiche che dilagano nelle pellicole del genere. Senza alcuna pretesa di filosofia veg e di teorizzare il cannibalismo, Grave ci instilla la primordiale paura di cambiare e di diventare qualcosa che non vogliamo o non possiamo accettare ed essere. Julia Ducournau insegna e mostra al mondo come fare un horror intelligente ed elegante. Un film assolutamente da recuperare.

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