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[Recensione] Nameless – Il criptico e folle trip di Grant Morrison, in cui nulla è reale

  • da Marco Travicelli Sciarra
  • 21 aprile 2017
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Finalmente è arrivato il momento che attendevo da tempo, Nameless, del trio Grant Morrison, Chris Burnham e Nathan Fairbairn arriva oggi sugli scaffali delle fumetterie di tutta Italia grazie a Saldapress. Chi segue da ormai quasi un anno RedCapes saprà che Morrison è uno dei miei scrittori preferiti, una autore poliedrico e versatile, che riesce a lasciare la propria traccia su qualsiasi cosa tocchi. Questo Nameless è un titolo difficile che sinceramente non ero sicuro che sarebbe arrivato in Italia, un fumetto complesso e criptico che al suo interno nasconde molte tematiche care all’autore ed in breve anche la sua poetica.

Non è facile parlarvi di questo fumetto senza alcun rimando alla trama e soprattuto a ciò che l’autore vuole comunicare, per cui mi perdonerete ma dovrò per forza fare dei riferimenti velati al contenuto di questa graphic novel. Quindi di cosa parla Nameless? Bella domanda!
L’incipit della storia è apocalittico, un enorme asteroide soprannominato Xibalba – come il regno dei morti nella cultura Maya, sta viaggiando verso la Terra alla velocità di 80.000 kilometri all’ora e si schianterà contro in nostro pianeta fra 33 giorni. Un’eccentrico miliardario, Paul Darius, lancia un equipaggio nello spazio per salvare il mondo, tra loro troviamo il nostro “protagonista”, un esperto dell’occulto il Senzanome che, mediante l’utilizzo di una Chiave Onirica, dovrà aprire una fantomatica porta all’interno dell’asteroide fermando così la sua marchia verso la terra. Ma cosa è Xibalba? Cosa contiene? Chi o cosa c’è dietro alla porta?
Insomma Nameless è Armageddon scritto da H.P. Lovecraft, condito con molta mitologia e un po’ di Linda Falorio, un pizzico di Philip K. Dick, Kenneth Grant e Aleister Crowley, ed un cenno di Inception e Prometheus. Un fumetto complesso e criptico che, come ogni opera dello scrittore Scozzese, necessita di diverse chiavi culturali che permettano di accedere alla sua essenza. 

Questo in breve è solamente l’inizio, il punto di partenza di un viaggio psicologico e mistico, fatto di trame, sottotrame, rimandi, narrazione ciclica, la dualità, eventi ripetuti, diversi piani temporali intersecati tra loro, ovvero un vero e proprio fumetto alla Morrison. Nonostante le classiche premesse tipiche di qualsivoglia film di fantascienza, la narrazione, sia visiva che concettuale, viaggia su diversi piani temporali, incastrati tra loro, un po’ come già accadeva in Pax Americana – quarto albo di The Multiversity. Una lettura che non va di certo presa alla leggera, come i lettori più navigati già sapranno una sola lettura con Morrison non basta, ne servono molte di più, serve ragionamento, serve una mente libera e reattiva che riesca a collegare tutti i tasselli e comprendere al meglio quest’opera. Sia chiaro, sto parlando di complessità non perché il fumetto sia poco chiaro, tutt’altro, ma principalmente perché con Nameless ci troviamo di fronte ad una lettura mastodontica, lontana anni luce dal 80% della produzione fumettistica odierna, che tira in ballo temi importanti e culturalmente elevati, non accessibili ad ogni tipo di lettore. Ma del resto si tratta pur sempre di un fumetto di Grant Morrison, non di certo la semplice storia di un supereroe che salva un gattino sull’albero.

Questo progetto, nato durante la realizzazione di Batman Incorporated da un idea del disegnatore Chris Burnham e poi sviluppato dalla folle mente di Grant Morrison, negli Stati Uniti è stato pubblicato dalla Image Comics, casa editrice che, a contrario di quanto può succedere in Marvel e Dc Comics, ha dato il 100% della libertà allo scrittore, e questo si nota fortemente, libero da ogni stilema qui Morrison da libero sfogo alla sua mente, raccontando una storia che vuole come vuole.

Passiamo ora ad un altro punto fondamentale di quest’opera, i disegni di Chris Burnham ed i colori di Nathan Fairbairn. Iniziamo dal disegno, sporco, grottesco e disturbante, nudo e crudo, senza censure e senza qualsivoglia limite, Burnham mette su carta alla perfezione l’opera orrorifica che ha ideato insieme a Morrison. Lo storytelling è da capogiro, da buon allievo di Frank Quitely, Burnham gioca con la tavola, rompe con grande maestria ogni schema compositivo, creandone uno tutto suo, che va ad adattarsi perfettamente alla sceneggiatura e che rappresenta anche una delle facce di questo Nameless. In alcune scene mi ha ricordato molto We3, altra opera dello scrittore Scozzese, disegnata dal già citato Quitely, in cui lo stravolgimento della tavola e i raptus di follia improvvisi erano all’ordine del giorno. I colori di Fairbairn sono anch’essi ottimi, come abbiamo potuto ben notare già in Pax Americana, il colorista è molto versatile e si dimostra ancora di più un profondo conoscitore della maschera Gamut, mediante la quale riesce a creare degli splendidi accostamenti cromatici che vanno ad elevare il risultato finale delle tavole. Tavole virtuose, vignette libre, soggetti grotteschi e disturbanti, colori potenti e ottimamente bilanciati, con queste poche parole potremmo descrivere la potenza visiva di questo incubo Lovecraftiano partorito dalla mente di Morrison.

Nameless è un fumetto che ha diverse chiavi di lettura, parte da una cruenta storia fantascientifica per poi addentrarsi nei meandri della psiche umana, tutto serve da pretesto a Morrison per analizzare la razza umana, un cruento trattato sociologico, che mette in mostra una profonda dualità nella visione dello scrittore, bianco e nero, difetti e pregi, luce e ombra, due facce della stessa medaglia insomma, come le due facce della luna. Morrison gioca con i suoi personaggi e anche con i suoi lettori, diventando quasi un qualcosa di interattivo, un gioco finemente realizzato, in cui ci porta a dedurre qualcosa, ad aspettarci un determinato evento che puntualmente non avviene, lo scrittore stravolge tutto sotto ai nostri occhi, portando il lettore a subire, come il protagonista della storia, il volere di qualcun altro, un’enorme mano che cala dall’alto e rimescola le carte a piacimento. Vi assicuro che questa esperienza per un lettore che cerca qualcosa di più ricercato e ragionato risulta davvero molto piacevole e appagante. Nameless è una lettura ciclica, un fumetto che merita e necessita molte letture, con un incipit ed un finale strettamente legati come a voler dire al lettore “Bene, ora torna a pagina 1 e ricomincia tutto da capo, ecco il tuo new game plus!”. La storia vi fornisce tutti gli indizi per essere compresa, sta a voi coglierli e collegarli completando così un mosaico perfetto. Il finale, come spesso accade nelle opere di Morrison, è aperto, lascia una libera interpretazione ad ogni lettore, anche se solo una è quelle davvero corretta.

Prima dell’approdo in Italia di Nameless lo lessi in originale, ma vi assicuro che la lettura risultò molto difficoltosa, non solo perché le opere del caro “pelatone” Scozzese sono molto complesse ed il linguaggio da lui adottato è aureo e formale, ma soprattutto perché la pubblicazione mensile spezzava profondamente un opera che per essere compresa, assimilata e apprezzata merita una lettura unitaria. Fortunatamente in Italia Saldapress ha deciso di proporre questo fumetto in un unico albo, molto curato dal punto estetico, tradotto ottimamente, che possiamo trovare in due edizione, un brossurato da 168 pagine che, al prezzo di 15,90€, racchiude i 6 capitoli della storia, e un cartonato da 192 pagine che, al prezzo di 24,90€, oltre ai 6 capitoli della storia presente anche diversi extra, come la scansione di alcune tavole originali di Burnham, lo step-by-step della realizzazione della copertina del primo numero e del logo e soprattutto una guida alla lettura scritta proprio da Grant Morrison che aiuterà molto la comprensione di alcuni passaggi dell’opera fornendo al lettore tutti gli elementi fondamentale per risolvere tutti gli enigmi disseminati in Nameless. Personalmente consiglio l’acquisto del cartonato, comprendo benissimo che 9€ in più non sono pochi, ma sinceramente questa volta ne vale davvero la pena, considerando anche che siamo difronte ad una delle migliori opere dell’autore Scozzese.

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