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[Recensione] La Torre Nera – L’Uomo in Nero fuggì nel deserto e il Pistolero lo seguì

  • da Marco Travicelli Sciarra
  • 10 agosto 2017
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“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”, con questa celebre frase nel 1982 iniziava L’Ultimo Cavaliere, primo libro di una delle più lunghe ed epiche saghe letterarie mai realizzate, La Torre Nera di Stephen King. Prima di iniziare tendo a precisare che chi vi scrive è un grande fan della saga cartacea e di Stephen King stesso.

È da davvero molti anni che si parla di una fantomatica trasposizione dell’opera magna di Stephen King, la saga de La Torre Nera, composta complessivamente da otto romanzi pubblicati tra il 1982 e il 2012. Per la prima volta se ne era parlato nel 2007, quando J. J. Abrams e Damon Lindelof, co-ideatori della serie televisiva Lost, acquisirono i diritti per realizzare la prima sceneggiatura per quello che sarebbe dovuto essere il primo di una serie di film, ognuno dei quali tratto da un capitolo della saga letteraria. I due, intimoriti anche dalle relative difficoltà creative, non si impegnarono particolarmente nel proseguire il progetto e nella primavera del 2010 fu quindi la Universal Pictures a rilevare i diritti. Il nuovo progetto prevedeva la produzione di una trilogia cinematografica e almeno due stagioni di una serie televisiva da trasmettere sulla NBC durante gli intervalli tra le uscite dei film; la sceneggiatura era stata affidata a Akiva Goldsman, mentre la regia sarebbe stata affidata a Ron Howard, che sarebbe figurato anche come produttore insieme a Brian Grazer e allo stesso Stephen King. All’epoca si fissò subito una data per il rilascio del film, il 17 maggio 2013, sembrava tutto pronto e ben avviato, Javier Bardem era stato scelto per impersonare il protagonista Roland Deschain, mente Naomie Harris avrebbe impersonato Susannah Dean. Tuttavia le riprese non iniziarono mai, il budget fu dilapidato ed il progetto pian piano naufragò. Nei mesi successivi sia Warner che HBO erano interessati ad acquistare i diritti per realizzare uno serie TV, ma anche questo tentativo non andò a buon fine. Sembrava che la più celebre opera di King fosse maledetta, nessuno riusciva a portare avanti questo progetto fino a quando, nel 2015, la Media Rights Capital e la Sony Pictures annunciarono ufficialmente l’acquisizione dei diritti, pianificando sia la produzione di una serie di film che di una potenziale serie televisiva complementare. Nikolaj Arcel fu chiamato a dirigere il primo film della saga e a rimaneggiate la sceneggiatura pensata anni prima da Goldsman con l’aiuto dello stesso King.

Il primo lungometraggio, proprio per volontà di King, è basato sullo scheletro de L’ultimo cavaliere, primo libro della saga, ma non segue per nulla la sua storia. Il film, che si rivela essere un sequel della saga letteraria, parte dal “centro” della storia narrata nella serie di libri, facendo riferimento a quasi tutti i libri che la compongono. Nel film troviamo il coraggioso Pistolero Roland Deschain, interpretato da Idris Elba, il malvagio Uomo in Nero, interpretato da Matthew McConaughey, e Jake Chambers, interpretato dal un sorprendete Tom Taylor. Non sono presenti però nel filmi due co-protagonisti introdotti nel secondo libro, Eddie e Susannah, scelta condivisibile, visto che pone il regista nella posizione di mostrare la solitudine di Roland prima della formazione del ka-tet. Sarà riuscito Nikolaj Arcel a restituire le stesse atmosfere ed emozioni della saga letteraria in un film di solamente 95 minuti?

Nella odierna New York, il giovane Jake Chambers è tormentato quotidianamente da strani sogni e visioni che lo costringono a rivolgersi a uno psichiatra, sogni che hanno una stretta relazione con dei terremoti che stanno affliggendo tutto il mondo. Le principali immagini visualizzate dal ragazzo sono quelle di un pistolero, di una torre nera e di un uomo in nero, oltre che di molta gente morta. Jake disegna ossessivamente ciò che sogna, ma nessuno sembra credergli, tutti lo pensano pazzo. Uno dei suoi sogni lo conduce in una vecchia casa in cui trova uno strano dispositivo che, una volta attivato, lo catapulta in un universo parallelo, in cui fa la conoscenza del pistolero protagonista dei suoi sogni: Roland Deschain. In questa realtà, chiamata Medio-Mondo, Jake si unisce alla missione di Roland, alla quale si rende presto conto di essere stato predestinato a farne parte. L’obiettivo dei due sarà quello di salvare Medio-Mondo raggiungendo la Torre Nera, una leggendaria struttura in grado di dominare il tempo e lo spazio, che sorregge tutti i mondi, il nostro, il medio-mondo e moltissimi altri, prima che cada nella mani del malvagio stregone Walter Padick, l’Uomo in Nero.

La Torre Nera è il cardine intorno al quale girano tutti i romanzi di King, tutto è collegato alla torre, la quale sorregge questo “multiverso” mantenendo l’equilibrio. Per questo motivo Arcel non manca di inserire moltissime citazioni al altre opere di King all’interno del suo film, molte delle quali hanno o avranno nell’immediato futuro una trasposizione cinematografica o televisiva.

Ma passiamo a parlare un po’ più nel dettaglio di questa pellicola partendo da uno dei punti forti, il cast. Nonostante la pioggia di critiche piovuto dopo la scelta di Idris Elba, attore di colore, come Pistolero, storicamente descritto da King come Clint Eastwood, l’attore britannico riesce a scacciare qualsiasi dubbio rendendosi protagonista di un’ottima prova attoriale. Quello che viene messo in scena è un ottimo Pistolero, molto simile a quello che ammiriamo nei romanzi. Matthew McConaughey con la sua carismatica presenza salva il personaggio dell’Uomo in Nero, profondamente penalizzato dalla sceneggiatura. La vera sorpresa di questo film è Tom Taylor, il giovane ragazzo che interpreta Jake Chambers, personaggio molto sfaccettato e sui generis, che in questo film diventa ancora più centrale, grazie proprio all’interpretazione di Taylor. Ottima la sintonia che si crea tra Elba e Taylor, protagonisti di momenti eroici ed altri ironici, molto simili a quelli letti sui libri. La regia e la fotografia sono buone, ricche di dettagli e movimenti di camera interessanti, ben orchestrate nelle scene d’azione, mai troppo frenetiche e confusionarie. La colonna sonora, originale e non, è ben scelta e amalgamata a ciò che avviene, enfatizzando molto le scene mostrate nella pellicola.

Sfortunatamente però le note positive finiscono qui, perché il problema maggiore di questo film risiede in un campo molto importante, la sceneggiatura. Sia chiaro, non ci troviamo di fronte ad una pellicola colma di buchi di trama, ma ad una sceneggiatura stracolma di contenuti che in soli 95 minuti non riescono ad essere ben valorizzati. Nel film vengono rappresentati diversi momenti chiave di tutti i libri della saga, troppi, in maniera frenetica e discontinua, un lungo susseguirsi di scene d’azione e cariche di tematiche importanti, per nulla approfondite ed amalgamate tra loro. Analogamente a quanto accade nel primo libro, la Torre e l’Uomo in Nero non vengono per nulla approfonditi, per quanto la cosa funzioni sulla carta stampata, non è lo stesso sulla pellicola, che ha regole e tempistiche ben differenti. L’Uomo in Nero si salva solamente grazie al grande carisma di McConaughey che riesce a rendere il personaggio iconico ogni volta che appare. Il film sarebbe dovuto durare come minimo 30 minuti in più, meglio ancora un ora, così da poter ben approfondire tutti i temi trattati e creare un ottimo starting point per una futura saga cinematografica, ma sfortunatamente non è stato così.

In conclusione, La Torre Nera ahimé è una grande occasione sperata, un film poco più che sufficiente tratto da una saga che rappresenta una vera e propria pietra miliare della letteratura. C’erano tutti i presupposti per realizzare un film ed una futura saga cinematografica di grande livello, ma con una produzione disorganizzata come questa è tutto più difficile. Da fan dell’opera originale, spero vivamente che il film incassi quanto sperato e che la saga non muoia qui, tornando con la serie televisiva fissata per il 2018 ed altri film, perché non sempre una falsa partenza prevarica l’intero svolgimento di un progetto. 

Le basi ci sono, gli attori pure e lo stile non manca, ora basterebbe affrontare tutti gli argomenti con calma, senza fretta, rispettando le giuste tempistiche che alcune tematiche meritano.

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