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[Recensione] Arrow Stagione 5 – Un ritorno alle origini

  • da Luca Brindani
  • 29 maggio 2017
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Siamo ormai arrivati alla fine del Quinto Anno di programmazione del DC CW Universe, iniziato ormai nel lontano 2013 con la Prima Stagione di Arrow, continuato poi con l’introduzione di The Flash, DC’s Legends of Tomorrow, Supergirl e a breve Black Lightning. C’è stato quindi un ampliamento non indifferente del palinsesto supereroistico in casa CW che a mio modo di vedere è risultata però un’arma a doppio taglio per Arrow, che ha subito una virata troppo brusca sul supereroismo dopo l’arrivo della Prima Stagione di The Flash e delle altre serie. L’introduzione di super esseri prima e Magia dopo senza una dovuta preparazione ha ferito una serie che per lo più è nata raccontando la storia di un vigilante. E questa Quinta Stagione del serial di casa CW riporta finalmente l’attenzione sull’azione e sul vigilantismo che tanto è mancato negli ultimi anni e lo fa in modo sorprendentemente divertente.

Il Ritorno alle origini

PrometheusQuesta stagione di Arrow ha visto un ritorno alle origini in duplice chiave, sia dal punto di vista delle trame del presente, sia di quelle nei flashback ambientate in Russia. Oliver Queen (Stephen Amell) è il nuovo sindaco di Star City, una città che deve risollevarsi per non morire sotto il peso di 4 anni in cui ha visto minacce che la hanno vista distrutta. Aiutato da Thea (Willa Holland), Diggle (David Ramsey) e Felicity (Emily Bett Rickards) dovrà quindi provvedere a cambiare l’immagine della città e unirla sotto il sacrificio di Black Canary (Katie Cassidy). Ma un nuovo boss criminale, Tobias Church(Chad L. Coleman), tentera di farla ripiombare nel caos. Contemporaneamente un pericoloso killer che ha a che vedere con il passato di Oliver e che si fa chiamare Prometheus entra in scena per ferire l’arciere di smeraldo come mai prima d’ora. Ci sarà dunque bisogno di un nuovo team di eroi per fronteggiare la questa nuova nemesi.

Già da questa breve sinossi si può notare come vi è un ritorno alle origini dal punto di vista del nemico, anzi dei nemici, più street level, più attaccati ad Oliver/Green Arrow che ad un piano più grande, ad un obbiettivo da villain alla dottor male, più affrontabili ma non meno pericolosi, sopratutto Prometheus, che è l’effettivo grande ostacolo per l’arciere e il suo team. Torna anche un Green Arrow più violento e meno incline a compromessi similmente alla prima stagione, seppur ora venga riconosciuto dalle autorità come difensore della città.

Il Concetto di Eredità e i Nuovi Personaggi

La morte di Damien Dahrk (Neal McDonough) per mano di Oliver ha generato una rinata fiducia nell’arciere di Star City e ha visto la nascita di una ridente schiera di vigilanti: Wild Dog (Rick Gonzalez), Ragman (Joe Dinicol), Artemis (Madison McLaughlin) e Mister Terrific (Echo Kellum). I nuovi personaggi risultano un’aggiunta degna di nota e che porta una ventata di aria fresca ad una serie tv che aveva bisogno di cambiare cercando anche di tornare alle origini. Il rapporto tra Oliver e questi nuovi aspiranti vigilanti sarà difficile all’inizio ma funzionerà sul lungo termine, portando di nuovo il personaggio sulla retta via e la serie sulla strada per il miglioramento. La scelta tra l’altro di far instaurare una sorta di relazione mentore/allievo tra Rene Ramirez aka Wild Dog e Quentin Lance (Paul Blackthorne) è stata sicuramente una variante interessante all’interno di questa stagione, ciò ha permesso al personaggi di Quentin di trovare una nuova funzione all’interno della serie e insieme una redenzione per quello che ha fatto nella stagione 4, costruendo nel frattempo un personaggio interessante come Wild Dog, che nei fumetti non ha mai goduto di grande spessore. Gli altri personaggi invece risultano tutte aggiunte più o meno utili ma che differenziano questa stagione dalle altre inserendo un cast di vigilanti regolari e non apparizioni random che puntano solo ad accontentare i fan dei fumetti DC.

Dalla Russia con vendetta

Quest’anno i flashback portano Oliver in Russia, alla ricerca di Konstantin Kovar (Dolph Lundgren) per una promessa fatta ad una cara amica, ma per riuscire in tale intento si dovrà affidare al suo vecchio amico Anatoly Knyazev (David Nykl). Quest’anno i flashback quindi segnano per Oliver il momento più oscuro dai tempi dell’isola, farà scelte poco nobili per arrivare al suo obbiettivo finale, la vendetta. I collegamenti con la prima stagione si fanno sempre più pesanti con l’avvicinarsi del ritorno del figliol prodigo a casa. Non è sicuramente la parte più interessante di questa Quinta Stagione, ma è un passo avanti rispetto agli ultimi due anni che hanno visto dei flashback noiosi e non particolarmente utili ai fini della definizione del carattere di Ollie e del suo alter ego primigeno, l’Incappucciato. Inoltre il villain di questo arco, interpretato da Lundgren, risulta avere una certa presenza su schermo a differenza di Shrieve nella stagione 3 e Reiter nella stagione 4.

Conclusioni

In definitiva siamo di fronte ad una buona stagione che inizia sotto gli auspici meno positivi possibili ma che migliora con il passare delle puntate significando quindi un ritorno positivo per lo show dopo tanto tempo e che con il cliffhanger finale mette allo spettatore voglia di sapere cosa succederà nelle prossime puntate. Nonostante la risposta a questo colpo di scena sia abbastanza ovvia.

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