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La casa di Jack the House that jack built

La Casa di Jack – L’importanza o meno della censura | der Zweifel

  • di der Zweifel
  • 13 Marzo 2019
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Appena finita la visione de La Casa di Jack (The House That Jack Built) nella sua versione originale ho subito chiesto al mio compare, ormai alla seconda visione, di elencarmi le scene eliminate dalla versione italiana. Questa morbosa curiosità mi ha accompagnato nei giorni precedenti la proiezioni e durante la lettura di tutte le recensioni che mi sono capitate sotto gli occhi. In alcuni momenti ero più curioso  di vedere questi 100 secondi infami, piuttosto che interessato alla nobiltà espressa dalla settima arte. Cosa accade di tanto terribile da dover essere nascoste al pubblico adulto italofono?

Non è importante alla fine cosa è stato tagliato; o meglio, non è interessante. Almeno una volta che si identificano le sequenze. È più interessante, ora, cercarne di analizzare i motivi. Moralismo? Bigottismo? Semplice scelta di marketing? Alla fine vedere scene così cruente non è che sia un piacere. Ma se da questa semplice consapevolezza si passa al disgusto e non le si vuole proprio vedere si potrebbe pensare semplicemente di vedere un altro film. In fondo il regista quelle scene le ha messe lì per un motivo. Sia per scandalizzare o per esprimere un sofisticato pensiero sulla maggiore importanza dell’arte sulla vita umana, restano parte di un prodotto artistico. Non vederle sarebbe come ammirare il gruppo del Lacoonte parzialmente coperto.

Non si rischia di finire col censurare tutta l’arte che non si conforma al meglio con la nostra sensibilità? Come successe quando il presidente iraniano Rohani visitò l’Italia: le meravigliose statue dell’età classica vennero coperte da parallelepipedi neri per impedirne la vista all’ospite, così da rispettarne la sua sensibilità religiosa. Effettivamente non sembra così male, ma la visita istituzionale s’aveva da fare, mentre al cinema si può scegliere di guardare altro.

C’è però un altro punto di vista da tenere in considerazione: il relativismo culturale. Infatti un prodotto che va bene per un certo tipo di pubblico può non andare bene per un altro, ma per diffonderne il messaggio possono essere effettuate delle modifiche anche significative pur di tradurlo. Così avviene quasi sempre quando si doppia un film. Se ne crea infatti una nuova versione, priva di alcuni elementi originali ma con persino delle proprie tracce di originalità. Questo lavoro sul doppiaggio, una volta fatto, creando un nuovo prodotto, può legittimare il taglio di alcune sequenze, soprattutto se al pubblico viene offerta la versione originale, la director’s cut.

La Casa di Jack

E questo è l’ultimo nota significativa: si è lasciato al pubblico la possibilità di scegliere tra due spettacoli, apparentemente identici, ma differenti. Così, chi vuole abbeverarsi direttamente alla fonte può farlo, nonostante la difficoltà, a volte, di trovare una sala che proietti il film nella sua versione originale. Mentre per gli altri c’è la possibilità di conoscere il lavorio mentale di Lars von Trier senza dover per forza rimanere turbato. Almeno non molto.

Spero di non avervi confuso le idee, o peggio annoiato, con queste riflessioni non propriamente cinematografiche. E se non avete visto il film, perché non vederlo, qualsiasi edizione sia?

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