February 19, 2018
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[Recensione] Scappa – Get Out, il debutto alla regia di Jordan Peele

  • da Marcello Martinotti
  • 18 maggio 2017
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Scappa – Get Out (Get Out) è un film del 2017 co-prodotto, scritto e diretto da Jordan Peele, al suo debutto dietro la macchina da presa. È un thriller/horror con sfumature satiriche riguardo al moderno liberalismo negli Stati Uniti d’America. Il regista ha rivelato di essersi ispirato a La notte dei morti viventi.

Chris Washington e la sua fidanzata Rose si preparano per andare a visitare i genitori di lei. Rose non ha però detto ai suoi che Chris è nero, ma lei gli assicura che non ci saranno problemi. Nonostante il suo amico Rod gli sconsigli di andare nella zona dove vivono i genitori della ragazza, Chris prosegue per l’amore che prova verso la sua compagna. Ma non appena giunge a destinazione, Chris si rende conto che le cose non sono normali: i genitori di Rose lo accolgono con un affetto falso e a parte i due domestici, scoprirà di essere l’unico uomo di colore in tutto il vicinato. Chris cerca di affrontare le situazioni con gli strani familiari di Rose e i loro amici bianchi con calma e logica, senza sapere che ben presto si imbatterà in guai terrificanti.

Jordan Peele nonostante alla sua opera prima riesce a gestire bene un film complesso sotto diversi punti di vista. Sia dal punto di vista registico che dal punto di vista narrativo Get Out non è un progetto semplice, trasmettere per immagini un tema delicato come quello affrontato dal film per di più in chiave horror/thriller non è un compito da tutti. Sorprendentemente Peele riesce egregiamente a trasportare nel miglior modo possibile questa sua pellicola. Grazie ad un mix di tematiche e generi Get Out e il regista escono a testa alta da una difficilissima prova. La tensione, la parte più comica e le difficili tematiche riescono perfettamente a unirsi in un perfetto ecosistema autonomo che viaggia ben diritto su binari ben definiti.

Più Thriller sociale che horror vero e proprio, Scappa – Get Out è un film che non vuole narrare solo la semplice visone letterale del razzismo, ma avvalendosi di situazioni paradossali e al limite del surrealismo, vuole mostrare una visione ben più profonda e nascosta di quella che è la situazione delle minoranze negli Stati Uniti. La pellicola vuole raccontare le sensazioni più profonde della cultura afroamericana nel momento in cui tenta di essere accettata da quella bianca, vediamo la lentissima morte di un tipo di razzismo e l’emergere di un altro. Il grande merito del regista è di saper raccontare questo delicato tema non tanto con le parole ma soprattutto con immagini emblematiche che ne racchiudono il significato, esempio fra tutti gli inservienti di colore o gli amici di colore che entrano in casa, hanno tutti un’espressione vuota, sembrano non riuscire a dire quello che vorrebbero, come svuotati dalla volontà. Spaziando da immagini e situazioni ben differenti, viviamo un inizio più pacato, dove il razzismo che viene rappresentato dall’agente di polizia risulta essere ben più attuale e contemporaneo da quello che vivremo. Giunti nella casa tramite una serie di piccole scene si può percepire un’evoluzione netta nelle tematiche passando da una più superficiale concezione di razzismo ad una situazione più profonda e maturata, Chris si trova paralizzato ed impotente come uno spettatore che guarda un film. L’evoluzione trova la sua forma completa nel finale, dove viviamo il completo smascheramento del perbenismo ipocrita che pervade la pellicola, e probabilmente anche l’America.

Nonostante tematiche sociali e comicità, la tensione rimane sempre ben dosata e non ci sono veri e propri cali, ma anzi cresce piano piano fino all’exploit finale dove la chiave horror è ben più presente. Da subito viviamo una situazione disturbante e ci rendiamo conto che c’è qualcosa che non va. Il vero pregio di Get Out come pellicola è proprio nel riuscire con estrema semplicità a donare disagio e un senso di pericolo per tutto il film. Grazie a qualche inganno narrativo non sappiamo ben comprendere che cosa c’è che realmente non va fino al finale della pellicola, dove un incredibile colpo di scena cambierà completamente e rapidamente le sorti della pellicola. La comicità è ben presente e praticamente totalmente rappresentata dal bravissimo Lil Rel Howery. Usata in pochissime scene, saggiamente inserite nei momenti giusti, la componente comica non fa altro che dare ancora più ritmo alla pellicola, spezzando si la tensione ma senza mai veramente abbassarla.

Il cast è stato ampiamente azzeccato, partendo dall’indiscusso protagonista Daniel Kaluuya, già conosciuto per aver interpretato Skins e l’episodio 15 milioni di celebrità della serie Black Mirror (QUI la nostra recensione). L’attore britannico ci regala un’intensa interpretazione, fatta quasi solamente di sguardi ed espressioni facciali, ci porta nel dubbio e piano piano nel terrore che vive Chris con forte empatia. Ad affiancarlo la bella Allison Williams che interpreta Rose, che con una interpretazione convincente ci regala anche lei un personaggio complesso e ben strutturato. Però la miglior interpretazione femminile va alla madre di Rose, interpretata da una superba Catherine Keener, calata totalmente nel personaggio tanto difficile da interpretare quanto malefica da vedere sullo schermo. 

Get Out è un prodotto ben riuscito, che non deluderà lo spettatore. Non certo un horror come viene decantato ma più un thriller che fa del sociale la sua tematica portante. Angosciante per quanto risulta credibile e disturbante per quanto risulta attuale, la pellicola di Peele è un film che funziona senza mai smettere di percorrere quei suoi binari ben costruiti. Non avrete paura durante la visione e forse dormirete sonni tranquilli, ma penserete, ragionerete e proverete un senso di disagio. Ecco Get Out, dove il perbenismo americano viene mostrato come ipocrisia. Vi sorprenderà.


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