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L’oscar a Guillermo del Toro: mai smettere di credere!

  • di der Zweifel
  • 7 Marzo 2018
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Di che cosa parlare oggi?

Gli oscar sono terminati e direi nel migliore dei modi. Del Toro ha trionfato a Hollywood con “La forma dell’acqua” seguendo la scia dei colleghi messicani, Cuarón e Inarritu, già stra premiati gli anni passati. L’energia al femminile di Frances McDormand che vince il suo secondo film ed è tutta un’ovazione da parte di attrici e attori. Il Churchill di Oldman riesce a superare la linea di demarcazione tra nominati e vincitori, e “Darkest Hour” di Joe Wright si aggiudica una statuetta per il migliore attore protagonista.

Ma chi davvero ne è uscito vero conquistador è di sicuro Guillermo Del Toro che dedica il premio a tutti i giovani registi e attori  che intendono specializzarsi nel mondo del fantasy. “La forma dell’acqua” è stato di sicuro un vero esempio di cinema fantastico che ha superato tutti i biobic o i drammi sociali in gara quest’anno. Sally Hawkins, la protagonista dell’ultimo film del regista messicano, è diventata una delle eroine del mondo surreale e immaginifico di Del Toro.

La scelta dell’Academy di concedere ben quattro statuette al latino-americano è di sicuro un segno di grande fiducia nei confronti della fantasia. Con i mostri e le loro avventure si può descrivere il mondo e la storia intera ed è quello che Del Toro ha sempre cercato di fare; trasmettere parte di noi, della nostra cultura, sul volto diverso di una creatura di pura creazione cerebrale, buona o cattiva che sia. Non è importante la malvagità o la bontà delle creature, bensì quanto oltre si può spingere l’immaginazione nel creare, da una storia comune, da un dramma storico e sociale, una fiaba per tutti che difficilmente cade nel banale.

La realtà e la finzione bambinesca si intervallano ormai da tempo nella filmografia del messicano diventando un oggetto intercambiabile a seconda delle necessità. Più che realtà, sprazzi ed elementi reali e di antiquariato che si legano a un mondo distante ma sempre presente. Questo è possibile notarlo nei primissimi film come “La spina del diavolo”, “Hellboy” e “Il labirinto del fauno”. In tutti è tre c’è il rimando al secondo conflitto bellico. Ne “Il labirinto del fauno” Ofelia incontra un fauno circondato da folletti del bosco che le concede alcune prove da superare perché lei torni a regnare nel mondo incantato del sottosuolo. Tutta la vicenda è un modo per sfuggire alla cruda realtà della sanguinosa guerra civile spagnola che in questo caso assume le sembianze del perfido e sanguinario Capitano Vidal.

Persino Hellboy, sebbene possa sembrare un semplice racconto commerciale e giocoso di mostri contro altre creature malvagie, si rifà ai sogni e all’infanzia del regista, vissuto sempre tra i libri fantasy e i fumetti. Infatti tutto il film è un divertente fumetto in cui c’è un eroe e dei nemici da combattere. Lo stesso giustiziere è una creatura diabolica ed estremamente ironica e cinica. Le creature paranormali del centro B.P.R.D. si mescolano nel tempo tra storia americana ed europea.

Si passa poi per “Pacific Rim”, “Crimson Peak” e infine “The shape of water” dove l’essere mostro è stavolta associato ad un vero e proprio dio anfibio nel mondo sconvolto e in preda al panico, durante la scorsa agli armamenti nell’America della guerra fredda. Il male è incarnato dal capitalismo e dal benessere statunitense, dalla famiglia americana perfetta e dalla ricerca scientifica senza freni e con ogni mezzo possibile. Quindi un periodo già più maturo rispetto a quelli precedenti; specialmente “Il labirinto del fauno” e “La spina del diavolo”. Un momento in cui Del Toro cambia periodo storico all’interno del quale muove i suoi personaggi puri e non corrotti dal male, dal potere. Elisa, Zelda, Giles, sono tutti e tre personaggi positivi in mano alla cruda e alla violenta società statunitense. Grazie al mostro anfibio trovano loro stessi, il coraggio e l’amore. Finché dura la storia e finché viene raccontata c’è tempo per continuare a credere e sperare sempre in un lieto fine.

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