June 25, 2018
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[Recensione] Monolith di Ivan Silvestrini

  • da Luca Brindani
  • 12 agosto 2017
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L’8 Luglio al Cine&Comic Fest di Genova si è tenuta la proiezione in Anteprima in lingua Italiana di Monolith, pellicola liberamente tratta dall’omonimo fumetto di Roberto RecchioniMauro Uzzeo e Lorenzo Ceccotti. Noi eravamo presenti all’evento e quindi vogliamo darvi la nostra opinione, non solo del film ma anche del progetto in sé.

Prima della proiezione c’è stata una conferenza con Roberto Recchioni e Ivan Silvestrini, rispettivamente ideatore del soggetto originale, poi diventato fumetto, e regista della pellicola. Abbiamo quindi potuto scoprire come è nato il progetto.
Roberto Recchioni ci racconta di quella estate in cui si è trovato, stranamente (come aggiunge lui), in ospedale e sentiva sempre di più notizie su madri che lasciavano i loro bambini in auto al caldo. La cosa lo ha colpito a tal punto che quando ha successivamente sentito la notizia dello sviluppo di un’auto “sicura” ha ben pensato di mischiare questo e altri elementi come la sicurezza nel 21esimo secolo e la tecnologia in un soggetto per il cinema. Peccato che poi non se ne fece più nulla, quantomeno fino al 2015. Il 2015 sarà un anno importante per Monolith, racconta Roberto, proprio all’inizio dell’anno stava discutendo con Mauro Uzzeo e altri della Sergio Bonelli della possibilità di realizzare un fumetto su questo suo soggetto. L’idea piacque e non solo, l’autore venne poi contatto da Lock e Valentine (a cui poi si aggiungerà Sky), una casa di produzione Inglese che era entrata in possesso della sceneggiatura e voleva andare avanti con il progetto del film. Ormai Monolith era fuori dal limbo.
Parallelamente vengono quindi realizzati il fumetto, uscito poi in Anteprima a Lucca e composto da due volumi con i nomi di Roberto Recchioni, Mauro Uzzeo e LRNZ (Lorenzo Ceccotti) e la pellicola a cura di Ivan Silvestrini (che curerà anche la regia), Mauro Uzzeo, Elena Bucaccio e Stefano Sardo.
Ivan Silvestrini, presente alla presentazione, ci ha poi parlato del suo approccio alla pellicola e del lungo processo produttivo. Perché se realizzare la sceneggiatura di un film tratto da un concept così semplice è complicato immaginate riuscire a trovare le location che possano nella loro vastità e nei loro colori ben adeguarsi ad essa. L’idea infatti, come rivela Silvestrini, all’inizio era di girare in New Mexico, ma quel luogo non si prestava assolutamente al tipo di atmosfera che la pellicola doveva idealmente avere, sarà alla fine il deserto dello Utah a fare da sfondo a questo drama/thriller.
Il regista parla anche dell’estenuante lavoro di montaggio e post produzione, il ragazzo, abituato a corti e alla televisione si è trovato per la prima volta a detta sua a tagliare scene che aveva girato perché o non trovavano spazio nel film o non funzionavano. Ha inoltre dovuto supervisionare alla cura di molte parti in computer grafica che si sono rese necessarie avendo come “villain” di una pellicola un’auto intelligente.
L’introduzione viene terminata con i ringraziamenti e parte la pellicola di cui vi andiamo a parlare subito.

La trama è molto semplice, Sandra (Katrina Bowden) è una giovane madre che è in viaggio con David, il suo figlioletto, alla volta della casa dei nonni paterni, mentre il marito Carl (Damon Dayoub) è a lavorare a Los Angeles. Sandra sta guidando un Suv di nuova generazione, Monolith, concepito per garantire la massima sicurezza e il comfort dei suoi passeggeri, il tutto gestito da un’IA Evoluta, Lilith. Sandra per una serie di vicissitudini si troverà chiusa fuori dall’auto, incapace di poterla aprire, da sola nel deserto, con David intrappolato all’interno. Inizia così una corsa contro il tempo e una sfida psicologica che metterà a dura prova la madre per liberare il figlio.
La pellicola presenta una regia molto consapevole dei limiti derivati dal numero esiguo di attori e dall’ampia location, così variegata anche a livello di paesaggi che si è reso necessario spostarsi per poter trovare i punti per le migliori riprese (come rivela il regista), non è elaborata e non si perde in tecnicismi o in virtuosismi non necessari, anzi riesce a rafforzare la sceneggiatura che è chiara e permette allo spettatore di capire tutto ciò che avviene su schermo, senza bisogno che venga spiegato.

Dopo un inizio lento, il film ingrana nel momento in cui inizia la sfida, una battaglia tra una madre e un monolito a quattro ruote che richiama in stile e forma quello visto in 2001: Odissea nello Spazio, chiara ispirazione del design della macchina.
La tensione nella parte centrale è palpabile e quando sembra tutto perduto inizia a diventare oltre che tensione fisica anche psicologica, riuscendo a tenere lo spettatore incollato allo schermo.
La computer grafica della macchina e dei suoi movimenti, quando si muove, perché per lo più rimane immobile e spaventosamente minacciosa all’esterno nel deserto, è ben realizzata, tranne forse in una scena un po’ più movimentata in cui sembra quasi di essere in un videogioco.
Le musiche sono purtroppo uno dei punti più deboli del film, assordanti in certi punti e fin troppo presenti. Si segnala anche il doppiaggio, poco convincente.

In definitiva Silvestrini alla sua prima prova da regista su un lungometraggio (ricordiamo che il film è il film è stato girato prima di 2night) si comporta bene lasciandosi guidare da una solida sceneggiatura, mentre il comparto tecnico tende a non essere all’altezza.

Concludendo, Monolith si presenta come una buona opportunità di indagare su cosa siamo disposti a fare per la nostra sicurezza e quella dei nostri familiari, un tema sempre più importante in questo 21esimo secolo in cui facciamo sempre più affidamento alla tecnologia anche per la nostra protezione. Non si può inoltre non consigliarlo in quanto interessante esperimento Italiano che ha trovato anche il supporto di una produzione internazionale e che lascia comunque il segno al termine della visione.

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