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[Recensione] Platinum End #1 – Gli Angeli al posto degli Shinighami

  • da Luca Vania Tulumello
  • 8 novembre 2017
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Alla recentemente conclusa edizione del Lucca Comics And Games di quest’anno, Panini Comics ha presentato Platinum End, nuova opera della premiata ditta Tsugumi ŌbaTakeshi Obata, già autori di Death Note e Bakuman. Noi abbiamo letto il primo volume (uscito nelle fumetterie italiane il 2 Novembre) e di seguito vi è la nostra recensione.

Mirai Kakehashi è un adolescente giapponese che nel giorno del suo diploma alla scuola media decide di salire sul tetto di un edifico e di togliersi la vita gettandosi dallo stesso. Convinto di essere già morto, Mirai apre gli occhi e scopre di essere stato salvato! Il suo angelo custode Nasse lo ha infatti afferrato poco prima che potesse schiantarsi contro il suolo. Una volta portato in salvo il protetto, l’angelo a quel punto dona a Mirai dei particolari poteri affinché egli possa essere felice d’ora in avanti e gli rivela infine alcuni macabri dettagli sul suo passato.

Il plot letto sopra non è certamente un concentrato di originalità e freschezza, ma al contempo tratta di temi che risultano sempre molto affascinanti e capaci di rapire una grossa fetta di pubblico. Purtroppo però il primo volume di Platinum End non si limita solo a quella che sembrava una trama semplice ma efficace. Gli autori, dopo il successo planetario di Death Note, decidono di tornare alla loro confort-zone e fanno sì che Platinum End diventi a tutti gli effetti un Death Note riveduto e corretto in salsa cristiana anziché shintoista. Mirai è un protagonista che ad oggi ci appare ancora molto diverso dal Light di Death Note, ma che è stato calato in una storia ed in un contesto che crediamo sapranno presto trasformarlo in un personaggio certamente simile al suo predecessore spirituale.

Platinum End pecca in oltre, lì dove invece Death Note brillava, ovvero nell’originalità. L’opera prima del duo Ōba-Obata raccontava qualcosa di assolutamente nuovo e comunque lo faceva in maniera innovativa, rendendo il protagonista, fin dai primi capitoli il vero e proprio cattivo della storia. Platum End purtroppo di originale ha ben poco, in quanto dopo appena le prime quaranta pagine, la trama si fa piatta e banale più di qualsiasi altro manga shonen indirizzato ad un pubblico ben più piccolo rispetto a quello di riferimento per un’opera come Platinum End. L’evoluzione del protagonista è scontata fin dalla prima apparizione, così come quella del suo angelo custode e l’unico vero colpo di scena che il volume offre è tanto banale quanto prevedibile per coloro i quali hanno già letto i precedenti lavori del duo di autori.

Dal punto di vista prettamente grafico, Platinum End è invece ottimo! Lo stile di Obata, chiaro e pulito, si sposa alla perfezione con l’immaginario collettivo cristiano. Obata riesce anche ad adattare la sua impostazione grafica, rendendola molto più moderna e libera rispetto al passato. Le tavole sono infatti più aperte adesso e permettono all’autore di esprimere tutto il suo potenziale con grandi vignette e doppie splash-page.

In definitiva Platinum End #1 è un fumetto che non solo non ci ha entusiasmato, ma che ci ha più propriamente delusi visto il calibro degli autori coinvolti. Se il primo volume della nuova pubblicazione di Ōba e Obata si fosse effettivamente limitato a raccontarci di come un inetto dell’ultracompetitiva società giapponese potesse raggiungere i suoi sogni e le sue aspirazioni sporcandosi le mani con degli aiuti divini, l’opera ci avrebbe convinto nettamente di più. Purtroppo però ci siamo ritrovati di fronte ad un’opera pretenziosa ed estremamente banale, che non può che far colpo su un pubblico poco attento e poco critico.

 

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