December 17, 2018
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Odio Favolandia

Odio Favolandia Volume 4 di Skottie Young – Infelice e scontenta | Recensione

Non è mai piacevole vedere qualcosa che arriva alla fine, specialmente se si tratta di qualcosa che hai amato, che ti ha divertito e che, in un modo o nell’altro ti ha tenuto compagnia: Odio Favolandia, salutato come l’irriverente e delizioso progetto in solitaria di Skottie Young arriva al capolinea dopo venti capitoli raccolti in quattro volumi, pubblicati in Italia da Bao Publishing.

Le avventure di Gertrude e della sardonica mosca guida Larry, virtualmente interminabili, vengono indirizzate verso un’inevitabile chiusura già dalla chiusura del terzo volume, ma è in questo che, com’è ovvio, si percepisce un’aura apocalittica e indirizzata alla fine di tutto.
Le infernali vicissitudini di Gertie riescono a riunire i personaggi che ci hanno accompagnato durante questi dolcissimi e sarcastici venti capitoli, come il tenero draghetto Duncan, diventato corriere postale, che va alla cerca di Larry per cercare di riportare in vita Gertie, considerata la salvezza di Favolandia dopo l’avvento della versione malvagia della regina Cloudia.

Personalmente, preferivo la serie nella sua prima accezione, quella in cui la trama orizzontale lasciava lo spazio all’avventura del giorno di Gertie e Larry, in cui, appunto la trama orizzontale faceva solo da sfondo a micro saghe di pochi episodi l’una. Il character design e lo storytelling realizzati da Young, uniti ai fantastici colori di Jean François Beaulieu, restano ineccepibili, ma, purtroppo, in questo volume emergono tutti i limiti del fumettista di Fairbury (ironico, no?): dialoghi simpatici, funzionali senz’altro, ma è la direzione in cui viene portata la storia che la fa sembrare frettolosa, quasi una chiusura forzata. Il volume parte molto bene, con dei riferimenti (forse anche abbastanza nascosti) al seminale Sandman di Neil Gaiman e al capolavoro d’animazione di Hayao Miyazaki “La città incantata”, e si conclude in modo abbastanza soddisfacente, con un finale ad effetto che strappa ben più di un sorriso, anche se un epilogo più corposo sarebbe stato decisamente più soddisfacente per i lettori della prima ora, ma è la parte centrale ad essere abbastanza inconcludente di per sé: sarebbe forse servito qualche capitolo in più per rendere la storia principale ed i personaggi ad essa collegati più strettamente connessi.

“Una fine è ciò che serve a tutti” leggiamo nei primi capitoli del volume e non potrei essere più d’accordo: è giusto portare a termine qualcosa quando non ha più nulla da offrire, se ristagna continuamente nella sua mediocre melma qualitativa, se non riesce a mantenere le promesse dell’attesa, ma  Odio Favolandia funzionava bene, benissimo, aveva il suo stile urbano e pop allo stesso tempo, anche i dettagli più minimi erano curati in modo maniacale e vederlo concludersi così, in maniera quasi forzata, con un finale simpatico e disilluso, ma sicuramente indegno per tutte quelle che erano le premesse messe in campo sin dal primo capitolo, che tanto fece scalpore tra gli appassionati della nona arte.

Non sappiamo quindi se l’esilarante e cruda epopea di Gertrude, la bambina non più così tenera ed innocente intrappolata a Favolandia, sia giunta alla sua fine naturale o abbia esaurito il suo corso nello spietato mondo dell’editoria, ma sta di fatto che un finale sotto le aspettative non cancella quanto di buono è stato fatto in precedenza: Odio Favolandia resta una serie deliziosa e piacevole alla lettura per tutti i venti capitoli di cui è composta, magari a mio avviso sarebbe stata una scelta migliore chiudere il finale in maniera più corposa.

Resta comunque, e questo è fuori dubbio, un ottimo ricordo della serie di Young, una serie a fumetti ottima sia per i lettori più navigati, che per coloro che si avvicinano a questo mondo per la prima volta, e questo è uno dei pregi più grandi per la serie di Skottie Young, che ci consegna uno dei prodotti più strettamente divertenti che potremmo mai leggere.

Odio Favolandia Volume 4

Odio Favolandia conclude la tragicomica epopea di Gertrude con un sorriso (un pelo amaro), tanti colori, azioni a non finire ma anche con molta fretta, cosa che potrebbe deludere i lettori più appassionati della serie. Facendo un passo indietro, la serie risulta un ottimo rappresentante del nuovo corso del fumetto (post) moderno, inserendosi ed affermandosi a pieno diritto come classico istantaneo.
7.7
Favoloso
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