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[Recensione] Marvel’s Agents of SHIELD 5×01-02 – Orientation

  • da Luca Brindani
  • 3 dicembre 2017
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Finalmente è tornato Marvel’s Agents of SHIELD, un ritorno atteso e che fa subito il botto.

La prima parte della doppia premiere inizia con un flashback che sembra totalmente scollegato dalla vicenda, mostrandoci la vita quotidiana dell’agente che ha rapito il team alla fine della stagione scorsa, salvo poi rivelare, ma senza mostrarlo direttamente, che è un alieno. Successivamente passiamo al momento del rapimento e scopriamo che di tutta la squadra dello S.H.I.E.L.D., solo Fitz (Iain De Caestecker) è stato lasciato indietro.
Il gruppo verrà poi decongelato e spedito tramite un monolite bianco nello spazio, o così sembra, inizialmente.
Gli Agenti si troveranno spaesati e abbandonati a loro stessi in una stazione piena di ostili Kree, con solo una persona su cui affidarsi, il misterioso Deke.
Il gruppo composto da: Coulson (Clark Gregg), Daisy (Chloe Bennet), May (Ming Na Gwen), Jemma (Elizabeth Henstridge), Mack (Henry Simmons) e Yo Yo (Natalia Cordova-Buckley) avrà però un’amara soprpresa: non sono solo nello spazio ma sono nel futuro; 90 anni in un futuro dopo la terra è stata distrutta e gli ultimi esseri umani rimasti vivono in condizione di schiavitù o disagiata su un avamposto prima terrestre ora dei Kree.
Quindi dopo l’HYDRA, gli Inumani, i demoni, le intelligenze artificiali e le realtà virtuali in stile Matrix Jed Whedon e Marissa Tancharoen portano gli agenti a confrontarsi con un nuovo ambiente ostile, il loro futuro.

Le prime due puntate di questa stagione provocano un senso di spaesamento nello spettatore che è portato come i nostri protagonisti a volere risposte sull’accaduto e sul dove sono, risposte che arrivano anche prima di quello che si pensa e che vengono lanciate come dei pugni ben assestati allo stomaco sia degli agenti che di chi guarda.

Vengono anche inseriti dei nuovi interessanti personaggi all’interno di questa premiere come Deke, interpretato da Jeff Ward, contrabbandiere con la propria attività di “svago” ossia una ricostruzione del framework nascosta ai Kree.

Gli 80 Minuti di questa premiere scorrono meravigliosamente, Whedon e il team della serie riescono a costruire due puntate piene di piccoli colpi di scena, che seppur vediamo arrivare su schermo vengono gestiti alla perfezione e fanno in modo di tenere alta la tensione.

Anche il destino di Simmons, seppur telefonato come svolgimento viene gestito così bene che si è portati a essere sempre in tensione per il suo avvenire.

E’ incredibile come in 80 minuti sia stato gestito egregiamente un gruppo così folto di personaggi, ma che ormai agiscono come una vera e propria forza anche in singolo.

Inoltre viene anche fugata, almeno per queste due puntate, la paura che gli effetti speciali sembrassero troppo finti rispetto allo standard a cui Agents of SHIELD ci aveva abituati, anzi se possibile si vede una certa cura al dettaglio nonostante i pochi mezzi che hanno a disposizione, e ciò non può che fargli onore.

Sicuramente ci sarà da tenere d’occhio lo svolgimento futuro tra Fitz, rimasto nel passato/presente (la quinta puntata lo vedrà anche protagonista) e l’arrivo degli ospiti di Kasius, il Kree in capo della stazione…

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