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intervista matteo de longis

Intervista a Matteo De Longis : “Ognuno può trovare quello che vuole nei manga” | Esclusiva

  • di Nicolò Beretta
  • 9 Marzo 2019
  • Comments Off

Da qualche mese, trovate in fumetteria il nuovo shonen Dr Stone, targato Shonen Jump e realizzato da Riichiro Inagaki e da Boichi. Al suo esordio nel nostro paese, Star Comics ha deciso di festeggiare facendo realizzare una cover variant dal disegnatore Matteo De Longis, promuovendola con un piccolo tour: abbiamo quindi incontrato Matteo in occasione della sua presenza alla fumetteria Akiba di Pavia.


Ciao Matteo, bentrovato! Come stai?

“Tutto bene!”

Questa è la seconda tappa del mini tour promozionale della variant che hai realizzato per il primo numero di Dr Stone. Com’è nata questa collaborazione?

“Era da tempo che desideravo realizzare una variant per un manga, volevo fare qualcosa che arrivasse in qualche modo anche all’autore, Boichi in questo caso. Mi hanno fatto sapere che è piaciuta molto sia a lui che alla redazione [di Shonen Jump, ndr]. Durante un Cartoomics, i ragazzi di Star Comics mi chiesero appunto se volevo dare il mio contributo, cosa che avevo già visto fare ad altri autori italiani come Mirka Andolfo, Giuseppe Camuncoli, Giacomo Bevilacqua”

Hai già letto il primo numero di Dr Stone? Ti è piaciuto?

“Non ci sono ancora riuscito… [ride, ndr] Ho sfogliato solo l’edizione giapponese, che mi hanno dato quando ho cominciato a lavorare alla copertina, però sembra interessante”

dr stone matteo de longis

Rimanendo sui manga, quali sono quelli che ti piacciono di più e che ti hanno formato come autore?

“Ho cominciato a leggere con l’ondata degli anni ’90, i titoli di Granata Press e Kappa Magazine insomma. Sono passato dai Cavalieri dello Zodiaco ai fumetti di Masamune Shirow, Ghost in the Shell, Appleseed, arrivando poi ad Akira, di cui non apprezzo la versione colorata dagli americani. Mi sono ritagliato e appeso un messaggio che Otomo scrisse al colorista, in cui gli diceva “non pensare troppo a quello che devi fare, fallo e basta””

Cosa ti ha colpito particolarmente dei manga? Cosa li rende diversi dagli altri tipi di fumetti?

“Ho cominciato da pochissimo a fare fumetto inteso come tale, pur lavorando da anni nel mondo dell’illustrazione, e riconosco che c’è una certa immediatezza nel saper raccontare che è propria dei manga. Oggi è difficile fare delle distinzioni, visto come il fumetto si è compenetrato: in questo senso, io e gli altri autori della mia generazione siamo degli ibridi. Ognuno può trovare quello che vuole nei manga, grazie alla varietà di genere, ma è il linguaggio con cui questo viene fatto che secondo me non ha paragone”

A proposito della varietà di fumetti, tu hai lavorato per diversi mercati del fumetto: hai realizzato tutte le copertine di Orfani: Nuovo Mondo della Bonelli, e so che hai anche collaborato con Francia e America. Come ti sei trovato?

marvel de longis

“Ho iniziato a lavorare seriamente grazie al mercato francese. Proprio per via della matrice fortemente giapponese del mio stile, era difficile trovare degli sbocchi professionali in Italia, mentre la Francia era molto più aperta  in questo senso. Ho cominciato collaborando con Barbara Canepa e Alessandro Barbucci su Skydoll, e facendo anche illustrazioni, cover e design per libri di altri autori. Mi è stata data molta fiducia, sono riuscito a fare il mio artbook, addirittura un vinyl toy. E proprio grazie al mio lavoro in Francia sono stato contattato dalla Marvel per disegnare delle copertine. E’ stato molto interessante: non amando i comics americani, e dovendo disegnare certi personaggi, non avevo la minima idea di chi fossero e mi sono dovuto informare. Mi è stato chiesto di disegnare le cover come se fossero poster di propaganda, che è un modo di concepire una cover che condivido in qualche modo, quindi mi sono divertito. In Marvel sono molto aperti allo stile degli autori che coinvolgono, c’è stata un’ottima comunicazione, schietta, sincera, e mi sono trovato davvero molto bene. A tal proposito, ti racconto un aneddoto: quando mi hanno pagato, mi hanno mandato degli assegni con su Spider-Man, facendo anche una certa figura quando sono andato a cambiare i soldi i banca”

Prima di arrivare a lavorare a questi livelli, come e quando hai capito che il fumetto sarebbe diventato il tuo lavoro? Quali sono gli autori a cui facevi più spesso riferimento?

“Bisogna capire innanzitutto perché uno disegna. Di solito, quando si è piccoli si disegna per giocare; personalmente, non avevo alcun interesse nel prodotto finito, ho distrutto innumerevoli disegni: per me, era importante l’atto di disegnare, non il disegno in se. Solo dopo cominci a capire che c’è un senso, magari guardando anche i cartoni in televisione, e allora cominci a renderti conto che lo si può far diventare un lavoro. Io non credo nel talento, è un qualcosa che ti crei da solo con le tue scelte. E’ allora che mi sono reso conto di poter “fottere il sistema”, lavorando e facendo qualcosa che mi piace. Fare fumetti è il modo più facile e veloce per raccontare storie, creare visioni e personaggi. Dal punto di vista dello stile, sono sempre stato affascinato sin da piccolo da [Yoshiyuki] Sadamoto, il character designer di Evangelion. Approcciandomi poi all’occidente, ho cominciato a guardare a quei disegnatori giapponesi che a loro volta si rifacevano all’occidente, ad esempio Katsuya Terada. Ne ho studiato il loro modo di essere giapponese, come me [ride, ndr], ma anche con uno stile che piacesse in occidente”

Sperando di non offenderti in qualche modo, notavo, in particolare in alcune copertine di Orfani, delle similitudini tra i tuoi design e quelli di Lorenzo Ceccotti. C’è una sorta di legame fra di voi, oltre al fatto che risentite entrambi di una certa influenza orientale?

“Beh, non posso di certo offendermi! Dal punto di vista artistico, Lorenzo è come un fratello per me, ci sentiamo, ci confrontiamo spesso, siamo amici. Facciamo entrambi parte di quella generazione di autori che sono cresciuti con l’animazione e i manga giapponesi, quegli ibridi di cui ti parlavo prima. Ricordo che gli scrissi una mail perché avevo visto una sua illustrazione che somigliava molto ad una che avevo fatto io, seppur non ci conoscessimo affatto. Semplicemente, questa idea era venuta ad entrambi nella stessa maniera proprio perché proveniamo dallo stesso nucleo artistico. Ti dirò di più, quando faccio qualcosa mi chiedo cosa ne penserebbe lui, o è proprio il primo a cui la mostro”

matteo de longis the prism

Durante la scorsa edizione di Lucca Comics, Bao Publishing ha annunciato che quest’anno uscirà The Prism, il tuo primo fumetto. Puoi darci qualche dettaglio al riguardo?

“Come hai detto, sarà il mio primo vero fumetto, seppur abbia orbitato in questo mondo per anni, facendo cover e design. Mi sta piacendo un sacco, è impegnativo, essendo per ma una novità ed essendo qualcosa che sto facendo completamente da solo, ma è una cosa che è totalmente mia. Prism sarà una storia in 7 libri di fantascienza e musica, racconta il viaggio attraverso il sistema solare di una band per registrare il proprio disco nello spazio. Sembra assurdo, ma gli ho dato un senso”

Grazie mille per il tuo tempo Lorenzo, ci risentiremo quando uscirà Prism allora!

“Grazie a te!”.

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