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L’Organizzazione Mondiale della Salute dichiara ufficialmente una malattia la dipendenza da videogioco

  • di Andrea Barone
  • 26 Maggio 2019
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Videogioco

A partire da oggi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, la dipendenza da videogioco è ufficialmente da considerarsi una malattia, al pari della dipendenza dal gioco d’azzardo.

L’Organizzazione ha infatti applicato una modifica al proprio elenco di malattie e relativi problemi mentali, chiamato International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, inserendo anche il disturbo da videogioco tra le casistiche.

Il Gaming Disorder, questo il termine in inglese, esattamente come il già citato Gambling Disorder, ovvero la dipendenza dal gioco d’azzardo, è stato inserito nella serie di “disturbi mentali, comportamentali e neurologici”.

Secondo l’Organizzazione, il disturbo da videogioco è “una serie di comportamenti ricorrenti e permanenti legati al gioco, che può essere online o offline”: in sostanza, il WHO sta dichiarando che questo disturbo può colpire qualsiasi categoria di giocatore, che si tratti di chi gioca online o chi gioca offline (questo perché, erroneamente, si è spesso associato il disturbo ai giocatori online, più facilmente preda di comportamenti ossessivi nei confronti del gioco).

Il disturbo di videogioco prevede “comportamenti sbilanciati nei confronti dei videogiochi”, ovvero la tendenza a dare priorità al gioco andando a mettere in secondo piano altri aspetti fondamentali della vita, come la salute ed i rapporti sociali. Il testo sottolinea che una persona colpita da questo disturbo ignora totalmente le conseguenze negative delle proprie abitudini legate ai videogiochi.

Si tratta in tutto e per tutto delle stesse casistiche che si riscontrano nel disturbo da gioco d’azzardo, per il quale chi ne soffre tende a rovinare la propria qualità di vita a causa della dipendenza.

La decisione dell’Organizzazione Mondiale della Salute ha ovviamente generato scalpore e divisione: ad esempio, l’Entertainment Software Association ha criticato aspramente la scelta, giudicandola affrettata e colpevole di “sminuire le vere malattie mentali come la depressione e l’ansia sociale”. 

Ci sono poi state alcune speculazioni, secondo le quali la decisione di inserire la sindrome da videogioco sia stata presa su richiesta di paesi come la Cina e la Corea del Sud, dove il fenomeno del gaming ed i casi di dipendenza sono decisamente diffusi, ma l’Organizzazione ha smentito ogni collegamento.

L’argomento è decisamente delicato: se, da un lato, i casi di persone, spesso giovanissime, con gravi problemi a scindere la vita reale da quella del gioco sono in aumento, dall’altro, la causa non è tanto l’abuso di videogiochi quanto una conseguenza dello stile di vita sempre più privo di contatto umano e sempre più legato alla tecnologia.

Fonte: Comicbook

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