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capitan artiglio

Intervista a Capitan Artiglio: “Vorrei continuare ad espandere l’universo che ho creato con questa storia” | Esclusiva Cartoomics 2019

  • di Nicolò Beretta
  • 2 Aprile 2019
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Durante la scorsa edizione di Cartoomics, Bao Publishing ha presentato in anteprima Kids With Guns 2 – Tribe (leggi qui la nostra recensione di Kids With Guns 2 – Tribe), il secondo capitolo della saga creata dall’autore torinese Capitan Artiglio. Ad un anno esatto dalla prima intervista, abbiamo incontrato nuovamente il giovane fumettista, sempre molto aperto, disponibile, sincero, sopratutto nei confronti dei suoi lettori.


Ciao Julien! Bentornato su RedCapes! Come stai?

Ciao RedCapes! Tutto bene, grazie

Come sta andando questo Cartoomics?

Bene, venerdì c’era più gente, oggi è più tranquillo direi.

Come sta andando il fumetto?

Per ora, mi pare molto bene! Speriamo che continui così.

Facevo caso al fatto che, esattamente un anno fa, proprio a Cartoomics, ci siamo incontrati per la prima volta per parlare dell’esordio di Kids With Guns!

È vero!

kids with gunsRaccontaci cos’è successo quest’anno.

Dicono che il secondo libro è sempre quello più impegnativo per un autore, infatti non è stato facile lavorarci, ma ho cercato di dare il massimo. Il primo è andato bene, e di questo sono molto soddisfatto. Dovevo mantenere queste aspettative, dando però anche qualcosa in più, il che non è scontato: una volta che hai presentato i personaggi, devi approfondirli, riprendendo certe dinamiche. In più, non è detto che il lettore abbia già letto il primo capitolo, ed è passato un po’ di tempo, quindi devi far quadrare il tutto. Ne sono uscito abbastanza provato, quindi spero proprio che vada bene.

Prima di entrare nel merito, ci tenevo anche a farti i miei complimenti per l’acquisizione dei diritti di Kids With Guns da parte del mercato francese! Hai già avuto qualche parere? Hai in programma qualche presenza oltralpe?

Grazie mille! È già uscito da un po’, ma i pareri sono positivi. Ovviamente, non ho lo stesso pubblico che ho qui, Casterman è una grossa realtà, ma ne sono davvero felice. Se mi invitassero, sarei contento di andare a fare un giro da quelle parti.

Arriviamo finalmente a parlare di Tribe. Facendo il punto della situazione, cosa aspetta il lettore in questo secondo volume?

Il precedente si era chiuso lasciando delle trame in sospeso, nominando alcuni personaggi, senza però presentarli effettivamente. Anche questa “famiglia”, che poi è il nucleo della trilogia, è rimasta in qualche modo in sospeso. In questo secondo volume, ciascuno dei personaggi si crea la propria idea di famiglia: il padre ha costituto il Mucchio Selvaggio, mentre la bambina senza nome ha una sua gang.

Rispetto a quando hai concepito l’idea di Tribe a quando hai concluso la storia, pronta per la pubblicazione, quanto tempo è trascorso e quali cambiamenti hai apportato?

In corso d’opera, devo dire che ho cambiato poche cose a livello di sceneggiatura. Ci sono molte più informazioni, ci sono molti più dialoghi, e di conseguenza è un po’ più complicato da trattare. Avendomi preso più tempo rispetto al precedente, ho voluto fare in modo che tutto tornasse, e spero di esserci riuscito. Qualche personaggio nuovo è stato introdotto in maniera differente a come avevo pensato all’inizio: ad esempio, il gruppo che si crea intorno alla bambina lo avevo immaginato molto più distaccato, freddo, ma non avrebbe funzionato nella stessa maniera, e quindi ho preferito cambiare approccio.

Leggendolo, ho notato come l’umorismo è venuto leggermente a calare, mentre sono aumentati ancora di più i clichè tipici dei manga shonen.

L’elemento shonen è sempre presente. Per quanto riguarda la comicità, probabilmente approfondendo ancora di più i personaggi, sono diventati un po’ più introspettivi, diciamo anche più emo (ride, ndr). Ho voluto espandere ancora di più il mondo per dare elementi nuovi al lettore, per non annoiarlo, e quindi ho creato nuove città, personaggi più bizzarri, situazioni particolari, e questo anche dal punto di vista grafico. Il tutto, proprio per non andare sul già fatto.

kids with gunsHai parlato prima di famiglia; pensando anche al sottotitolo “Tribe”, tribù, stiamo quindi parlando personaggi che stanno cercando un proprio posto nel mondo, tentando di farsi accettare. Possiamo quindi dire che è questo il fulcro della tua serie, e se già potevamo intravedere alcuni di questi aspetti nel primo capitolo, ora li hai proprio esasperati. Come mai è un tema a te così caro?

Mi piace molto lavorare su racconti di formazione, dando ai miei personaggi una ricerca di una situazione di comfort, come una famiglia, degli amici. Guardo molto io stesso ai nuclei che ho intorno a me e di cui faccio parte, la mia famiglia, i miei cari. Quando ho iniziato Kids With Guns, era proprio nei miei piani ampliare questo tipo di ricerca, anche il libro porta la dedica “alla mia famiglia”.

Altro tema che sembra ti piaccia davvero molto inserire nei tuoi fumetti è la musica: trovarmi nelle primissime pagine il personaggio del Reverendo, palese citazione a Doyle dei Misfits è stato bellissimo! Tralasciando poi quella in bella vista proprio nel titolo, oltre alla tua nuova collaborazione con Murubutu: fate coppia fissa ormai.

È vero! Adoro lavorare con lui.

Se dovessi fare una playlist di 3 o 4 brani come colonna sonora per Tribe, quali sarebbero?

L’avevo già fatta per il primo volume. Se dovessi scegliere qualche pezzo nuovo, direi Joe Hisaishi – Act of Violence,  Yung Lean – Miami Ultras, Jaden Smith – Watch Me (Remix), Travis Scott – Sickmode e infine Power Glove – Rex´s Escape.

Una novità di questo secondo volume è il fatto che non hai lavorato da solo.

Esatto. Ho coinvolto i miei amici AlbHey Longo e Giorgio Abou Mrad per darmi una mano rispettivamente con i colori e per alcune rifiniture, ad esempio quelle per i vestiti. Ovviamente sono stati pagati (ride, ndr)! Il loro aiuto è stato determinante: avevo già pronto lo storyboard, ma il lavoro di rifinitura dei disegni, l’inchiostrazione e la colorazione mi hanno impegnato per quattro mesi.

kids with guns

Parlando proprio di disegno, in questo secondo capitolo ti sei sbizzarrito, hai sfruttato delle trovate grafiche davvero molto interessanti: le pagine in cui la bambina senza nome e la sua gang si scontrano contro altri gruppi sembra una scomposizione di una scatola!

A dirti la verità, non ero molto sicuro di questa cosa, però, parlandone con gli editor, hanno approvato l’idea e, per quelle dieci pagine, mi sono proprio lasciato andare.

E per quanto riguarda il fumetto digitale? L’anno scorso parlammo di Sappy, il tuo webcomic su Wilder.

Devo finire ancora la prima stagione di Sappy, credo uscirà in primavera, sempre su Wilder, ma dobbiamo ancora parlarne. Ho in mente anche altri progetti per il futuro.

Ecco, a proposito di futuro, cosa c’è nel futuro di Kids with Guns?

Mi piacerebbe pensare ad uno spin off, una storia ambientata nello stesso universo narrativo, ma devo ancora rifletterci.

E parlando del tuo futuro?

Mi piacerebbe davvero molto, come dicevo, continuare ad espandere l’universo che ho creato con questa mia storia. Ho altre storie in cantiere ma non posso ancora anticipare nulla.

Pensi che ti mancherà una volta conclusa la serie?

Ho un po’ di paura che, una volta chiuso Kids With Guns, non saprò più cosa fare (ride, ndr), in realtà non credo che succederà.

Grazie mille per il tuo tempo Julien, ti facciamo i nostri migliori auguri per questo secondo volume!

Grazie RedCapes!

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