December 19, 2018
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  • [Recensione] Clean Room Volume 1 – Immacolata Concezione

[Recensione] Clean Room Volume 1 – Immacolata Concezione

  • di Giacomo Tronchin
  • 8 Luglio 2018
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Clean room

A inizio Giugno RW Lion ha pubblicato il primo dei tre volumi di Clean Room, serie originariamente pubblicata sotto l’etichetta Vertigo scritta da Gail Simone  (Birds of Prey, Deadpool, The All New Atom, Wonder Woman) e disegnata dal talentuoso Jon Davis-Hunt, entrambe gli autori all’esordio su un progetto creator owned. Si tratta infatti di una serie pubblicata per la prima volta in USA nel 2016 e di conseguenza anche il primo balzo nell’industria del fumetto americano per Jon Davis-Hunt che fino ad allora aveva lavorato per i magazine di Judge Dredd, 2000AD e compagnia.
Un’opera che, anche a questa sua apparizione, sembra non aver fatto parlare molto di se, il che è un peccato perché Clean Room è una lettura che potrebbe stupire molti tra i lettori. Scontato rimarcarlo, dal momento che stiamo parlando di un’icona femminile del comicdom americano come Gail Simone, i due personaggi a cui ruotano attorno le vicende di Clean Room sono appunto due donne: Astrid MuellerChloe Pierce.
Queste due sembrano accomunate sin dalle prime pagine da un sottile filo conduttore. Due donne che hanno visto in faccia il vero volto della morte e da allora riescono a vedere il mondo in modo diverso da tutti i comuni mortali. Nelle primissime pagine una Astrid in tenera età viene investita – più volte – da uno autista scellerato, chiaramente preda di forze che vanno oltre la nostra comprensione. Questo tragico evento risveglia qualcosa nella giovane Astrid che, sopravvissuta per miracolo all’evento, in ospedale si domanda sul perché il volto del padre sia coperto di serpenti. Qualcosa di simile accade indirettamente a Chloe, il cui ragazzo – fotoreporter di successo – si appassiona al libro della ormai adulta Mueller dal titolo “A Honest World – Unlocking The Explosive Potential Inside”, e alla ‘setta’ che vi si crea intorno. Pochi mesi dopo Philip (il ragazzo di Chloe appunto) si fa esplodere le cervella con il libro incriminato ancora aperto accanto a lui. Chloe in un primo momento cede e tenta il suicidio ma verrà salvata dai tre strampalati vicini di casa. A questo punto la giovane focalizzerà tutte le sue energie e le sue competenze giornalistiche sul caso Mueller, tentando di sollevare il velo su quella che è ormai una tanto famosa quanto misteriosa organizzazione che raccoglie adepti da ogni dove e non ultimo è probabilmente responsabile della morte di Phillip.
Questo è sostanzialmente l’incipit di Clean Room. Sappiate che ho grattato soltanto la superficie di questa storia di proposito e non voglio rovinarvi il gusto della scoperta. D’altronde che qualcosa di losco e soprannaturale vi sia è dietro queste vicende è chiaro sin dalle primissime pagine, ma non tutto è come sembra – o quantomeno così parrebbe alla fine del primo volume. Simone ha saputo delineare una storia che sa prendersi i suoi tempi e colpire il lettore proprio un attimo prima che la sua attenzione possa scemare altrove. I personaggi principali sono sostanzialmente tutti femminili ed hanno tutti una propria dignità per come sono caratterizzati. La scrittrice insiste molto anche sulla sessualità, a tratti solo suggerita (come nell’episodio del piercing) e a tratti violenta e gretta, un po’ a voler rimarcare come i suoi personaggi femminili abbiano lo stesso potere narrativo di quelli maschili, specialmente in una storia di questo tipo. Per quanto riguarda l’intreccio, l’autrice è riuscita nell’operazione di costruire un ottimo contesto e a rendere di volta in volta più chiaro un mistero che inizialmente sembra davvero molto confuso. Il tutto con una scansione dei tempi quasi perfetta. Clean Room riesce a confondere ed attirare il lettore in questo mondo dalle sfumature così terrificanti ma sopratutto riesce a dosare bene gli elementi, facendo chiarezza solo su alcuni aspetti della vicenda lasciando intuire che ci sia molto altro che ancora non ci è stato detto. Ora bisogna capire quanto sia stato effettivamente svelato del mistero complessivo e quanto sia ancora da scoprire, ma per questo dovremmo inevitabilmente attendere i successivi due brossurati.
Per quanto riguarda invece il lato grafico posso dirvi che secondo me è nato un fortunato sodalizio tra i due autori. Durante la lettura ho avuto più volte la sensazione che la penna e la matita fossero della stessa persona proprio in funzione della genuinità delle emozioni e delle impressioni che le pagine sono in grado di regalare. Un mix di disgusto, repulsione e alienazione che in pochi altri casi ho provato di fronte ad un fumetto. In più di un’occasione lo stile e lo sconcerto che permeano le tavole mi hanno ricordato la follia dietro Nameless  di  Grant Morrison  Chris Burnham (con questo spero che non mi diate dell’eretico per aver tirato in ballo Morrison). Un altro aspetto che mi sento di rimarcare è l’uso del colore ad opera dello stesso  Jon Davis-Hunt  coadiuvato da Quinton Winter. I due alternano tavolazze con tinte chiare e pacate ad una tavolozza quasi neon. Dietro c’è un efficacie tentativo di alienare il lettore, rendendo il turbamento suscitato ancora più profondo. Due colori dominano su tutti gli altri: il bianco ed il  rosa. Un uso così intenso del bianco è un arma a doppio taglio nel fumetto perché rischia di renderle la pagina piatta, asettica ed è un colore difficile da gestire e contrastare efficacemente con tinte diverse dal nero. In Clean Room però questi due colori si amalgamano alla perfezione nel rappresentare l’estraneazione e il surreale, specialmente quando si tratta dei mostri. Anche in questo caso ci ho rivisto la volontà di affermare come una tinta così femminile e generalmente reputata innocua, possa sorprendentemente essere un veicolo per rappresentare il terrificante.
In conclusione Clean Room è una lettura piacevole e che consiglierei a tutti gli amanti dei thriller con contaminazioni di elementi sovrannaturali e teorie complottiste. In seconda battuta è un fumetto molto ben disegnato, simile in certi aspetti a The Wicked + The Divine, scritto in modo molto efficacie e che vi lascerà con un po’ acquolina in bocca in attesa dei prossimi volumi.


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