February 20, 2019
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[Recensione] Fargo stagione 3 – Il male moderno

  • di Luca Brindani
  • 24 Giugno 2017
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Questa recensione parlerà di fatti realmente accaduti, cercando di essere la più oggettiva possibile sulle vicende che sono state raccontate, trasponendo il tutto con massimo realismo e senza trascurare dettagli importanti. Contiene spoiler.

P.S Accompagnare la lettura a questa canzone:


Minnesota, 2010.
Torniamo di nuovo nello stato americano che abbiamo già visitato per ben due volte, la prima volta nei primi anni 2000, e la seconda alla fine degli anni ’70. Stavolta non troviamo agenti immobiliari in piena crisi di mezz’età o famiglie mafiose in piena guerra fra di loro… stavolta troviamo un imprenditore, Emmit Stussy, ed il suo fratello gemello, Raymond Stussy, ispettore di polizia. Entrambi interpretati da un perfetto Ewan McGregor, i due gemelli rappresentano due lati diversi della medaglia: Emmit è una persona adagiata, vive in una villa con tutta la sua famiglia, possiede un’impresa di parcheggi e vive la sua vita nella mondanità.

FargoDall’altra vi è Ray, un po’ rozzo, guida una Corvette rossa praticamente distrutta, vive in un piccolo appartamento in periferia e si frequenta con una detenuta in libertà vigilata, Nikki Swango, interpretata da Mary Elizabeth Winstead (la nostra Ramona Flowers cinematografica) . Ma ciò che più desidera al mondo è il francobollo da due centesimi che Emmit possiede nel suo studio, e lo vuole a tutti i costi. Nel frattempo, Emmit ed il suo socio Sy Feltz, interpretato da Michael Stuhlbarg, sono alle prese con uno strano tizio, V.M Varga, mandato dall’impresa a cui avevano chiesto in passato dei prestiti.
E’ così che inizia la terza stagione di Fargo, l’ultima fatica di Noah Hawley dopo aver lavorato come showrunner nella serie Marvel dedicata al mondo mutante, Legion. Andata in onda su FX, questa terza stagione si è rivelata anch’essa come le due precedenti un gioiello della televisione moderna, e che entra presuntuosamente nella storia delle serie TV per vari motivi che andremo ad analizzare.

Prima di tutto, la stagione riassume in toto tutto lo spirito delle stagioni precedenti: il black humour e la filosofia della prima stagione, il paranormale quasi mistico e spirituale unito al noir poliziesco della seconda ed aggiunge due elementi nuovi alla serie, ovvero la completa ambiguità fra il bene ed il male e soprattutto la critica sociale. Per capire questa terza stagione infatti, dobbiamo analizzare il periodo in cui è ambientata: si copre un arco di almeno 6 anni, partendo dall’inverno del 2010, arrivando a metà stagione ai primi mesi del 2011 per poi arrivare alla fine nel 2016-2017. Il periodo che si vive è quello post-2010, ovvero la crisi economica globale, l’era post-ideologica, la globalizzazione tecnologica ed il pensiero pessimistico che ormai ci accompagna da un paio di anni. La maggior parte di questi nuovi “ideali” vengono rappresentati in Varga, il nuovo villain della stagione interpretato da David Thewlis (il nostro caro professor Lupin di Harry Potter): egli condivide molte cose della natura di Lorne Malvo (il villain della prima stagione) come l’essere freddo, spietato e calcolatore, amante della logica e delle massime filosofiche, Varga è un capitalista cinico e pronto a tutto pur di guadagnare soldi. Egli rappresenta il male moderno del mondo, usando le sue ferree regole logiche come scudo contro gli altri, confonde i propri avversari disilludendoli completamente sulle loro vite e l’interpretazione magnifica di Thewlis non può che potenziare questo incredibile personaggio. Si lascia andare anche a momenti di black humour e di qualche sorrisetto diabolico, avendo una peculiarità che non si vede spesso nei villain cinematografici o televisivi: è bulimico. Fargo

Ma come lui, anche il resto del cast è degno di nota. Come d’altronde accade nei film degli stessi fratelli Coen, ogni personaggio, anche quello più marginale, è sempre importante ai fini della storia come se fossero tutti dei personaggi usciti dalla penna di Alessandro Manzoni. I primi a cui bisogna dare importanza sono assolutamente McGregor, che è a detta sua è stato il ruolo più complicato della sua carriera a causa dell’accento che ha dovuto usare, ma ha interpretato due personaggi pieni di rimorsi, sbagli e di obbiettivi da raggiungere a qualsiasi costo. Il francobollo è il pomo della discordia dei due protagonisti della linea di trama principale, come se fossero dei personaggi di Ludovico Ariosto, sempre in cerca di qualcosa. Magari, a qualcuno potrà sembrare fin da subito che Emmit sia il protagonista buono della stagione, un po’ come è stato Lester Nygaard. In realtà, in questa terza stagione nessuno è buono o cattivo, o almeno solo due sono i buoni: Gloria Burgle e Winnie Lopez, le due agenti di polizia che dovranno fare luce sugli omicidi avvenuti durante la stagione, e scovare i complotti dietro la Stussy Lots. L’ambiguità, o meglio il dualismo fra bene e male è sempre presente all’interno della stagione, tanto che alla fine si arriverà ad una apòria, ed entrambi le soluzioni del caso (sebbene diverse ed in qualche mondo non collegate) sembreranno effettivamente veritiere. L’apòria è una condizione logica, in cui due soluzioni sebbene diverse e molto lontane l’una dall’altra, sono comunque giuste. Non è l’unica legge logica che vi è in Fargo, di cui possiamo anche trovare la legge o principio della non-contraddizione (che da il titolo all’episodio 7): uno dei tanti riferimenti ad Aristotele ed Eraclito, che mostra come le indagini o l’intera storia abbiano continue trasformazioni senza un appurato senso logico. In Fargo, tutto è in continua trasformazione, a tal punto di non riconoscere né il bene né il male.
Fargo

A livello tecnico, la serie arriva finalmente ad una concezione totalmente autoriale e cinematografica, a partire dalla regia frenetica, curata in ogni dettaglio, piena di simmetrie e di profondità di campo, come se fosse un film della New Hollywood. Il montaggio sempre curato, stavolta sperimentando più con le transizioni e le sovraimpressioni, piuttosto che con lo split screen della seconda stagione, che ci dava dei punti di vista specifici dei personaggi e della vicenda. Qua invece la telecamera segue tutto e tutti, unendo piano piano tutti i fili di trama che all’interno di ogni episodio hanno una loro parte, per poi attorcigliarsi alla fine. La sceneggiatura infatti si rivela dura come l’adamantio, riuscendo a costruire una storia fatta di home invasion, dialoghi ben strutturati, intrecci ben gestiti e dell’ottimo black humour. Inoltre, la colonna sonora è una parte importante della serie, che stavolta è ancora più ricercata, fondendo il jazz alla musica classica.Fargo
La serie vanta infine varie autocitazioni (come l’assassinio di Ray che ricorda il primo episodio della prima stagione), Emmit che cita Kaiser Soze de I Soliti Sospetti nel penultimo episodio, la comparsa di Mr.Wrench che avrà un ruolo cardine a fine stagione ed infine Nikki Swango che si ritrova nel bowling insieme al misterioso e spirituale personaggio interpretato da Ray Wise, che ricorda molto Drugo ed il Narratore de Il Grande Lebowski.

Parlando del personaggio di Wise, egli rappresenta la linea spirituale della stagione, ma non si capisce bene cosa è effettivamente. Per come l’ho interpretato io, Wise rappresenta una sorta di Dio sceso in terra per portare nella giusta direzione gli uomini, aiutandoli nelle loro missioni, ma quest’ultimi non lo capiscono e lo prendono per un essere stravagante e bizzarro. Questo potrebbe farci riflettere su come viene vista la religione ai nostri tempi.

FargoPer concludere, la terza stagione di Fargo rappresenta al meglio il nostro mondo fatto solo di pessimismo, cinismo, disillusione, perdita dei valori e di noi stessi e mostra una forte critica alla globalizzazione economica e tecnologica, con un finale ancora più ambiguo che a differenza degli altri, porta ad una sofferenza interiore ed abbandona qualsiasi felicità.
Un’opera superba, un capolavoro, fra le migliori di questo anno.

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