July 21, 2018
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[Recensione] Star Trek: Discovery 1×01-02

  • da Luca Brindani
  • 26 settembre 2017
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Star Trek: Discovery 1x01

Finalmente dopo tanta attesa approda su Netflix, Star Trek: Discovery, serie prequel all’originale Star Trek (1966) ambientata nella timeline che quella serie aveva iniziata e che è poi continuata con i film, Next Generation e i vari altri spin off.

La serie è ideata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman, quest’ultimo aveva già collaborato alla stesura delle sceneggiature dei più recenti Star Trek (2009),Into The Darkness – Star Trek.

La puntata si apre con la nave stellare USS Shenzhou, incaricata di pattugliare i limitari dello spazio federale che indaga su un dispositivo interstellare in orbita intorno a un sistema di stelle binarie che ha riportato malfunzionamenti. Il primo ufficiale Michael Burnham (Sonequa Martin-Green) viene mandata sul satellite per scoprire cosa sia successo e lì farà l’incontro di un soldato Klingon in tenuta da guerra. Burnham uccide il soldato e torna sulla Shenzhou, dove avvisa il capitano Philippa Georgiou (Michelle Yeoh) delle presenza dei Klingon; Durante il colloquio veniamo a sapere che nel 2256 i Klingon non si fanno vedere da centinaia di anni e quindi questa apparizione impensierisce Numero Uno (come viene chiamata Michael) e non convince Philippa.

Nel frattempo, a bordo della nave invisibile, un gruppo di Klingon guidati da T’kuvma (Chris Obi) onorano il loro compagno caduto. La situazione dunque è tesa, mentre i vari tentativi della Shenzhou di comunicare vengono ignorati, i Klingon hanno già chiamato vari rinforzi; le navi della

Flotta Stellare giungono in soccorso del capitano Georgiou, ma sarà tutto inutile perché la federazione viene soprafatta dalle forze Klingoniane. Fallito l’approccio diplomatico bisogna passare a qualcosa di più immediato, Burnham, rientrata nei ranghi dopo l'”ammutinamento”, propone di tentare il tutto e per tutto cercando di catturare T’Kuvma, utilizzando come diversivo i vari raggi traenti che stanno recuperando i caduti Klingon dallo spazio circostante, ovviamente il tutto non finirà bene. Numero uno riesce a sopraffare Voq, il nuovo paladino Klingon, ma Georgiou viene uccisa da T’kuvma mentre tenta di stordirlo e come conseguenza Burnham in preda ai suoi sentimenti tipicamente umani, uccide il capo dei Klingon e viene teletrasportata sulla Shenzhou, pronta a subire il processo davanti alla Corte Marziale.

Le prime due puntate, seppur rilasciate insieme su CBS All Access e da noi su Netflix, sono a tutti gli effetti due episodi ben distinti della serie, non un vero e proprio pilota da 1 ora e 20 come molte altre serie tv ci avevano abituato.

La sceneggiatura curata da Fuller, Kurtzman e Goldsman è senza ombra di dubbio la cosa più interessante dell’intero “pilota”, ci mostra senza troppe introduzioni prolisse o inutili i vari personaggi e alcune razze che vedremo nella serie, in un certo senso citando anche le introduzioni classiche che le serie ben più conosciute avevano. Inoltre Fuller fa la scelta ardita di non mostrare per una volta dei personaggi umani e alieni facenti parte della flotta come totalmente collaborativi e mai in disaccordo, anzi inserisce dei contrasti e dei caratteri palesemente agli antipodi già in questi primi due episodi, creando così un punto a favore della serie che già tra la miriade di show su Star Trek dovrà fare una gran fatica a imporsi.

La Green l’ho trovata molto in parte e in generale, per quel poco di cast ricorrente che abbiamo potuto vedere in queste prime due puntate, ossia la protagonista, Doug Jones nel ruolo di Saru e James Frain in quello di Sarek devo dire che siamo di fronte a un buon casting, a cui l’aggiunta di Jason Isaacs nelle prossime puntate può solo giovare.

Curata anche la regia, che per una serie Trek è molto cinematografica e figlia dello stile usato da Abrams per gli ultimi film (reboot) del franchise, con lens flare e azione scandita ma molto veloce e mai poco chiara.

Gli effetti speciali sono qualcosa di fenomenale per una serie TV e sopratutto per una serie di fantascienza, nonostante siamo stati abituati negli ultimi anni a serie con altissimo budget, ricordiamo che Battlestar Galactica, una delle ultime serie di stampo space opera uscite in televisione non sempre riusciva a consegnare bene certi scontri, qui siamo totalmente su un altro livello produttivo.

La serie dunque si presenta nella confezione molto bene e può sicuramente piacere ai fan di vecchia data quanto a quelli nuovi, nonostante certi anacronismi, inevitabili, ma che potevano essere limati in fasi di creazione delle scenografie e della tecnologia.

Guarderò con interesse le prossime puntate.

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