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[Recensione] Ready Player One – La Rivincita dei Nerd

  • di Simone Prina
  • 21 novembre 2017
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ready player one

Mentre papà stava ancora chiudendo la macchina, io ero già corso all’entrata (la pazienza non è mai stata una mia virtù), tuttavia dovetti aspettare il suo aiuto, perché la porta a vetri era parecchio pesante e non riuscii ad aprirla da solo… Appena entrato, nonostante fossi ormai un habitué del posto, mi sentivo sempre come Kane all’entrata della stiva della nave aliena (ma senza uova di xeno, per mia fortuna), questo perché l’atmosfera era unica, sempre uguale e diametralmente opposta a quella esterna: l’aria era densa, pregna del fumo acre delle sigarette, dell’odore delle pizze super-unte (e luride, ma in senso buono) che venivano servite nella zona ristoro e del profumo fruttato della cera per il legno delle piste da bowling; a completare il tutto, la fioca luce dei neon, penzolanti dall’altissimo soffitto, gettavano un “filtro seppia” molto retrò su tutto l’interno del locale. La prima tappa era il cambiamonete, era una sosta obbligata dato che, i cabinati che interessavano a me, andavano solo a gettoni. A quel punto, armato delle chiavi per viaggiare in altri mondi, fatti di luce e quadratini colorati, potevo finalmente scegliere quale videogioco mi avrebbe impegnato per le ore a venire…

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Ora, voi tutti vi starete chiedendo qualcosa tipo “ma che diavolo sta dicendo questo qua?! Non doveva parlarci di un libro?” Ed avete pienamente ragione, ma “Ready Player One” (del 2010, inizialmente arrivato in Italia solo come “Player One” nel 2011) è anche (e soprattutto) questo: un tuffo nel passato per tutti coloro che hanno vissuto sull’onda di tutta la cultura pop nata e divenuta leggenda tra gli anni ’70 e i ’90. Non per nulla questo è il primo libro scritto dal santo nerd Ernest Cline (sempre sia lodato), che è riconosciuto come uno dei maggiori esperti di cultura pop (in particolare quella degli anni ’80) a livello mondiale. Ma, di fatto, chi è Ernest Cline?

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L’autore con la sua DeLorean customizzata

Ernest Christy Cline (nato ad Ashland, in Ohio, il 29 Marzo del 1972), nasce artisticamente come “artista della parola parlata,” ovvero scriveva e recitava delle brevi composizioni legate alla cultura pop (non per nulla, tale forma artistica, nasce proprio all’interno della corrente della “Pop Art”), presso la “Austin Poetry Slam.” Nel 2013 le sue composizioni sono state raccolte in un volume (corredato di audio CD) intitolato “The Importance of Being Ernest” (come Oscar Wilde, ma più nerd), che funge anche da autobiografia dell’autore. Cline, oltre ad essere uno scrittore (ed un “full-time geek” come egli si autodefinisce), è stato regista di vari lavori di cui, probabilmente, il più importante (e conosciuto) è “Fanboys” film del 2009 dedicato alla fanbase di Star Wars. Nel 2015, Cline, ha pubblicato “Armada,” un romanzo di avventura/sci-fi, (ancora inedito in Italia) e sta attualmente lavorando al fianco del suo amico Steven Spielberg (mica pizza e fichi eh) per realizzare il film di Ready Player One (di cui parleremo in un’altra occasione). Per avere qualche dettaglio in più, date un’occhiata al (fichissimo) sito personale di Cline.

Bene, ora che ho praticamente confessato la mia infatuazione (eterosessuale eh) per il buon Ernest, andiamo al succo del discorso: cos’è, di fatto, Ready Player One?

Ready Player One è il racconto della più epica side-quest della storia, nel più grande GDR mai visto.

ready player oneAnno 2045:  il mondo vive un triste (e verosimile) futuro dove, dopo un’epoca d’oro della tecnologia, una devastante crisi energetica ha diviso il mondo (o al meno, gli USA) tra lande desolate alla “Mad Max” e grandi città (non molto più sicure) vie di mezzo tra la Los Angeles di “Blade Runner” e Milano 2. Nonostante la penuria di carburante e la difficoltà negli spostamenti, la popolazione mondiale riesce ancora a lavorare, studiare e divertirsi, senza il bisogno di uscire di casa, il tutto grazie ad OASIS (acronimo di Ontologicamente Antropocentrica Simulazione di Immersione Sensoriale) una dimensione virtuale, così vasta da aver inglobato e sostituito Internet, nata, inizialmente, come un gioco di ruolo (il più grande e complesso mai visto).

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OASIS finirà per inglobare il sistema scolastico mondiale, ogni singolo ambito professionale in cui è possibile lavorare tramite computer e, soprattutto, tutti i più famosi mondi letterari, cinematografici, fumettistici e video-ludici esistenti (WoW, Star Wars, Star Trek, Stargate, Matrix, Pern, la Terra di Mezzo, Discworld, Ringworld, Hyboria, Firefly, Mass Effect, Tamriel, Hyrule, …, si insomma, tutti). La sua struttura a “multiverso-multicanale” unita alla strumentazione con la quale ci si interfaccia al sistema, ovvero, del vestiario “aptico” (vestiti che permettono di manovrare il proprio avatar e di riceverne delle sensazioni tattili in risposta) e un visore, rendono OASIS la realizzazione del sogno di ogni videogiocatore/informatico del mondo:

la realtà virtuale.

Un’anno prima dell’inizio degli eventi narrati nel libro, il creatore di OASIS, James Donovan Hallyday (un incrocio tra Steve Jobs, Howard Hughes e Gary Gygax), muore, lasciando in eredità il suo patrimonio, la sua azienda (la Gregarious Simulation Systems o GSS) e, di conseguenza, la proprietà di OASIS, a chiunque riuscirà a portare a termine una mastodontica caccia al tesoro, a tema anni ’80, i cui indizi sono sparsi per l’intero multiverso di cui è composto OASIS.

ready player oneLa caccia all’Easter Egg di Hallyday genera due “fazioni” in lotta tra loro: I Gunter (contrazione di “Egg Hunter”), giocatori solitari o riuniti in “gilde” che cercano le tre chiavi e le rispettive prove, di cui è composta la caccia, per evitare che la proprietà di OASIS finisca in mano alla  IOI (per la cronaca, si pronuncia eye-oh-eye ed è l’acronimo di Innovative Online Industries), seconda fazione in gioco ed azienda rivale della GSS, che partecipa alla caccia per acquisire la concorrenza allo scopo di monopolizzare il mercato e, per fare ciò, i dirigenti e i giocatori assunti dall’azienda, useranno ogni mezzo necessario…

Ora, io vi ho detto solo lo stretto indispensabile per ingolosirvi (giuro), ma ciò che rende davvero speciale questo libro non sono le miriadi di citazioni a libri, videogiochi, film, fumetti, musica, telefilm giapponesi e non, ma bensì il fatto che tutto ciò è stato ideato, scritto e strutturato con una tecnica che, nonostante la sua indubbia efficacia, è ormai sempre meno utilizzata dagli scrittori di tutto il mondo: la passione.

Sono il modo in cui la caccia all’Egg è strutturata, la caratterizzazione dei protagonisti, l’ambientazione e la carica emotiva della storia, prima dei contorni nostalgici della stessa, ad appassionare il lettore fino a fargli recepire, come unico difetto, il fatto che, una pagina dopo l’altra, il libro volgerà al termine…

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Ready Player One non è un libro perfetto, un romanzo in cui Cline, un uomo nato nel ’72, ha infilato volutamente tutto quello che gli piaceva, oppure, l’ha inserito a forza lo stesso, anche se non centrava nulla, non può non perdere mordente in qualche punto. Black Tiger della Capcom, ad esempio, ha un suo ruolo nella storia perché è il videogioco Arcade preferito dell’autore, prima e più che per il suo potenziale nostalgico/narrativo. Cline è, come il suo Halliday, un game master che si diverte a portare gli altri a spasso nel suo immaginario, tra le sue passioni, siano esse sessioni di D&D, partite solitarie in salagiochi, o ricordi delle sue fughe da una realtà, purtroppo, non sempre all’altezza delle aspettative di un bambino… a ciò aggiungete che, la caccia al tesoro imbastita dal suo personaggio, l’autore l’ha organizzata davvero, nel mondo reale, per promuovere il libro.

Il fatto di non essere “perfetto,” tuttavia, rende Ready Player One più credibile, pensateci un attimo, se fossimo al posto di Cline/Halliday, intenti a scrivere quello che, di fatto, è un manifesto a tutto ciò che ci ha reso quello che siamo, con quali criteri sceglieremmo cosa inserire e cosa no? Rimarremo fedeli a noi stessi, o sceglieremmo di risultare più “appetibili” per gli amanti del lato più mainstream della cultura geek?

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La vecchia edizione ISBN

Per tanto, potremmo definire R.P.O. come un’egoistico (in senso buono eh) atto d’amore nostalgico/geek, scritto dal re dei nerd e dedicato a chi, come lui, sguazza ogni giorno nel ricordo e nella celebrazione di tutta quella cultura pop che ha forgiato ognuno di noi e che, per alcuni, ha rappresentato l’unica alternativa ad un mondo reale troppo freddo e triste per trovarci un motivo valido per inserire un’altra moneta e continuare la partita…

Mettendo da parte qualche acerbità narrativa ed un paio di trovate lievemente sbrigative e/o banalotte, comunque riconducibili ad espedienti narrativi analoghi ritrovabili negli stessi film anni ’80 a cui il romanzo fa riferimento, Ready Player One è, semplicemente, un libro che va letto.

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Ho problemi di collezionismo cronico

Sia che siate degli ultra-trentenni che si rifiutano di staccare il Super Nintendo dal televisore “grande” del salotto, o dei ventenni che hanno iniziato a leggere grazie ad una “graphic novel” regalata da un amico a Natale, recuperate R.P.O. e godetevi un viaggio oltre la barriera del tempo e dell’immaginazione dal quale tornerete arricchiti. La prima stampa di Ready Player One (edita dalla defunta ISBN, con il titolo “Player One,” con prezzo di copertina di 19,90€) è esaurita ma ancora reperibile on line, ve la consiglio solo se cercate un’edizione dal formato “tascabile.” La Dea Planeta ha stampato, la nuova edizione, in un formato deluxe cartonato di ottima fattura.

Potremmo parlare per ore di un’opera ampia come Ready Player One, ma, fidatevi, è un libro che vale decisamente la pena di leggere personalmente, per cui, voglio lasciarvi con una citazione del libro stesso, utile a farvi superare uno di quei momenti in cui ci si sente fuori posto, fuori luogo o fuori tempo massimo:

 

Ogni volta che vedevo il sole, mi convincevo che stavo solo guardando una stella. Un’unica stella su cento miliardi e più che appartengono alla nostra galassia. Una galassia che è solo una su un miliardo di galassie presenti nell’universo osservabile. Questo aiutava a mantenere le cose nella giusta prospettiva.”

― Ernest Cline, Ready Player One

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