May 21, 2019
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Thomas Campi

Intervista a Thomas Campi – | Speciale Lucca 2018

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 23 Dicembre 2018
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Durante i giorni di Lucca Comics & Games 2018 abbiamo avuto il piacere di conoscere ed intervistare Thomas Campi, disegnatore italiano pluri-premiato e apprezzatissimo in Italia e all’estero, autore di Joe Shuster (quì la nostra recensione) per Bao Pubblishing.


Lo stile delle tue tavole varia dal semplice inchiostro su carta (degno dei migliori vignettisti del new yorker) fino all’acquerello.  In Joe Shuster, hai combinato questi due stili con delle caratteristiche prese a piene mani dal filone più “pulp” del fumetto, come sei giunto al tuo stile attuale?

“La scelta iniziale non è stata dettata da una scelta stilistica e puramente estetica, ma era basata proprio sulla storia. Volevo sparare nettamente il presente di Joe Shuster, quando incontra il poliziotto e comincia a raccontare la storia, con il flashback che occupa quasi tutto il libro fino a tornare al momento in cui Shuster diventa vecchio. Volevo differenziare tanto quello e, soprattutto, volevo dare importanza alla memoria. Le tavole dipinte volevano essere come delle cartoline, volevo dare l’impressione dei tempi senza però entrare troppo nel dettaglio. Per questo ho anche deciso di non usare la linea chiusa a china, avrei definito un po’ troppo, almeno secondo il mio punto di vista. Sarei finito per definire troppo i disegni mentre volevo qualcosa di maggior respiro, creando qualcosa che potesse restituire al lettore la sensazione di un momento.”

I sei anni che hai passato in Cina hanno influenzato il tuo stile?

“Sinceramente me lo chiedono in tanti. Ti direi Forse, cioè sicuramente non sono stato influenzato dalla Cina in se o da uno stile asiatico diciamo, ma penso che la distanza mi ha influenzato. Il fatto di trovarmi in un paese in cui non trovavo fumetti europei o occidentali in generale, fatta esclusione per Superman e qualche altro fumetto supereroistico o Tin Tin al massimo, non avevo nulla da guardare mi sono dovuto fare il mio stile. Mi sedevo al mio tavolo di lavoro e disegnavo per tutto il giorno. Credo che quei 6 anni li sono serviti principalmente per quello, è stato il momento in cui il mio stile è cambiato molto, passando da uno stile classico Bonelliano, perché prima lavoravo a Julia per la Bonelli, fino ad arrivare al mio stile attuale.”

Il comparto grafico di Joe Shuster, così come quello di Macaroni! lasciano trasparire un attaccamento personale ed emozionale alle opere in questione. E’ “solo” la perfetta trasmissione, attraverso l’arte, dell’immedesimazione dell’artista con lo scrittore o c’è qualcosa di più?

“Beh non so, cercherò di essere serio. Credo che dipenda dal fatto che la cosa che mi interessa maggiormente quando realizzo un libro, nonostante prediligo la parte grafica, è proprio la storia. Quando racconto una storia voglio trasmettere quello che provano i personaggi, facendo attenzione a delineare per bene i momenti veramente importanti per la storia. E quindi i disegni, i colori, il modo in cui decido di suddividere la pagina è tutto dettato da quello e credo di metterci il cuore. È una cosa che amo fare, è molto più di una passione, ormai sono 20 anni che faccio fumetti ma per me ogni volta è come il primo giorno. Inoltre sono un fan accanito di fumetti, prima che un autore sono un lettore che va nelle fiere. Amo quello che faccio, amo i fumetti, amo questa forma d’arte.”

Sia in Magritte che in Joe Shuster hai inserito nelle tue tavole, in modo molto efficace, opere originali degli artisti protagonisti  dei romanzi grafici in questione. Cosa si prova ad affiancare il proprio stile a quello di artisti così saldamente ancorati alla storia dell’arte grafica?

“Eh come è stato (ride). Posso dirti che Magritte è uno dei miei artisti preferiti, non tanto per la tecnica molto precisa che in realtà non è nemmeno il mio stile, ma concettualmente, soprattutto per la sua visione surreale delle cose in cui mi ritrovo molto. Lo conoscevo abbastanza dunque, quando riproducevo le sue opere avevo ovviamente il pensiero “oh mamma, sto riproducendo un maestro”, ma lo conoscevo talmente bene che mi veniva quasi naturale. Con Joe Shuster è stato diverso invece perché è un genere di fumetto che conosco visto che adoro il design tra gli anni ’40 e ’60, però non conosco poi così bene tutta la Golden Age dei fumetti. Dunque me lo sono dovuto riguardare e studiare un po’. Sono un po’ impazzati per riprodurre le tavole che volevo inserire, soprattutto quando dovevo lavorare a pennino. Volevo che sembrassero di Joe Shuster ma disegnate da me. Non volevo fare copia e incolla. Mi sono sforzato un po’ per prenderci la mano, ma poi ci ho anche preso molto gusto e mi sono divertito molto.”

Cosa pensi della situazione del panorama editoriale odierno?

“Intendi a livello Internazionale o Nazionale?”

Entrambi, sia a livello Internazionale che Italiano.

“Allora partiamo da quello Italiano. Io ho avuto un grosso periodo di buco, perché dopo aver lavorato per Bonelli ho iniziato a lavorare all’estero tra Francia, Spagna, Germania ma non in Italia, quest’anno sono tornato con 2 o 3 libri. La situazione Italiana sinceramente la vedo davvero molto bene, almeno dal mio punto di vista. Ricordo che quando l’ho lasciata era un momento un po’ statico, un po’ di crisi, dopodiché c’é stata una rivoluzione incredibile, anche grazie a diversi editori, come Bao Publishing che secondo me ha fatto un’esplosione incredibile, ed è scoppiata anche in Italia la voglia di fare le graphic novel, termine che ha dato nuova attenzione al genere presso il grande pubblico, anche se sempre di fumetti stiamo parlando. Dunque, come ti dicevo, la vedo molto bene, sono molto positivo e credo che ci sia un sacco di possibilità per poter raccontare qualcosa in un modo diverso e sperimentare nel disegno. Credo che questa sia una cosa davvero splendida. A livello Internazionale invece è un po’ più complicato invece. Prendiamo ad esempio il mercato Francese. Il mercato Francese va molto bene, credo che solo quest’anno siano usciti circa 5.000 titoli, hanno dei guadagni che sono imbarazzanti, ma producono talmente tanti titoli che generano sì un grosso guadagno per gli editori ma che va ridistribuito con davvero troppi autori. Dunque attualmente il guadagno si sta un po’ fermando e questo non è il massimo per chi lavora in quel campo. Ma soprattutto il mercato si sta saturando molto in fretta, il tempo di vita di un libro lì si è ridotto notevolmente, al massimo potrà stare in libreria per 2 mesi, poi è già vecchio, poiché escono tanti titoli. Ero in Francia in questi giorni e sono stato in diverse librerie a Parigi e in altre città e tutti mi parlavano di questa cosa, dicendomi che ci sono periodi in cui gli arrivano talmente tanti titoli che non sanno più come fare.”

Quali saranno i tuoi progetti per il prossimo futuro?

“Ora sto lavorando ad un altro libro con Vincent Zabus per Delcour, per il mercato Francese dunque, non sappiamo ancora se verrà tradotto quando sarà finito, speriamo bene perché non sarebbe male. Sto poi già pensando al libro successivo ancora, però ho ancora diverse cose ma non riesco a spiegarle, perché sono con due sceneggiatori diversi, in più avrei 2 storie mie, dunque devo vedere cosa fare. Insomma devo ancora decidere cosa fare da grande(ride). Diciamo che ho un libro già in cantiere ed altri per il dopo.”

Ultima domanda che facciamo spesso agli autori che intervistiamo, cosa significa per te essere un fumettista?

“Cosa significa per me? Beh, vivere il sogno, è molto semplice. Mi sento fortunatissimo, ogni giorno che mi alzo sono solo felice, quando disegno sono in pace con il mondo, cosa posso volere di più.”

Grazie mille Thomas, buona fortuna per il futuro e spero di poter leggere le tue nuove opere anche in Italia, magari edite da Bao.

“ lo spero anche io, grazie mille a te e alla prossima.”


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