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[Recensione] Sheriff of Babylon – L’inferno è l’impossibilità della ragione

  • da Simone Prina
  • 1 dicembre 2017
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La guerra, in quanto fenomeno sociale, ha enormi riflessi sull’immaginario collettivo, il suo tratto distintivo è la violenza armata, per tanto, non c’è da meravigliarsi che sia spesso oggetto di rappresentazioni a livello cinematografico, televisivo, letterario e, ovviamente, fumettistico.

Sheriff of BabylonSheriff of Babylon,” (“The Sheriff of Babylon,” 2016) di Tom King e Mitch Gerads, però si discosta da un semplice “War Story” come, ad esempio, “The Punisher: Born” (che comunque rimane un albo da leggere), avvicinandosi più ad un reportage giornalistico dal taglio documentaristico, come abbiamo già visto in opere come “Unknown Soldier,” (del 2009, di Joshua Dysart e Alberto Ponticelli, che la guerra in Uganda l’hanno vista davvero) e “The ‘Nam” (del 1986 di Doug Murray Michael Golden, che di turni in Vietnam ne avevano fatti al meno un paio a testa), dove la spettacolarità delle splash page, ricolme di azione ed esplosioni, lascia spazio alla cruda realtà, mostrandoci le conseguenze emotive derivanti dalla mancanza degli elementi fondamentali su cui si basa la concezione odierna di civiltà.

Baghdad, 2003. La Guerra al terrorismo imperversa da due anni. La capitale dell’Iraq e i suoi abitanti, sono stati devastati sotto ogni aspetto, i principali servizi cittadini sono, ormai da tempo, venuti meno, ciò implica, tra l’altro, l’assenza di una forza di polizia che possa tenere i cittadini al sicuro. Nel tentativo di riportare una sorta d’ordine in una città distrutta dalla guerra, Chris Henry, un poliziotto della Florida, diventato consulente militare, è stato assegnato all’addestramento di un gruppo di cadetti che vogliono sostenere la causa delle forze dell’ordine, impegnandosi a diventare la prossima generazione di poliziotti Iracheni.
Il già difficile compito di Chris, verrà complicato dalla morte di una delle reclute, il cui omicidio nasconde una fitta ragnatela fatta di intrighi governativi e complotti terroristici…

Sheriff of Babylon si rivela essere un “murder mystery” legato a doppio filo con le tematiche della guerra al terrorismo e impreziosito da una narrazione figlia dell’esperienza di King che, dopo l’undici Settembre, ha lavorato per la CIA (che ha revisionato ogni singola pagina della serie) nel contro-terrorismo, sia negli USA che in Medio Oriente.

Sheriff of Babylon

La sopra citata narrazione di King, è fitta, tanto da spingere l’occhio del lettore a correre fino alla fine della pagina, senza tregua ma, nonostante ciò, sono presenti molte sequenze e interi numeri strutturati come dei comparti autonomi, sfruttati, ad esempio, per approfondire il background dei protagonisti.

Il risultato è una serie ricca di soluzioni mai banali, popolata di personaggi riccamente sfaccettati e di situazioni complesse che, intrecciandosi con il tema degli interessi imperialisti propri di questi particolari teatri di guerra, ci mostrano la difficile vita di chi vive sulla sottile linea che separa l’auto-determinazione di una popolazione spinta al limite e la ribellione basata sulla violenza indiscriminata e destabilizzante.

Mitch Gerads, disegnatore e colorista di Sheriff of Babylon, oltre ad aver sfruttato, come linee guida, i racconti dei propri fratelli, che hanno servito come militari durante la Guerra del Golfo, ha svolto approfondite ricerche iconografiche per restituire l’aspetto di armi, divise, strumenti tecnologici e ambienti nel modo più fedele possibile.

Gerads racchiude le lunghe sequenze di dialogo in spazi che variano dalla gabbia 3×3 alle cinque/sei vignette larghe come tutta la pagina fino alle doppie splash page (a dirla tutta, non molto d’effetto), ciò è volto ad animare la recitazione dei personaggi, vero fulcro del comparto artistico della serie.

Gerads non è nuovo al tema della guerra, prima di Sheriff of Babylon, aveva collaborato con Nathan Edmonson su “The Activity e “The Punisher,” dove era già visibile il suo caratteristico disegno dal tratto preciso, reso espressivo da un uso del colore che conferisce alle sue tavole un taglio quasi cinematografico. Le sequenze diurne, sia interne che esterne, sono caratterizzate dall’uso di toni gialli, che conferiscono alle scene un aspetto torrido, mentre le sequenze notturne spaziano da toni quasi verdastri fino ad atmosfere bluastre usate, rispettivamente, per le situazioni ricche di tensione e per i momenti di quiete.

Benché il finale (di questa prima serie da dodici numeri) chiuda diverse vicende, contribuisce a conferire all’intera storia una chiara circolarità, inoltre, molte linee di trama, legate al rapporto tra i vari comprimari e ad uno dei “misteri” della serie, rimangono aperte, in attesa di un finale.

Considerata, da pubblico e critica, la più apprezzata serie Vertigo dai tempi di “Scalped,” Sheriff of Babylon è stata capace di far parlare di sé anche oltre i confini delle pubblicazioni specializzate, finendo, ad esempio, su Vulture (famoso blog incentrato su cinema, TV e musica) e Military Times (blog Americano dedicato ai membri delle forze armate e ai veterani). Il 2 Dicembre il primo arco narrativo sarà acquistabile in Italia, sotto forma di un singolo cartonato riassuntivo, pubblicato dalla RW Lion per la collana “Grandi Opere Vertigo,” in sostanza, non avete nemmeno una scusa per non correre in fumetteria a comprarlo.

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