March 25, 2019
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Intervista a Carmine Di Giandomenico

Intervista a Carmine Di Giandomenico “Non abbiate paura di ricevere un No, volere è potere!” | Speciale Lucca 2018

Durante la scorsa edizione del Lucca Comics And Games abbiamo avuto il piacere di intervistare una vecchia conoscenza del nostro sito, Carmine Di Giandomenico, in occasione della pubblicazione dell’omnibus di Oudeis, opera interamente realizzata da Carmine, edita da Saldapress. Inoltre Carmine ci ha parlato dei suoi progetti futuri, tra Italia e America.


Ciao Carmine e bentornato su Redcapes.it, grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Passo subito a chiederti qualcosa riguardo ad Oudeis, il volume omnibus che Saldapress ha pubblicato in questi giorni e che sei qui per promuovere, che però non è un progetto nuovo ma anzi è la conclusione di un’idea con cui ai esordito, sempre con Saldapress nel 2004 e che hai portato a conclusione solo di recente. Ti va di parlarci un po’ quest’opera?

“Certo, il progetto iniziale, cioè quello che avevo in mente io, doveva essere un percorso di 10 libri in cui ogni libro doveva rappresentare un anno di distanza da Itaca, dopo la guerra di Troia. Nei primi due libri era una introspezione su un personaggio senza memoria, in cui il protagonista avrebbe rivissuto l’odissea in chiave intimista-cyberpunk, con tutti i rimandi o accenni a quella che era l’odissea che questi aveva vissuto (questo personaggio è difatti perseguitato dalla divinità di Poseidone). La vera impresa però, quello che può essere considerato il vero viaggio, è all’interno della sua mente perché il protagonista deve recuperare i codici per sbloccare sua memoria. Nella mia storia è infatti Poseidone che lo ha confinato in un loop privo di memoria, senza identità e senza una meta. C’è quindi un percorso, nei primi due volumi, una realtà tangibile, diciamo anche futuribile e non ben specificata, dove il personaggio si muove ed è accompagnato dai personaggi di Dan e di thriller (Dan il ragazzino e Thriller il cane). Mentre nella parte suggestiva e quindi interna al suo inconscio, il nostro Ulisse è accompagnato da un clown di nome Ego. Questa divisione è stata una scelta narrativa, in quanto nella parte tangibile, reale, vi è l’elemento concreto di questi tentacoli che sembrano perseguitare il protagonista ed appartengono appunto alla divinità di Poseidone, che fisicamente gli sta dando la caccia e lo frena, che si diverte appunto a giocare con questo giocattolo rotto, che è Ulisse senza memoria. Invece nel subconscio, in cui è accompagnato dal Clown, quello è nient’altro che un rifacimento, o se vogliamo una similitudine con il travestimento che Ulisse adotta quando ritorna ad Itaca e si traveste da mendicante. In questo caso ho voluto usare il clown perché Oudeis, oltre che seguire le vicende dell’odissea classica è anche un rimando al Re Liar di Shakespare e allo stesso tempo all’Ulisse di Joyce, perché l’intero progetto è strutturato come un flusso di coscienza, con le didascalie che esplicano i pensieri che in quel momento affollano la mente del protagonista.”

A proposito di questa struttura che hai più volte citato, mi chiedevo cosa fosse cambiato rispetto al progetto iniziale che avevi originariamente concepito?

“Tendenzialmente nulla, perché nei primi due volumi vengono sostanzialmente riprese quelle che sono le vicende dell’odissea classica in cui non c’è fisicamente la possibilità per Ulisse di tornare ad Itaca. Mentre nel terzo capitolo, che poi è quello incluso in questo omnibus di Saldapress, si racconta del suo ritorno ad Itaca che a questo punto non è più una ricerca o un suo desiderio ma è un avvenimento tangibile. Nel mio progetto iniziale era previsto che dal 3° volume le matite fossero affidate ad altri autori, fino al 9° ed ogni libro doveva essere illustrato e interpretato da un illustratore diverso. In questo senso io avrei dato una sceneggiatura ed un story-board del libro mentre il disegnatore sarebbe stato chiamato a dare la propria chiave di lettura. Per dire, io non avrei nemmeno posto la condizione di rappresentare Ulisse così come l’ho fatto io: alto, magro, con i capelli lunghi e la barba. Chi se ne sarebbe occupato avrebbe avuto la libertà di farlo basso, grasso e pelato, proprio perché mi piaceva l’idea di introdurre questo rimando a Oudeisis, che in greco significa nessuno, e quindi volevo che il protagonista non fosse un’icona con un’unica interpretazione possibile. Il progetto era molto complesso a livello comunicativo sotto questo punto di vista”

Ti sei cimentato nella reinterpretazione di quello che può essere definito un archetipo di eroe e lo hai fatto in modo molto ambizioso e soprattutto senza lesinare sui riferimenti classici e a varie forme di comunicazione. Leggevo in una vecchia intervista che lo hai fatto anche per cercare di forzare il lettore ad una fruizione più attiva del fumetto, e quindi ricreare un’esperienza che stimolasse la curiosità e la voglia di andare a documentarsi per comprendere tutti i rimandi e citazioni. A progetto -possiamo ormai dirlo – concluso, pensi che questo approccio paghi al giorno d’oggi e che quindi sia un qualcosa da perseguire quando si cerca di raccontare una storia?

“Guarda, questo non penso di poterlo dire, per il semplice fatto che facendo un lavoro che mi costringe a casa la maggior parte del tempo e ad avere pochi contatti sociali non te lo so dire. Chi al tempo ha letto i primi due capitoli mi ha dato dei feedback molto positivi. Soprattutto al di là dei riferimenti “didattici”, passami il termine, quello che mi premeva maggiormente era veicolare una ricerca di una propria identità e questo molti lo hanno recepito pienamente, infatti già all’epoca molti mi contattavano perché curiosi di scoprire il seguito e la conclusione di questa ricerca. Poi con questa conclusione, il cerchio si chiude perché l’identità viene completamente definita, il personaggio acquisisce propria coscienza e in un certo senso cambia forma.Per vedere se questo approccio a pagato staremo a vedere la risposta dei lettori, se questa sarà la stessa rispetto anche a quest’ultimo capitolo e se il messaggio arriverà ai ragazzi.”

Per cui c’è qualche possibilità di vedere questi 7 capitoli realizzati in una nuova edizione futura o consideri il progetto concluso così com’è?

“Guarda il progetto così com’è, è concluso. Anche perché poi non sarebbe rispettoso per coloro che hanno acquistato l’omnibus. Ad ogni modo all’interno del volume c’è un proemio di Fabrizio Tavernelli , il quale aveva scritto un proemio anche per i primi due capitoli, e in questo proemio vengono comunque riassunti gli avvenimenti che coprono questo arco temporale che non è stato sviluppato in volumi, per cui penso sia tutto qui quello che volevo raccontare con Oudeis.”

L’ultimo capitolo di Oudeis è stato realizzato in delle circostanza particolari. Infatti, è stato realizzato durante il Guinness dei primati in cui ti sei cimentato. Record che tra l’altro hai largamente superato. Puoi dirci com’è nato questo progetto e perché proprio Oudeis è stato il fumetto con cui hai deciso di cimentarti per questa sfida?

“Questo progetto è scaturito dall’esigenza di finire Ulisse che diciamo mi era rimasto un po’ ‘in gola’ e non mi andava giù che fosse rimasto senza una conclusione. Lavorando poi negli ultimi anni con gli stati Uniti e venendo coinvolto in ritmi di produzione molto celeri ha fatto sì che la realizzazione di questo capitolo venisse posticipata. Quindi mi sono messo in sfida con questo Guinness, che è stato ampiamente superato e che prevedeva la realizzazione di 56 tavole 70×100 in 48 ore, ed io le ho terminate in 42. È stata poi un’avventura bella perché, al di là dell’idea di voler dimostrare quanto fossi veloce, cosa stupida tra l’altro perché un disegnatore è prima cosa di tutto un narratore e la sua bravura non può essere misurata nella velocità quanto nell’abilità di mettere in sequenza delle immagini che rendano chiara la storia. Se tu leggi una storia e il suo svolgimento è chiaro anche senza leggere i balloon, li allora possiamo dire di essere di fronte a bravo narratore, perché ovviamente bisogna distinguere fra narratore di fumetti ed illustratore. Quindi questa cosa l’ho fatta sia per finire il mio volume ma anche per dimostrare alle nuove generazioni. Insegnando io all’accademia del fumetto di Pescara, vedo molti ragazzi esordienti che vanno in giro in cerca di chi possa pubblicare i loro lavori ed ho avuto modo di constatare il timore e la paura che hanno nel proporre i propri progetti, di non poterli portare a termine. Cimentarmi in questa sfida è stato anche un modo per ribadire loro che ‘volere è potere’ quindi non avere paura di ricevere un ‘no’ o di astenervi perché avete paura di ricevere un rifiuto. Fatelo per voi stessi, perché chi decide di disegnare è principalmente perché decide di raccontarsi e raccontare. Questa componente e questa voglia di raccontare, i giovani non la devono perdere perché se si perde quello non fai più il disegnatore di fumetti.”

Quanto l’aver realizzato questo capitolo tramite queste modalità ha influito sulla realizzazione dell’ultimo capitolo, in termini stilistici ovviamente. Era lo stesso tipo di finale che avevi in mente quando hai concepito quest’opera?

“Io ho seguito semplicemente quello che volevo fare dal 2004 quando è uscito il primo libro. Ovviamente la tecnica è diversa perché in 48 ore non puoi permetterti di fare una inchiostrazione come quella presente nei primi due capitoli, perché non ne hai fisicamente il tempo. L’unica cosa su cui mi sento di voler rassicurare i lettori è che tutto il volume è un’opera interamente analogica e non ci sono stati interventi in digitale. Molti sono rimasti sorpresi, per esempio nell’ultimo capitolo, dagli effetti di rossiccio e azzurro. Beh, quello non è intervento di Photoshop ma è semplice varechina che ha mangiato il colore su una carta di avorio, ricacciando il colore della carta naturale e sbiancando il colore. Che poi l’effetto finale, con quelle tonalità di azzurro e rossiccio, dipendeva dalla quantità di acqua che stendevi o meno. Ovviamente il terzo volume è molto più fresco, più istintivo, anche perché è frutto di una evoluzione artistica di 10 anni e del fatto che, in 48 ore era l’unico approccio possibile.”

Ne parlavamo prima ed è l’ultima domanda. Stai attualmente lavorando a dei nuovi progetti o ai comunque qualcosa in cantiere per il prossimo futuro?

“Allora adesso ho terminato da poco, poco prima di Lucca, il Detective Comics #993, dove ho realizzato 3 numeri di questa serie. Adesso dovrei passare su un progetto, sempre per DC Comics, per cui dovrò realizzare 6 numeri e di cui non posso ancora parlarvi perché non è stato ancora ufficializzato dalla casa madre. In ogni caso ho ancora davanti 2 anni di esclusiva con loro per quanto riguarda il mercato americano. Invece per quanto riguarda il mercato italiano, stiamo per lanciare una graphic novel con Manfont Edizioni. Questa graphic novel parlerà della storia di un uomo, un italiano, che sarebbe il bisnonno di Francesco Colafella, quindi un uomo realmente esistito, un emigrante che ha fatto la spola tra gli Stati Uniti e l’Abruzzo, che è la mia terra e racconterà delle azioni di questo personaggio. Ovviamente non posso dirvi molto di più al momento, ma durante questa Lucca dovremmo annunciare il progetto e mostrare una piccola preview.”

D’accordo grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato Carmine e buona continuazione e buona Lucca.

“Grazie a te!”

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