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[Recensione] Doomsday Clock #1 – Riflesso nello specchio oscuro…

  • da Simone Prina
  • 23 novembre 2017
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Doomsday Clock” è l’ultimo, audace (qualcuno potrebbe dire, sacrilego) progetto targato DC Comics. Il primo numero di Doomsday Clock sembrava, inizialmente, costruito per essere ben lontano dall’essere “sacrilego,” questo fino alla sesta pagina dell’albo, dove possiamo assistere all’entrata in scena di un personaggio che, fino ad oggi, tutto noi credevamo morto e sepolto… Ma non giungiamo a conclusioni affrettate.

Per farla (molto) semplice, Doomsday Clock è un crossover tra il setting principale dell’attuale universo DC e quello di “Watchmen,” il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. Le anteprime dell’evento, uscite nell’arco dell’ultimo anno, hanno promesso maggiori rivelazioni sui fatti avvenuti nel primo numero di “Rinascita“(Rebirth, 2016), che diede una nuova “direzione editoriale” all’universo DC, indicando, come causa scatenante di tutti i cambiamenti di continuity a cui abbiamo assistito fin ora, un’intervento diretto del Dottor Manhattan (il celebre blogger debosc… ehm, il superuomo onnipotente degli Watchmen) sulla timeline del DCUniverse.


[ALLERTA SPOILER: questa recensione contiene, per forza di cose, molti spoiler riguardanti Watchmen, un fumetto di circa trent’anni fa che, comunque, dovreste aver letto…]


Le prime sei pagine del primo numero del fumetto, rilasciate in anteprima durante l’ultima edizione del New York Comic Con, stabiliscono che Doomsday Clock è ambientato diversi anni dopo (nel 1992, per l’esattezza) la fine di Watchmen, il che, di fatto, rende questo crossover il sequel (che la DC ha sempre voluto) della serie del 1985. Oltre alla collocazione temporale, ci viene mostrato il (quasi) inspiegabile ritorno di Rorschach, l’antieroe il cui spettacolare epilogo segnava le ultime pagine di Watchmen.

Doomsday Clock

Epilogo tanto spettacolare quanto poco interpretabile…

Questo basta e avanza per far innervosire ogni fan dell’opera originale. Tuttavia la DC ha promesso che “Doomsday Clock sarà una serie costruita come seguito di Watchmen sia nella struttura che nella forma, non solo nella scelta dei protagonisti,” questo secondo lo scrittore Geoff Johns, che continua dicendo “non sarà una storia in cui Superman e il Dottor Manhattan si prendono a pugni nello spazio, tutt’altro, sarà un’analisi volta a capire se il cinismo sia più o meno importante della speranza.”

Trent’anni fa, Watchmen fece specchiare l’idea stessa di supereroe in uno specchio oscuro. In tutta risposta, il fumetto supereroico si è trasformato in una storia d’amore pluri-decennale con grintosi anti-eroi come protagonisti. Con Doomsday ClockJohns sembra voler mettere l’universo DC a sostegno dello specchio posto di fronte a Watchmen, come a voler porre la linea di pensiero più “ottimista” alla base di tutto.

Anche se, forse, ciò non è evidente per tutti, o al meno non dalle prime sei pagine…

Doomsday Clock

Dal primo numero di Doomsday Clock

Doomsday Clock #1 inizia con un molto identificabile tributo al monologo d’apertura di Watchmen:

[…] … e io guarderò verso il basso e sussurrerò… no.”

Nel mentre, vediamo sette vignette che ci mostrano, con una visuale a volo d’uccello, uno zoom verso la strada, gremita di persone. Rorschach, durante la scena, narra, decantando i peccati dei suoi concittadini.

Questo monologo non arricchisce l’albo in alcun modo, un tipo caso di applicazione della “Legge di Poe.” Non sapendo ancora nulla sulla presa di posizione di Geoff Johns riguardo ai personaggi di Alan Moore e Dave Gibbons, possiamo ritenerci perdonati per la nostra incapacità nel capire se il discorso nichilista di Rorschach sia ironico o meno… Questo al meno fino alla fine dell’albo, dove capiamo che, no, il narratore non è un personaggio affidabile…

La scena che fa da sfondo al monologo di Rorschach è una conseguenza diretta del climax di Watchmen, dove AdrianOzymandiasVeidt crea una tanto elaborata quanto falsa invasione aliena, allo scopo di spingere Stati Uniti e Russia verso una tregua, ponendo così fine alla Guerra fredda e inaugurando una nuova era di pace, prosperità e disarmo nucleare per l’intera umanità. All’inizio di Doomsday Clock # 1, scopriamo che il piano di Ozymandias è fallito e che la folla sopracitata, una volta scoperta la bufala, si è radunata per reclamare il sangue di Veidt.

Il monologo di apertura, forse, potrà sembrarvi di cattivo gusto, come se fosse una parodia di una pietra miliare del fumetto riuscita solo a metà, ma non è quello l’intento di Doomsday Clock, potremmo invece definire questo inizio come un primo e molto prudente passo oltre lo specchio. Watchmen non era un fumetto privo di umorismo, tutt’altro, ma la comicità, presente nell’opera di Moore e Gibbons, è secca e oscura. Doomsday Clock # 1 è sorprendentemente divertente, senza però fare della comicità la colonna portante dell’albo. L’umorismo qui proposto funziona così bene da smorzare quell’alone da “fumetto pieno di sé” che può circondare solo il sedicente seguito di un’opera del calibro di Watchmen. Leggendo questa recensione senza prima aver letto il primo numero di Doomsday Clock probabilmente non riuscirete a capire del tutto quanto questo sia aderente allo stile di Watchmen, tanto che potremmo mettere il “comparto comico” al fianco della griglia a nove riquadri e al reframing della prima vignetta come immagine di copertina.

Johns non si limita a riportare Rorschach (ed un’altro personaggio chiave di Watchmen) in Doomsday Clock, egli introduce alcuni nuovi personaggi, da subito ben amalgamati con l’atmosfera del fumetto originale.

Johns non si è sprecato con i riferimenti all’attualità, a temi sociali e politici e, benché egli stesso abbia specificato che la maggior parte di ciò che stiamo leggendo è stato scritto oltre dieci mesi fa, ha anche puntualizzato che “Doomsday Clock ha riferimenti socio-politici scritti nel 2017 per il 2017, così come Watchmen era un fumetto degli anni ’80, scritto negli anni ’80.”

E il ritorno di Rorschach?” Beh, a prescindere dal suo ritorno, sapiate solo che, nell’arco di tre pagine, il personaggio prende una piega più interessante di quella presa da tutti i personaggi, creati a sua immagine, spuntati negli ultimi anni… Per tanto, se questa premessa vi ha ingolosito abbastanza, date una possibilità al primo numero di Doomsday Clock, fidatevi, perché a dirvelo, è un lettore molto scettico…

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