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intervista gary frank

Intervista a Gary Frank | Speciale Lake Como Comic Art Festival

  • di Alberto Tollini
  • 31 Maggio 2019
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Durante lo scorso Lake Como Comic Art Festival abbiamo avuto il piacere di intervistare Gary Frank, disegnatore di origini britanniche attualmente al lavoro su Doomsday Clock. Dopo gli esordi  in Marvel, l’artista si trasferisce in pianta stabile in DC dove, sempre in coppia con Geoff Johns, firma titoli iconici come Superman: Secret Origins e i due capitoli di Batman: Terra Uno. Dopo il rilancio di Shazam sulle pagine di Justice League, il disegnatore britannico illustra DC Universe Rebith, numero che getta le basi per Doomsday Clock, miniserie ancora in fase di pubblicazione scritta sempre da Johns.


Ciao Gary, benvenuto su RedCapes. È un vero piacere avere la possibilità di intervistarti. 

Ciao RedCapes. Grazie a voi, mi fa piacere essere qui. 

Iniziamo subito parlando di Doomsday Clock. Da più di un anno e mezzo, tu e Geoff Johns state lavorando a questa ambiziosa serie che sta sconvolgendo la continuity dell’universo DC fino alle sue fondamenta. Quando e come è nato questo progetto?

Ad essere sincero, io non ero coinvolto nell’idea originale della serie. Una sera Geoff mi parlò di questa sua idea, descrivendo una scena che aveva come protagonista Rorschach. Come ho sentito quel nome, gli ho detto che non ero interessato, perché per me Watchmen è un’opera troppo importante. Geoff però ha continuato di tanto in tanto a parlarmi dell’idea mentre discutevamo sui nostri progetti futuri. Finché una sera, discutendo della situazione politica in America dopo l’elezione di Trump, Geoff è tornato a parlare dell’idea di Doomsday Clock e di come intendesse usare la serie per dire qualcosa di importante, convincendomi così a lavorare con lui alla serie. 

Interessante e inaspettato questo retroscena. Da quanto hai detto, mi pare di intuire che per te Watchmen sia un caposaldo della nona arte, quindi vorrei chiederti quale è stata la tua reazione nel saper di dover lavorare con i personaggi di Moore e Gibbons?

Paura. Inizialmente ero intimorito da questi personaggi perché per me sono importantissimi. Watchmen è il mio fumetto preferito e l’ultima delle mie intenzioni era disegnare una serie priva di logica che avesse per protagonisti questi iconici personaggi. Se da fan avessi trovato sullo un albo con i personaggi dì Watchmen, scritti e disegnati da altri autori e senza un’idea valida alla base, avrei ritenuto l’idea superflua e non necessaria. L’idea di Geoff però è arrivata con il giusto tempismo e funziona proprio perché c’è qualcosa di importante dire. Per questo motivo mi sono fatto coraggio e ho deciso di lavorare a Doomsday Clock. 

Rimandando in tema, Doomsday Clock sembra il naturale continuo di Watchmen, catturandone l’essenza senza però copiarla. Anche dal punto di vista grafico, in Doomsday Clock sei riuscito a conservare l’estetica delle tavole di Gibbons e, nel contempo, a mantenere inalterati gli elementi tuoi distintivi della tua arte. Oltre ad avere una profonda conoscenza dell’opera, come hai ottenuto questo incredibile risultato? Ti sei per caso confrontato con Dave ottenendo qualche consiglio?

Sì, all’inizio ho contattato Dave per chiedergli qualche consiglio. In particolar modo, mi premeva riuscire a capire Dott. Manhattan. Dopo l’uscita di Watchmen le versioni di Dott. Manhattan apparse nel film e in Before Watchmen per me non sono in linea con il personaggio di Moore e Gibbons e, proprio perché volevo riuscire nel presentare al pubblico lo stesso personaggio delle pagine di Watchmen, ho chiesto a Dave dei chiarimenti su alcuni aspetti. Il suo consiglio è stato di realizzare la mia migliore versione di Dott. Manhattan, non per forza la sua. Dato però che per me era molto importante dare al lettore il Dott. Manhattan dì Watchmen, ho studiato a fondo l’opera, vignetta per vignetta, e spero vivamente di essere riuscito in questo mio intento. 

Secondo il mio modesto parere, sei pienamente riuscito nel tuo intento. Pur essendo uscito a poi di 30 anni di distanza, Doomsday Clock è riuscito a racchiudere in se lo spirito del suo predecessore e aggiungendo nuovi elementi al suo mito.

Ti ringrazio molto, era proprio questo l’obbiettivo che Geoff ed io ci eravamo imposti. 

E parlando proprio di Geoff Johns, il vostro sodalizio ormai è acclarato da diverso tempo. Dagli esordi in Marvel su Avengers, siete poi passati in DC dove con Superman: Secret Origins, Batman: Terra Uno, Shazam e adesso Doomsday Clock avete ottenuto il consenso di critica e pubblico. Ci racconteresti  come è nata la collaborazione con Geoff e perché secondo te riuscite a lavorare così bene assieme? 

Inizialmente il nostro rapporto era ridotto al minimo, infatti in Marvel su Avengers il tutto si riduceva ad un semplice script inviato da Geoff che io poi disegnavo. In seguito lui è passato alla DC mentre io ero rimasto in Marvel ma abbiamo mantenuto lo stesso i rapporti, iniziando a discutere e scambiarci idee. Più volte Geoff ha provato a convincermi a seguirlo e alla fine ho ceduto quando mi ha proposto di lavorare su Superman., dove condividevamo le stesse idee e la stessa visione del personaggio. Ecco, credo sia proprio questo il motivo per cui collaboriamo bene assieme: oltre ad essere amici, condividiamo le stesse idee.

Ed infatti si riesce a percepire questa vostra sinergia dalle pagine dei vostri fumetti. A tal proposito, alcuni dei vostri lavori più famosi sono Batman: Terra Uno e Shazam, dove avete dovuto reinventare, o meglio svecchiare questi due personaggi pur mantenendo alcune loro caratteristiche distintive. Da artista, qual è l’aspetto più difficile quando hai un lavoro del genere?

In realtà quando abbiamo lavorato su personaggi classici come Batman, Superman o Shazam Geoff ed io abbiamo sempre cercato di rimanere fedeli all’idea originale del personaggio, anche dal punto di vista artistico. Entrambi riteniamo che ciò che rende grandi questi eroi risieda nella loro storia e che non serva stravolgerli radicalmente per ottenere una versione moderna o accattivante. In generale ritengo che i supereroi funzionino e riescano ancora ad affascinare generazioni di lettori perché sono delle idee positive, capaci di ispirare chi li legge ed è questo tipo di storie che mi piace leggere e illustrare.

Abbandonando per un attimo il mondo del fumetto per parlare del medium televisivo e cinematografico, alcuni degli elementi di Batman: Terra Uno e del tuo Shazam sono stati una notevole fonte di ispirazione rispettivamente per la serie tv Gotham e per il film Shazam!.  Ti lusinga che il tuo lavoro abbia ispirato altri creatori e come è vedere le proprie tavole prendere vita sullo schermo?

Personalmente sono molto contento che il mio lavoro possa aver influenzato altri creatori ed è molto bello e un po’ surreale quando vedo alcune delle mie tavole prendere vita sullo schermo (ride). Geoff era coinvolto in entrambi i progetti e mi aveva parlato della possibilità che degli elementi dei nostri lavori potessero essere inseriti in questi progetti. Per quanto riguarda Gotham sono poco informato ma per Shazam! sono davvero contento e soddisfatto del risultato finale, soprattutto per come hanno rappresentato i bambini e Darla in particolare.

Cambiando argomento, il tuo stile di disegno è famoso per la cura nel realismo delle figure e l’elevato livello di dettaglio che inserisci in ogni pagina; ti imponi di realizzare tavole così dettagliate oppure è semplicemente il tuo modo di disegnare?

Quando ero giovane e agli inizi ho pensato tanto al mio stile. Ho avuto una fase dove l’influenza di Javier Hernandez e Steve Rude mi ha spinto a disegnare ultrapulito. Ad un certo punto però ho realizzato che questa mia imposizione nel disegnare era diventata opprimente e non mi dava i risultati da me sperati. Allora ho smesso di concentrarmi nel disegnare seguendo una determinata linea guida e ho optato per disegnare liberamente, seguendo i miei ritmi e trovando così la mia voce Alcune persone mi domandano se, da buon inglese, disegnatori come Brian Bolland e Steve Dillon mi abbiano influenzato questa mia transizione: onestamente credo che sia stato influenzato dal loro lavoro in maniera subliminale, perché ti assicuro che non ho mai cercato di imitare coscientemente il loro lavoro.

Meglio così perché il risultato finale è impressionate. Per quanto mi riguarda, reputo Doomsday Clock il tuo migliore lavoro finora; specialmente il numero 9 dove c’è il confronto da Dott. Manhattan e gli eroi del DC Universe è semplicemente strepitoso.

Ti ringrazio molto. In realtà quella scena e il numero 12 sono gli elementi della storia di cui Geoff ed io abbiamo lavorato fin da subito.

Davvero? Avete iniziato direttamente dalla fine della miniserie?

Sì, avevamo chiari fin da subito questi due momenti, mentre il resto della storia, pur pianificata, nel corso del tempo ha subito qualche modifica rispetto all’idea originale. Adesso che finalmente il numero 10 è terminato, sono in attesa che Geoff completi gli script degli ultimi due. La sua intenzione è scrivere 11 e 12 come se fosse un unico numero diviso in due parti, un unico episodio diviso in due.

Davvero interessante come scelta, per caso questi numeri saranno anche più lunghi?

Dai piani di Geoff il numero 12 dovrebbe essere più lungo rispetto agli altri, sempre che non abbia cambiato idea. Spero non troppo lungo però (ride).

 Ultima domanda: hai già in mente cosa farai terminata Doomsday Clock?

Vorrei finire il terzo capitolo di Batman: Terra Uno. Abbiamo già completato un centinaio di pagine e ne rimangono ancora una cinquantina e spero di finirle il prima possibile.

 Gary grazie mille per il tempo che ci hai concesso! È stato un vero piacere intervistarti e spero che possa ricapitare in futuro. In bocca al lupo per la fine di Doomsday Clock!

Grazie mille a voi. A presto.

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Per gli amici Tollo, ha un debole per gli eroi in tutina Marvel e DC dal luglio del'92. Crescendo scopre Frank Miller e Grant Morrison che gli cambiano il modo di intendere il fumetto e da allora professa instancabilmente la loro parola. Districandosi tra una recensione e un'intervista, sperperà metà del suo stipendio per seeguire ogni singola serie di Rick Remender.
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