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[Recensione] American Gods 1×05 – Lemon Scented You

  • da Luca Brindani
  • 29 maggio 2017
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Dopo il focus su Laura Moon interpretata da Emily Browning torniamo alle storie degli dei d’America, con Mr. Ibis che ci introduce ad un’altra particolare leggenda, quella che nell’America del 14.000 a.C. vede una tribù dirigersi verso il nuovo mondo alla ricerca di salvezza da una catastrofe, profilata dal dio Nunyunnini.

Vorrei soffermarmi su questa sequenza di apertura perché è molto particolare, infatti Fuller, Green e Vincenzo Natali (Cube – Il Cubo), quest’ultimo regista della puntata, riprendono cambiando registro registico, come per ogni introduzione e che si adatta al tipo di “leggenda” che si va a narrare. Stavolta fanno dell’animazione in stop motion mista a CGI la forza di quella che è una vera e propria fiaba tribale e che racconta dell’importanza del credo per un dio.

Si passa quindi al motel di Shadow (Ricky Whittle), che sorpreso di trovare sua moglie lì davanti a lui inizia a chiedersi se non sta ammattendo definitivamente. Inizia successivamente una suggestiva conversazione, sopratutto per l’utilizzo di inquadrature dal punto di vista di Laura in varie occasioni che ci mostra Shadow come una luce nella sua oscurità. La discussione tra i due è a proposito del tradimento di Laura e della sua rinascita, che ha del portentoso. Mentre il nostro protagonista sta passando la notte peggiore della sua vita, la dea della televisione, Media (Gillian Anderson) abbigliata come David Bowie nel brano musicale Ziggy Stardust “sgrida” il Ragazzo Tecnologico (Bruce Langley) per il suo comportamento con Shadow e riferisce che Mr World (Crispin Glover) esige che il ragazzo porga le sue scuse a Shadow, mentre al Motel quest’ultimo e Wednesday (Ian McShane) vengono arrestati, mettendo in moto le macchinazioni dei “nuovi dei”. Mad Sweeney (Pablo Schreiber) finalmente arriva al motel e trova Laura, rimasta sola, e le rivela che la moneta che l’ha resuscitata è sua e senza di essa ritornerebbe ad essere un corpo senza vita. Nella stazione di polizia gli eventi iniziano a precipitare quando arrivano Media (stavolta abbigliata come Marilyn Monroe), il Ragazzo Tecnologico e Mr World in persona. Il capo dei nuovi dei quindi propone una “fusione aziendale” a Wednesday/Odino, inutile dire che l’orgoglioso Padre di Tutti rifiuterà, pronto a dare sempre più filo da torcere a questi simulacri di divinità.

Registicamente la puntata si attesta sulla solita ottima qualità delle prime quattro mostrando però stavolta un piglio horror non indifferente, merito di Vincenzo Natali, che riesce a infondere anche in una serie tv standardizzata secondo determinati canoni estetici la sua visione e l’utilizzo della suspense senza ricorrere in inutili arzigogoli quanto puntando sull’utilizzo sapiente di luci e l’assenza di colori caldi per buona parte dell’episodio, eccetto per una certa scena, capace di spaventare tanto lo spettatore quanto un Dio.

Whittle e McShane, come al solito, se sono insieme giganteggiano su tutti gli altri interpreti, Browning compresa che ha il merito di star rendendo molto bene un personaggio combattuto tra quello che era in vita e quello che è ora Laura. Ma, ovviamente non si può parlare di questa puntata senza nominare Gillian Anderson e le sue reinterpretazioni di due figure del mondo dello spettacolo così importanti come Bowie e la Monroe, l’attrice Britannica infatti trasforma il suo corpo e le sue movenze in queste due figure con un’agilità e un piglio tipicamente fumettoso, sicuramente Gaiman avrà apprezzato questa scelta. La puntata vede anche Crispin Glover come Mr. World, la concretizzazione della globalizzazione e del capitalismo più sfrenato, che usa parole come fusione e altri archetipi da imprenditore e imbonitore per portare dal suo lato Wednesday. World è anche protagonista di una inquietante scena tipicamente horror che vede venire affrontato nuovamente nella serie il tema della società multiforme. Vediamo infatti la facciata di World cadere e mostrare la sfrenata voglia di inglobare più possibile per acquisire potere tramite la creazione di uno standard societario, prodotto in serie. Non c’è spazio per la diversità secondo lui, la comodità nel mondo di oggi sostituirà sempre la qualità.

Come potete vedere anche stavolta abbiamo avuto molto da dire e tanto ci sarebbe ancora da dire su questo episodio, ma non voglio tediarvi ulteriormente, posso solo dire che da amante di Gaiman, da stimatore di Fuller e da lettore di American Gods continuo a star amando sempre di più questa serie e tutte le sue “piccole” e “grandi” libertà.

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