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[Recensione] Batman: “I Am” La Trilogia di Tom King, David Finch e Mikel Janin

  • da Luca Brindani
  • 24 novembre 2017
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Agosto 2016,  la DC Comics pubblica il primo numero di Batman Rinascita,” il cui primo story arc, “I Am Gotham,” avrebbe, nei mesi successivi, fatto discutere tutta la fanbase dell’uomo pipistrello. Questo albo, infatti, sarebbe stato l’incipit, non solo per una corposa run del cavaliere oscuro (Tom King ha teaserato almeno 100 numeri di Batman), ma l’inizio di una trilogia, che avrebbe accompagnato il crociato incappucciato fino all’anno successivo. Oggi, in Italia, siamo ormai prossimi all’uscita di “The Button,” l’annunciatissimo crossover tra Batman e Flash, quale momento migliore per tirare le somme di questa neo-conclusa trilogia?


I Am Gotham(Batman #1-6)
Questa prima parte della trilogia non ha dato un taglio particolarmente netto con la tradizione del Batman da blockbuster di Scott Snyder e Greg Capullo (cosa che invece avverrà con la seconda parte), bensì, definì un importante punto focale dell’esistenza stessa di Batman e di Bruce Wayne, ossia, la sua umanità.
La storia parte con un tentativo dell’uomo pipistrello, di salvare un aereo che sta precipitando sulla città di Gotham, ma lui, privo di poteri, come può salvare la situazione? Vediamo Bats, non curante del rischio, prendere uno slancio e saltare giù, dove il suo colorato super amico boyscout-azzurrone avrebbe spiccato un salto verso l’alto, lui lo fa verso il basso, verso il putridume di Gotham, rappresentata (almeno in questo a Finch diamogliene atto) bene, sporca come si addice ad una città dove il crimine è come l’acqua salata per il mare.
Ma torniamo all’umanità di Batman; lui sa benissimo di non poter salvare quell’aereo senza perdere la vita, sa benissimo che per quanto lui sia Gotham, lui è mortale a differenza della città che protegge, che si ergerà sempre anche nel momento della sua più grande sconfitta che, per le ombre della città, rappresenterebbe invece la vittoria: la morte di Batman. Basterà però un solo momento, uno sguardo al cielo ed ecco che appaiono, lì, fieri nel cielo della città, Gotham e Gotham Girl, i due “salvatori” della città.
Come per molti altri meta-umani, questi super esseri possono apparire come una minaccia a Batman stesso ma, per Bruce, sono una speranza, la speranza che Gotham possa ancora salvarsi, la speranza di una città più sicura, perché proprio questi esseri potentissimi possono cose che lui e nemmeno la Bat Family potranno mai: salvare tutti!
Nell’ombra però si muove una forza subdola e, allo stesso tempo, temibile per Batman e i suoi soci, il dottor Hugo Strange; Strange, che è sempre stato uno dei nemici più formidabili del crociato incappucciato, grazie nono solo alla sua preparazione fisica e mentale, ma anche alla sua pazzia controllata volta al male (come abbiamo potuto vedere in Batman: Terrore); Ma stavolta lo scopo dello scienziato, ossessionato dalla figura del difensore di Gotham, è minare psicologicamente il cavaliere oscuro, prima dandogli una speranza e poi togliendogliela, il tutto, mentre esegue degli ordini, ma di chi?
Bruce arriva quindi a vedersi tolta una delle sue speranze per Gotham quando lo Psico Pirata condiziona, sotto ordine di Strange, Gotham portando l’eroe a diventare, invece, un temibile villain, tanto da costringere il Cavaliere Oscuro a chiamare a raccolta la Justice League.
Tom King porta quindi Batman su di un baratro che, per chiunque, sarebbe troppo profondo a meno che quel qualcuno non sia Batman.
Una storia che, seppur abbia vari momenti action, riporta Batman ad una dimensione più da detective che da supereroe e che è accompagnata da un comparto grafico adeguato, ad opera di David Finch, il cui tratto viene migliorato nettamente dai colori di Jordie Bellaire, ma che non regge il confronto “I Am Gotham L’Epilogo,” affidato a Ivan Reis e colorato da Joe Prado, che arrivano addirittura a rappresentare uno dei momenti più classici del Cavaliere oscuro in modo accattivante, l’accensione del bat segnale.


I Am Suicide(Batman #9-13)
Nella secondo parte di questa trilogia, Batman assembla una sorta di Suicide Squad composta da Catwoman, Il Ventriloquo, Tigre di Bronzo, Punchee & Jewelee, obbiettivo? Irrompere a Santa Prisca e liberare lo Psico Pirata dalle grinfie di Bane (colui che ha commissionato il rapimento del criminale a Strange) per salvare Gotham Girl. Una storia alquanto semplice per uno story arc che si presenta come un action pack disegnato divinamente da Mikel Janin, che riesce a trovare delle soluzioni di composizione della tavola incredibilmente riuscite ma che riescono anche a rendere la narrazione lineare e chiara, rendendo il tutto ancora più intrigante soprattutto dal punto di vista dell’azione.

Se King, nello story arc precedente, si era concentrato su Batman e sulle sue paure, qui si concentra su Bruce, sul suo desiderio suicida che lo ha portato a diventare Batman e sul rapporto che ha stabilito con Selina Kyle.
Infatti, seppur la storia sia molto più simile ad una spy story rispetto alla precedente, che era più una sorta di indagine e scontro sul livello mentale e poi fisico, insomma una classica storia di Batman, ma ben fatta!

Qui l’autore si prende il tempo di descrivere un rapporto complicato come quello tra la gatta e il pipistrello e costituendo così un altro punto a favore della storia che avrebbe potuto tranquillamente venire sviluppata su meno numeri, ma che risulta comunque ottima, sopratutto grazie alle tavole di Janin, che potrebbero rimanere mute, ma riuscirebbero comunque a parlare da sole. Se proprio dovessi trovare un punto negativo a questo story arc, sarebbe la costruzione di alcuni dialoghi che puntano molto all’effetto e meno alla costruzione che, per un lettore esperto, possono sembrare out of character, ma che servono a rafforzare un’idea di Batman, come un essere umano, ma con qualcosa in più, con quel desiderio che lo fa rialzare sempre.


I Am Bane(Batman #16-20)
Siamo arrivati dunque alla fine di questa trilogia, che tra tutte le proposte del Rebirth, forse, si è trovata nella condizione vera e propria di dover non solo ridefinire un personaggio ma aggiungere qualcosa ad esso, senza dimenticare quello che c’era prima e, decisamente, King è riuscito in questo, ed in modo soddisfacente.

L’autore ha dato un nuovo corso ad un uomo pipistrello più aperto ad un certo tipo di rapporto sia coi suoi alleati che con la stessa Selina Kyle, co protagonista di questi due archi narrativi e alleata di valore del cavaliere oscuro e che, nei due numeri precedenti a questo, fa ulteriormente un passo avanti verso una condizione di necessità reciproca; e che dà una nuova visione generale alla simbiosi che i due vigilanti instaurano, dunque questa parte finale della trilogia diventa un nuovo inizio oltre che una conclusione per il nuovo Batman.
Lo story arc infatti si propone anche come uno scontro finale tra due grandi nemici, Bane e Batman, uno ossessionato dalla ricerca della sfida irraggiungibile(e unico uomo che ha spezzato il pipistrello di Gotham) e uno pronto a tutto pur di salvare la sua città, che fino a poco tempo prima considerava come la sua unica “amante”.
Uno scontro che è decisamente contrapposto a quello tra Bruce e Strange, uno scontro fisico e che rischia di compromettere definitivamente la fiducia degli alleati di Batman in lui e nei suoi metodi e che compromette anche il corpo dell’uomo pipistrello, ma che finalmente mette nelle mani di Gotham, non di Batman, ma della città una speranza, che si chiama Gotham Girl.
Un arco conclusivo di lettura veloce ma pieno di soluzioni narrative intelligenti e costruzioni che vengono valorizzate dai colori di Jordie Bellaire che coprono i numerosi difetti dello stile di disegno di David Finch, che qui viene portato a dare il meglio dallo scrittore, con cui sembra trovarsi a suo agio.
Un finale degno di una trilogia interessante e di grande intrattenimento per un personaggio bandiera della DC Comics e importante per questo DC Rebirth.

Batman "I Am" la trilogia

8.5
Ottimo e pieno d'azione
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