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[Recensione] ODY-C Volume 2: Figli di Lupa di Matt Fraction e Christian Ward

  • di Luca Brindani
  • 29 Maggio 2018
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ODY-C Volume 2 Recensione

Arriva anche il secondo volume di ODY-C in Italia, sempre grazie a saldaPress e possiamo dunque di nuovo immergerci nell’epico mondo fantascientifico basato sull’opera di Omero e ricreato da Matt FractionChristian Ward.

In questo secondo volume ci concentriamo su He, l’uomo che ha scatenato la guerra di Troiia. Ormai reso schiavo sul pianeta lussurioso di Q’af, esso sotto il controllo dei due figli di Herakles, Hyrar e Zhaman. He, ormai disperato e senza uno scopo nella vita, lasciato a sé, l’uomo più desiderato dall’intero cosmo diventa col passare dei giorni sempre più un guscio vuoto, che non riesce a trovare più nemmeno piacere, quando Ene, la sua amata, lo abbandona.

Fraction continua a esplorare l’Odissea di Omero, mischiando anche un po’ dell’Eneide questa volta, quel giusto che serve a dare un incipit alla sua storia che poi si allontana da quelle epiche battaglie e si concentra su un mondo decaduto e decadente come quello di Q’af. Le Achaee fanno spazio agli uomini e alle donne di Q’af in questa nuova storia che ci racconta un altro lato dell’epica storia che gli Dei hanno plasmato per i propri burattini, gli esseri umani. Quando però gli Dei se ne vanno e gli esseri umani pensano, non solo di essere liberi, perché liberi non sono, ma si approcciano anche ai piaceri della carne, piaceri che li trasportano in una dimensione di lussuria e violenza, dove fluidi imperniano le strade, le stesse strade che gli schiavi prima pulivano.  Fraction continua a narrare la sua personale odissea in una commistione di prosa e fumetto, dove le parole sono auliche e accompagnano un epico viaggio nei ricordi di un’antichità più semplice, ma non meno violenta, costellata da semidei come Herakles e allo stesso tempo descrivendo un mondo lascivo che non ha più nulla di epico, se non le orge nei bordelli altolocati.

Christian Ward è stato uno dei punti forti del primo volume e anche in questo secondo volume ci dimostra la sua bravura. La sua arte pop e i suoi character design estremamente dettagliati e coloratissimi sono al centro dell’attenzione come anche le spade, il sangue e la carne. Qui Ward applica uno storytelling meno ricercato in molte sequenze, tutto per il bene del racconto. I momenti dove il disegnatore dimostra di più suo talento sono senza ombra di dubbio rappresentati dalle sequenze passate e dai racconti di quel tempo ormai scomparso. Momenti dove deve rappresentare mostruose creature e combattimenti non accontentandosi di dare un tono epico al tutto, ma creando dei veri e propri quadri che rispecchiano un antico gusto per la pura forza bruta e per il sangue che scorre. I testi aulici di Fraction sono dunque accompagnati da chiarissime sequenze tipiche dell’epica, come quelle del racconto di Herakles e delle sequenze dedicate ed Ene. Dal primo volume di ODY-C sono mutuate alcune scelte di storytelling, per esempio i piani sequenza che caratterizzavano gli scontri, dove la violenza aveva sfogo; qui oltre a quelle, in essi, i personaggi non danno solamente sfogo alle loro pulsioni violente ma anche alla loro voglia di sangue e vendetta. A queste soluzioni visive se ne aggiungono altre abbastanza impressionanti dal punto di vista puramente contenutistico e dal comparto dei colori: infatti, se nel primo volume faceva da padrone l’epicità della battaglia veniva ancora di più accentuata dai disegni fluidi e dai colori di Ward, qui avviene la stessa cosa con i piaceri della carne, con il sesso che diventa un atto importantissimo per l’uomo e di cui ogni movimento è talmente plastico da sembrare parte di un rituale.

ODY-C era un esperimento particolarmente difficile da realizzare sia dal punto di vista grafico, che necessitava di un certo tipo di estetica e anche, ma soprattutto, dal punto di vista della prosa: eppure Fraction e Ward ce l’hanno fatta e continuano a saper raffigurare un mondo che non è più quello dell’Odissea, ma è uno tutto loro, un mondo che però sta arrivando alla fine dei suoi giorni. Un secondo volume meno riuscito del primo, probabilmente perché perde l’effetto novità, ma senza ombra di dubbio non meno coinvolgente, perché la commistione di prosa e fumetto che poi risulta nel risultato finale è realizzata in maniera impeccabile e fa di questo secondo volume una lettura per nulla scontata o meno interessante di “Verso Ithicaa“, solo diversa.


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