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[Recensione] Descender – L’umanità di un bambino robot

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 30 Maggio 2018
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“Perché lo hanno fatto?” “Perché hanno paura di noi, perché sono umani”

Il cervello umano, nella sua infinita complessità e bellezza è una macchina che sapendo di non poter funzionare sempre al cento per cento si aiuta spesso con dei piccoli accorgimenti che ci permettono di velocizzare al massimo le operazioni cognitive che compiamo ogni giorno. Pertanto il nostro cervello ci obbliga a categorizzare tutto ciò che archiviamo in categorie, appunto. Queste categorie sono ciò che sta alla base del nostro discriminare continuo all’interno della società. Ci basta vedere una divisa per capire che quell’uomo è un poliziotto senza troppo soffermarci su altre caratteristiche che richiederebbero maggiore tempo d’analisi, ci basta vedere un animale al guinzaglio per capire che è un cane senza doversi soffermare su tutti i dettagli di quell’animale e ci basta infine aver visto una volta un servizio del TG su un immigrato che ha rubato un auto per inserire l’immigrato nella categoria dei ladri, senza anche quì soffermarsi troppo su altri dettagli, ma abbinando due categorie già apprese solo per risparmiare energia e tempo e favorire le differenze tra l’ingroup di cui facciamo parte e l’outgroup del quale vogliamo evidenziare ogni difetto possibile. Descender di Jeff Lemire (testi) e Dustin Nguyen (disegni) pubblicata in Italia da Bao Publishing in lussuosi volumi cartonati è un’opera che parla principalmente di questo fenomeno e della discriminazione del diverso che avviene sempre tra due o più gruppi.

Dieci anni prima dei fatti narrati nel fumetto i pianeti del Concilio Galattico Unito vengono scossi dall’invasione dei Mietitori, sconosciuti e colossali robot provenienti dalle profondità del Megacosmo. Dieci anni dopo il genocidio causato dai Mietitori il CGU sta ancora lottando contro gravi crisi economiche e sociali che sconvolgono i suoi pianeti. I robot sono stati a loro volta discriminati, allontanati e successivamente decimati a causa della paura che la maggioranza degli esseri organici, umani e non, avevano ormai contratto nei loro confronti e attualmente le poche unità rimaste in circolazione vengono catturate e rottamate da spietati cacciatori di taglie, mentre i terroristi robot del Cablato attaccano gli organici con l’obbiettivo di sterminarli. In questo scenario Tim-21, un robot da compagnia che replica con estrema cura le sembianze di un bambino, si risveglia su una colonia lunare ormai abbandonata dopo un sonno durato dieci anni. Tim vuole solo cercare la sua famiglia, non quella vera, dopotutto non ne ha una, ma quella a cui era stato affidato per il suo ruolo, quella stessa famiglia che lo aveva fatto sentire parte di essa. Inoltre, anche se Tim ancora non lo sa, per qualche strana ragione lui è la chiave per scoprire ciò che accadde dieci anni prima, in quanto è portatore dello stesso codice sorgente dei Mietitori.

La storia base di Descender non brilla certo di grande originalità, ha elementi simili a molte altre storie già lette o viste in passato, ma ciò che fa brillare Descender è invece il modo nel quale questa storia è narrata. Jeff Lemire parte sì da un plot semplice e dal sapore di già visto, ma lo amplia e lo arricchisce albo dopo albo con elementi che apprezza o di cui semplicemente sente il bisogno di parlare, il tutto mentre sballottola i personaggi da un pianeta all’altro, facendo vivere loro avventure sempre nuove ma tutte connesse dallo stesso filo conduttore e sopratutto senza mai annoiare il lettore, ma anzi creando in lui una sempre maggiore voglia di leggere e continuare la storia di Tim-21 e dei suoi compagni. L’opera è poi piena zeppa di rimandi all’immaginario collettivo del lettore, i Mietitori ricordano non poco il gigante colossale de L’attacco dei giganti, Tim-21 ci ricorda Astro-Boy e Alita mentre Andy, uno dei protagonisti è una palese citazione a Toy Story.

 

Le dinamiche di gruppo  che si instaurano tra i protagonisti sono un’altro degli punti forti della narrazione di Descender e sono simili alle più comuni dinamiche familiari, con tutte le loro più variegate sfumature, mentre quelle che gli stessi hanno con il macrocosmo che lì circonda sono invece più mature e ricordano nel lettore la realtà che egli vive o di cui in qualche modo sente parlare. In particolare per quanto riguarda il contesto socio-politico nel quale l’opera è ambientata, Lemire pare essersi ispirato alla contemporaneità, con gruppi di Ibridi che gridano “Artificial life is still life” alla “Black lives matter” e organici che accecati dal loro razzismo non sopportano nemmeno l’idea di doversi fidare della parola di un robot. La sceneggiatura di Descender è dunque ciò che rende di fatto l’opera un prodotto di altissima qualità.

Descender è al contempo un’opera assolutamente valida anche dal punto di vista prettamente grafico. Le tavole di Dustin Nguyen sono uno spettacolo per gli occhi grazie al suo tratto così intimo e poetico amalgamato alla perfezione agli scenari che la trama gli permette di disegnare. L’illustratore di origini vietnamite riesce poi ad infondere ai personaggi un’umanità impressionante, merito dell’accuratezza con la quale ha disegnato i volti e le espressioni dei personaggi all’interno dell’opera.

In definitiva Descender è un’opera che c’è piaciuta molto, ci ha intrattenuto e in più di un’occasione ci ha fatto riflettere, pertanto non possiamo far altro che consigliarla.


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