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[Recensione] Fullmetal Alchemist – L’adattamento in live-action del manga di Hiromu Arakawa

  • di Mirko Migliore
  • 20 Febbraio 2018
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fullmetal alchemist

Il 12 luglio 2001 viene pubblicato il primo capitolo di Fullmetal Alchemist sulla rivista  Monthly Shōnen Gangan, in poco meno di dieci anni il manga di Hiromu Arakawa diventerà uno dei fumetti più apprezzati in tutto il mondo, uno shonen che indaga sui rapporti familiari, sulla vita e la morte. Fullmetal Alchemist ha raggiunto un grande successo anche in seguito, grazie ai due adattamenti animati Fullmetal Alchemist Fullmetal ALchemist: Brotherood (entrambe le serie anime sono disponibili su Netflix) che hanno facilitato la diffusione dell’opera di Arakawa verso un pubblico ancora più vasto.

fullmetal alchemist

A fine 2017 arriva nei cinema giapponesi l’adattamento in live action del manga, film distribuito dalla Warner Bros. che è da poco approdato su Netflix nel resto del mondo. Adattare un’opera complessa e ricca di personaggi carismatici come Fullmetal Alchemist, in un lungometraggio di poco più di due ore, è un’impresa non da tutti. Quando si ha a che fare con una trasposizione cinematografica di un manga, i precedenti insegnano che non sempre il risultato sarà soddisfacente, anzi. La scorsa estate è stato tanto chiacchierato il lungometraggio ispirato a Death Note che ha riscosso critiche abbastanza negative, mentre non si può dire lo stesso de L’Immortale, adattamento del manga di Hiroaki Samura diretto dal maestro Takashi Miike.

La trama di Fullmetal Alchemist non è diversa da quella dell’opera originale. Edward e Alphonse Elric sono due giovani alchimisti che nel tentativo di riportare in vita la propria madre, effettuano una trasmutazione ma qualcosa va storto e Edward perde un braccio e una gamba mentre l’anima di Alphonse viene trasferita all’interno di una grande armatura medievale. I due iniziano un viaggio nell’immaginaria nazione di Amestris alla ricerca della pietra filosofale con lo scopo di riottenere i loro corpi originali. La storia prosegue in maniera abbastanza ordinata ma racconta solo una parte dell’intreccio originale, chi ha letto il manga o visto l’anime, probabilmente resterà deluso dalla mancanza di alcuni personaggi ma anche dalla superficialità con cui la storia viene raccontata e del modo in cui comprimari come Winry, che nel manga è una ragazza diventata troppo presto donna a causa della morte dei genitori, siano stati ridotti a inutili macchiette talvolta anche fastidiose.

Per l’intera durata del film sarà difficile scrollarsi di dosso la sensazione di star guardando un fan-made, le ambientazioni e in particolare i costumi sono molto fedeli all’opera originale, talmente fedeli da risultare ridicoli. Vi è una linea di confine che divide un film ispirato ad un fumetto e una pellicola nella quale sembra di vedere dei cosplayer ad una fiera del fumetto, questo film supera di gran lunga questo confine e sfocia nella seconda ipotesi. La regia di Fumihiko Sori è talmente ordinaria da risultare noiosa, le scene d’azione sono ben girate soprattutto nel primo atto, che è la parte più solida del film.

Fullmetal Alchemist è un fallimento ma sì, qualcosa da salvare c’è! In primis gli effetti visivi che forse sono l’unico fattore del film in grado di regalare qualche piccola emozione e hanno poco da invidiare ai grandi blockbuster statunitensi usciti in sala. Altra nota positiva sono le interpretazioni degli attori, in particolare del protagonista (interpretato Ryosuke Yamada) il cui carisma si avvicina a quello della controparte cartacea.

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