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[Esclusiva] Intervista a Angelo Stano, cocreatore di Dylan Dog

  • da Nicola Di Lollo
  • 12 dicembre 2017
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L’8 dicembre, il Supergulp di Milano ha ospitato Angelo Stano, uno dei disegnatori più significativi e celebrati del fumetto italiano e cocreatore del personaggio della Bonelli, Dylan Dog, in occasione della pubblicazione del volume Angelo Stano – Il Maestro di Dylan Dog, che ha realizzato in collaborazione con Laura Scarpa. Se siete di Milano o dintorni, vi invito a passare dalla fumetteria sui Navigli.

Io ho avuto il piacere di intervistarlo ed è stato un onore poter parlare con questo pilastro del fumetto italiano.


Parlaci un po’ di te. Chi eri prima di entrare in Bonelli e iniziare il tuo percorso con Dylan?

Ho iniziato nel 1974, con un fumetto tratto da un libro di Jules Verne, lavorando alla seconda parte di Dalla Terra alla Luna, poi ho lavorato con la Dardo su Uomini e Guerra, per il Corrier Boy con Charlie Charleston, un personaggio dell’America dei primi anni Trenta e poi ho disegnato svariati fumetti autoconclusivi. Dopodiché, ho insegnato alla Scuola del Fumetto di Milano per vent’anni e poi, come sai, ho disegnato Dylan Dog nel 1985, che uscì un anno dopo.

Nel tuo stile, ho notato alcune influenze dell’Espressionismo di Schiele e oltre a lui, hai anche altri “maestri”, da cui prendi ispirazione?

La mia scuola è stata sul Corriere dei Piccoli, dove c’era Hugo Pratt, Sergio Toppi, Dino Battaglia e Aldo Di Gennaro sono tutti stati miei maestri. Pratt, in particolare, con il suo segno così affascinate che si vede in Corto Maltese, per il valore aggiunto nel personaggio, è stato per me molto importante; la sua influenza si sente tutt’ora, persino il mio Dylan Dog vi assomiglia.

Angelo Stano

Puoi parlarci del tuo lavoro su di Dylan Dog?

Sono stato il primo ad averlo disegnato, quindi gli ho dato tanto di impronta, perché il disegno di Villa del personaggio era troppo somigliante a Claudio Baglioni, e a me non piaceva. [Ride]

Allora io l’ho reso più asciutto e gli ho dato un po’ di ossatura: io ero magro, quindi mi veniva facile disegnare personaggi magri. 

Porti sulle spalle il merito della co-creazione di Dylan Dog. Dopo 30 anni, come vedi il personaggio oggi, rispetto ai suoi primi anni?

Certamente lui ha dovuto mettersi in rapporto con la realtà di oggi. I lettori di oggi sono diversi da quelli degli anni Ottanta, hanno esigenze e riferimenti diversi e di sicuro il rapporto che ha avuto negli ultimi anni, con la cura editoriale di Recchioni, è stato quello di darli un “riverniciatura” di modernità; attraverso l’uso della tecnologia, il passaggio dal “voi” al “lei”, sono piccole cose. Poi ci sono personaggi come Bloch che cambiano ruolo e vanno in pensione, compaiono nuovi personaggi e altri spariscono. Ma il tutto, semplicemente, mantiene quello che è il personaggio di Dylan Dog: essere dalla parte dei più deboli, di chi si trova ai margini della società. I mostri sono questo. E ai margini di questa società ci sono soprattutto i nostri giovani d’oggi ed è lì che si cerca di puntare l’attenzione, non diversamente di come si faceva negli anni passati, dove l’aspetto esistenziale riguardava un po’ tutto, ma oggi è l’elemento “giovane” è più curato.

Cosa pensi del lavoro dell’attuale copertinista Gigi Cavenago?

Gigi Cavenago è un grande illustratore, un grande fumettista, ed ha 34 anni. Lo invidio molto da questo punto di vista. [Sorride]Angelo Stano

Ha preso egregiamente il mio compito sulle copertine: lo sta facendo con una freschezza invidiabile, con una bella tavolozza di colori, un buona attenzione alla composizione e una disinvoltura invidiabile per il tratto. Direi che è stato un ottimo acquisto.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho ultimato da poco il seguito di Mohawk River, che è una storia ambientata nel 1700 in America, ne faremo altri due episodi che poi rilegheremo in volume. E poi sto lavorando ad una storia di Dylan.

Cosa significa per te essere un fumettista?

Beh, fare un lavoro che si è sempre sperato di fare. Quando si è giovane di imbrattano di disegni i quaderni e i diari solo per pura passione e poi a un certo punto uno dice “vediamo se possiamo farne un lavoro, sarebbe bello”. Ad alcuni riesce, a me è riuscito e sono felicissimo di questo!


Ringrazio Angelo per questa breve intervista, nonostante fosse stanco, mi ha permesso di parlare con lui del suo lavoro. Grazie ancora.

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