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[Recensione] Marvel’s Luke Cage Stagione 2 – Eredità dannata e Potere

  • di Claudia Basile
  • 23 Giugno 2018
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Il 22 Giugno è stata distribuita su Netflix la Seconda stagione di Marvel’s Luke Cage, seconda iterazione dedicata all’eroe più forte di Harlem dopo gli avvenimenti di The Defenders.

Luke Cage (Mike Colter) è diventato il protettore di Harlem contro tutte le minacce che Mariah Dillard (Alfre Woodard) e Hernan “Shades” Alvarez (Theo Rossi) non possono tenere fuori dal quartiere mentre stanno diventando legittimi. Nel frattempo arriva in città John Mclver (Mustafa Shakir), un Giamaicano dalla forza sovraumana che si fa chiamare Bushmaster ed ha dei rancori verso la famiglia Stokes al punto da essere disposto a tutto pur di soddisfare la sua sete di vendetta. Intanto, l’eroica detective di Harlem, Misty Knight (Simone Missick) continua la sua indagine per mettere in galera Mariah e chiudere la sua impresa criminale.

Nella stagione due di Marvel’s Luke Cage, gli eventi di The Defenders hanno avuto poca risonanza se non nei rapporti tra i personaggi che sono decisamente più stretti dopo aver impedito alla Mano di distruggere New York e dopo il sacrificio di uno di loro. Il rapporto che più è messo a rischio dai nuovi problemi che arrivano in città è quello tra Luke e Claire (Rosario Dawson), che non può più continuare a vedere il suo uomo in preda al rancorerche avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle e che forse in parte è causato dalla colpa di non aver potuto salvare Matt Murdock (Charlie Cox) a Midland Circles e la sua ritrovata vulnerabilità con l’arrivo in città di Bushmaster.

Quest’anno in gioco non c’è solo Harlem ma c’è anche l’anima dei protagonisti. Mariah continua a cadere sempre di più in preda alla maledizione del cognome “Stokes” e ai peccati di Mabel Stokes, proprio quando sembra essere vicina a riappacificarsi con la figlia, Tilda Johnson (Gabrielle Dennis); mentre Carl Lucas non riesce a scacciare quei fantasmi del suo passato che ancora lo tormentano, sono visibili sempre sul volto impavido del suo alter ego, Luke Cage, Power Man.

Cheo Hodari Coker, showrunner della serie, impara dagli errori della scorsa stagione, dando meno spazio possibile a Mike Colter da solo in scena, accostandogliapersonaggi secondari e non delle serie di Marvel/Netflix e concentrandosi dall’altra parte sulla guerra di potere e sull’eredità sanguinosa del cognome Stokes; che era stata solo paventata nella prima stagione e che quindi esplode causando disastro, morte e disperazione in quel di Harlem, che non ha più nemmeno un porto franco, tutto è iniziato con la morte di Pop’s e può solo peggiorare. I personaggi nei 13 episodi di questa stagione passano attraverso vari stadi di disperazione e impotenza, iniziamo a vedere le prime increspature nella nuova identità del fu Carl Lucas, i dubbi della detective Knight, l’oscurità che circonda Mariah e Tilda e iniziamo a vedere sempre più Shades sotto una luce totalmente diversa. Se nella prima stagione Mariah e Shades avevano fatto la parte dei leoni, qui cedono ai loro più bassi istinti, per uno è solo l’ennesimo passo verso la dannazione eterna per l’altra è un salto troppo grande nell’eredità che le è stata lasciata dalla sua famiglia e che fa di lei Black Mariah. Bushmaster si è rivelato nella sua imposizione iniziale, un buon villain che aveva dei “motivi” radicati per le sue azioni e che nella sua spietatezza facevano trasparire disperazione e rottura dell’anima. Conclude la lista, James Lucas (Reg E. Cathey) che rende conto delle sue azioni e finalmente ci porta un po’ di pace in questa distruzione e ci regala un’ultima ottima interpretazione per il, purtroppo, passato a miglior vita, Reg E. Cathey.

Non c’è mai un momento morto e il crogiolo di personaggi che gira attorno a “Power Man”, da Foggy Nelson e Danny Rand (Finn Jones) fino ai criminali come Turk Barret o Sugar, fanno sentire il quartiere vivo e vibrante di vita e danno ritmo alla serie che nei momenti di vuoto riesce grazie all’ampio mondo che si è costruito intorno agli “EX” Defenders essere d’intrattenimento. Nella puntata 10 assistiamo anche ad una puntata che manifesta come i fan si sono fatti sentire e che l’hype per un possibile, “Heroes for Hire”, è presente anche nella crew della serie che spinge tanto perché accada e che per ora si diverte con citazioni e bombastici team up sulle note dei Wu Tang.

La regia messa in scena in questa stagione è solida e prende a piene mani dai Gangster movie di altri tempi, prendendo le distanze dal territorio e mostrando da vicino le vite al limite della legge e le vite di chi la legge la fa rispettare. Il tutto è poi condito da una ottima fotografia, che già nella prima stagione aveva fatto insieme alle musiche la parte del leone e che qui riesce a trovare delle ottime luci per raccontare una storia di vulnerabili esseri umani e potere. Le musiche come al solito sono state scelte con cura e fanno di questa serie una di quelle con la miglior colonna sonora disponibile su Netflix e che ha un pezzo giusto per ogni momento.

“Non è importante avere il Potere, quanto saperlo usare.”

Questa frase riecheggia nelle ultime puntate dove viene concluso un arco importante della vita dei personaggi e si è introdotti ad un nuovo status quo tutto da esplorare per una terza stagione su cui siamo ottimisti e che sembra promettere almeno un risvolto inaspettato in mezzo ad un classico gangster show con qualche irruzione di super poteri.


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