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[Recensione] Avatarex: Destroyer of Darkness di Grant Morrison

  • da Marco Travicelli Sciarra
  • 30 ottobre 2017
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Dopo avervi parlato di Grant Morrison’s 18 Days, oggi tocca alla seconda opera dello scrittore scozzese che ManFont presenterà quest’anno al Lucca Comics & Games 2017 sotto la linea MF Project, Avatarex: Destroyer of Darkness. Anche quest’opera fa parte del ciclo Indiano di Morrison, pubblicata anch’essa da Graphic India, ai disegni del primo capitolo ritroviamo Jeevan J. Kang, disegnatore regolare di 18 Days, mentre i numeri successivi sono affidati a Edison Manu George. Come facilmente immaginabile, Avatarex e 18 Days sono 2 fumetti profondamente legati tra loro, nessuno dei due necessita la lettura dell’altro per avere una maggiore comprensione, ma sono inseriti nello stesso universo ed hanno anche alcuni personaggi ricorrenti in comune.

Avatarex, uno dei superguerrieri dormienti della terza era, quella divina appunto che ci viene mostrata in 18 Days, si risveglia prematuramente nella base orbitante di Shamballa, un sorta di obelisco che utilizza magia e tecnologia, non si capisce dove inizi una e finisca l’altra, e viene avvertito dall’IA o dalla mente di questo obelisco, che deve prepararsi ad una battaglia, la battaglia finale che arriverà alla fine della Quarta Era, ossia l’era del ferro ed è proprio questo il motivo per cui il semidio è stato risvegliato in anticipo. 
Se 18 Days era un racconto epico fantasy, questo è supereroismo puro, Grant Morrison in questo primo volume si concentra sulla creazione della tecnologia sfruttata da Avatarex e dai suoi nemici, la mente del vuoto dell’Idra per poi andare ad approfondire tutti quei personaggi che hanno bisogno di una costruzione per le future battaglie, a partire dal contatto umano di Avatarex ossia Varum Chandra fino ad arrivare ad uno dei primi superguerrieri che si risvegliano in questo punto nevralgico dell’età del ferro. 

Avatarex come tutti i personaggi provenienti da mondi diversi o realtà semidivine e arcaiche ha un modo di esprimersi per assolutismi che non permette al lettore di immedesimarsi in lui, quanto più in Varum che è la componente umana dell’eroe e che sarà, presumibilmente, importante in virtù degli accadimenti di questo volume; Varum è infatti un umano nella media, non ha una particolare specializzazione in qualche ambito, è nullafacente e dedito all’alcol e alla vita a spese della società sarà proprio l’incontro con questo superguerriero e con Il Fenomeno, altro personaggio di cui sappiamo veramente poco, ma che arriva anche lui direttamente dalla terza era, a iniziare a far capire a Varum il suo “potenziale”.

La storia è molto divertente da leggere, lancia ottimi spunti narrativi e risulta molto più densa e concreta di 18 Days – Questo grazie anche alla natura della serie stessa. Dal punto di vista artistico invece abbiamo un ottima prova di Jeenan J. Kang, che illustra le cover e il primo numero della serie, non eccelso ma quanto meno riesce con il suo stile cartoon ma comunque molto fantascientifico a ben rappresentare il punto di incontro tra magia e scienza e rende benissimo l’armatura di Avatarex, anche nei momenti di azione e di caos si percepisce il senso del fantastico. Questo conferma la nostra teoria che in 18 Days i disegnatori coinvolti, tra cui lo stesso Kang, siano stati troppo penalizzati dalla natura motion comics del progetto iniziale. Ottima anche la prova di Edison Manu George, anche se il suo stile ricorda molto il semi-realismo tipico di fumetti Marvel e DC Comics di fine anni ’90/inizio 2000, riesce a rappresentare al meglio la seconda parte dell’opera, più action e supereroistica. Non è privo di difetti, tutt’altro, molto spesso è possibile notare facce storte e corpi non bilanciati, ma sono errori sporadici all’interno dell’albo. Buono lo storytelling di entrambi gli autori, molto più virtuoso quello di Kang rispetto a quello di George. Un plauso va fatto ai coloristi, soprattuto a S. Sundarakannan, che riesce a valorizzare al meglio le tavole della seconda parte, dandogli decisamente una marcia in più. 

L’edizione Italiana realizzata da ManFont è buona, a differenza di 18 Days, qui non ci sono errori di lettering, per lo meno a prima vista, i discorsi filano tutti, sopratutto anche quelli più parabolici e questo non è cosa da poco, tra gli extra del volume si segnalano i bozzetti preparatori e una ricca cover gallery con anche le variant di Luke Ross, sono rimasto un attimo deluso dall’assenza tra gli extra delle pagine di sceneggiatura di Grant Morrison per Avatarex: Destroyer of Darkness #1, dato che in USA è presente come extra nel numero 1 cartaceo, ma probabilmente la loro inclusione avrebbe fatto lievitare troppo il prezzo per una serie di fumetti che è già tanto se arrivano in una edizione consona qua in Italia. Nota speciale va fatta alla bellissima copertina di Carmine Di Giandomenico, cover esclusiva per il mercato italiano, che è una vera e propria delizia per gli occhi.

In conclusione Avatarex: Destroyer of Darkness è un fumetto molto solido che mischia sapientemente l’epica fantasy di natura Induista ad un impianto supereroistico, non di certo uno dei lavori più memorabili di Grant Morrison, ma senza ombra di dubbio un prodotto d’intrattenimento più che dignitoso. Se cercate un fumetto diverso dal solito che non sia basato sui classici stilemi del genere, Avatarex potrebbe fare al caso vostro.

Qui potete leggere le prime 12 pagine di Avatarex: Destroyer of Darkness, gentilmente concesseci in anteprima da Manfont.

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