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[Recensione] Superman: Alieno Americano – Così parlò Max Landis

  • da Simone Prina
  • 5 maggio 2017
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Circa un paio di mesi fa, il sottoscritto ha esordito su questi schermi con un’editoriale che, per farla breve, parlava di SupermanNon so quanti di voi l’abbiano letto (beh, spero in tanti), per cui mi limiterò a dire che, ad un certo punto, consigliavo a tutti la lettura di “All Star Superman” (Grant MorrisonFrank Quitely e Jamie Grant 2005), cosa che faccio tutt’ora, in quanto ritengo che, pur non essendo in continuity, il fumetto in questione sia l’opera d’analisi che meglio spiega la vera natura dell’ultimo figlio di Krypton, lo stesso Morrison, affermò che l’intento finale dell’opera era: “Riportare l’Uomo d’Acciaio ai suoi elementi essenziali e senza tempo.” Obbiettivo che, senza dubbio, è stato centrato in pieno.

Se dovessi riscrivere quell’articolo oggi, direi le stesse cose ma, a fianco di All Star Boy-Scout Azzurrone, aggiungerei un’altro titolo, al quale vanno riservati gli stessi onori, sto ovviamente parlando di: “Superman: Alieno Americano” (Superman: American Alien).

Ma perché citare l’opera di Morrison nella recensione dell’ultima fatica di Max Landis? Semplice (beh, non molto, ma ci arriveremo tra poco), perché  Alieno Americano è per Clark Kent ciò che All Star è per Superman, ovvero, sono due approfondite analisi sulla “ragion d’essere” dei personaggi protagonisti (che poi è uno solo).

Com’è ovvio, i richiami a All Star Superman non sono un caso, Max Landis (figlio di John Landis, regista di cosette da nulla tipo: Animal House, The Blues Brothers e Un lupo mannaro americano a Londra) ha cercato di ricreare la struttura episodica usata da Morrison, allo scopo di mostrare gli avvenimenti che hanno condotto Clark Kent alla decisione di diventare il difensore di un mondo di cui, in realtà, non è mai sentito parte.

Durante un’intervista rilasciata al sito della DC Comics, Landis ha dichiarato: “Ci sono sette storie brevi sulla vita di Clark Kent, ognuna di essere rappresenta un passo importante nella sua evoluzione come persona, ma non ce n’è davvero uno sul quale possiamo puntare il dito esclamando, ‘ecco, qui è dove ha capito chi è davvero.’ E’ più un percorso graduale.” Benché il lasso di tempo durante il quale Landis ha deciso di ambientare la sua opera sia più inflazionato (tanto da essere quasi stereotipato) di quello ipotetico inventato da Morrison, egli ha saputo distanziarsi, non solo da All Star, ma da tutti i punti fermi su cui si basavano le precedenti riscritture del personaggio, per giungere a tale risultato, lo scrittore ha “semplicemente” ignorato tutto quel che concerne il Superman della Golden Age, facendo così una scelta diametralmente opposta a quella di All Star, che invece (come sopra) aveva come scopo ultimo proprio quello di analizzare Superman nella sua versione più “classica.”

Superman Alieno Americano 1

Il Clark Kent di Max Landis sa solo di essere diverso, alieno, ma non conosce il suo pianeta d’origine, non sa usare i suoi poteri e non sa dare una spiegazione alla sua esistenza, non ci sono cristalli luminosi o ologrammi di Marlon Brando a indicargli la via, il (futuro) Superman di Landis è autodidatta e, sotto certi aspetti, è del tutto umano.
Clark comincia a rapportarsi con le sue “abilità” da bambino e ne ha paura, chi non ne avrebbe? Ma ad aiutarlo c’è il dinamico duo di eroi su cui ogni bambino può (o dovrebbe) fare affidamento: i suoi genitori.
Col passare del tempo, a Jonathan e Martha si affiancano altre figure più o meno positive, il cui destino, volenti o nolenti, sarà quello di contribuire alla presa di coscienza di Clark.

Famiglia, amici, crescita e apprendimento, come abbiamo già detto, Landis vuole restituirci un’immagine umana dell’ultimo figlio di Krypton, ciò gli ha permesso di giocare parecchio con quelle che erano le caratteristiche del Superman della Golden Age, come l’invulnerabilità (vedrete Clark incassarne parecchie durante i vari episodi), i poteri illimitati (qui non lo sono, ma non voglio rovinarvi la sorpresa dicendovi come lo si scopre) e la “super-intelligenza” (il Superman della Golden Age, ad esempio, poteva imparare una lingua straniera all’istante, cosa che qui ehm…non succede…)

Superman Alieno Americano 2

Noio volevàn savoir…

Landis, come suo padre prima di lui, è un regista, ciò è ben visibile sia dal modo in cui sono strutturate le scene che ci vengono proposte, sia nei dialoghi, vero fulcro di tutto il fumetto. Ogni capitolo è di fatto costruito sul dialogo tra Clark e chi gravita intorno a lui, che sia esso pà Kent, un villain motociclista-spaziale (*occhiolino*) o il buon vecchio Lex Luthor.

Superman American Alien 3

Far citare Moore a Luthor è stato un tocco di classe.

Sono proprio le riflessioni fatte dal protagonista attraverso il dialogo a farci capire che il Clark Kent di Alieno Americano è totalmente umano, pregno però di tutte quelle caratteristiche super-eroiche che rendono Superman un moderno stereotipo figlio del pensiero di Nietzsche. Questo ci viene mostrato da Landis in ciascuno degli episodi (oltre che con il dialogo) grazie anche ad uno storytelling non lineare, che rende ancora più evidenti le tematiche cardine della serie: identità e crescita personale, fisica ed emotiva.

Dunque Clark Kent non ha scelto di diventare Superman, ha “semplicemente” preso coscienza di sé, abbracciando ciò che egli è stato fin dall’inizio.

Parlando dei sette episodi che compongono l’opera, è innegabile, nel primo episodio, un’eccessiva prolissità dell’autore che però va ad incastrarsi perfettamente con le situazioni narrate negli episodi successivi, trovando il suo zenit nel quarto episodio, dove assistiamo al primo incontro fra Clark Kent e Lex Luthor, durante il quale capiamo fino a che punto le loro due personalità siano diametralmente opposte. Ai già sopra (e sovra) citati dialoghi, si aggiunge quindi una particolare attenzione alla caratterizzazione dei personaggi, entrambe figlie di una volontaria astensione dal proporre un collegamento logico diretto tra i vari episodi a livello di trama. Ogni episodio è quindi fine a se stesso, in quanto semplice pretesto per mostrare azioni, reazioni ed emozioni dei personaggi sulla scena.

Ma veniamo al comparto grafico, secondo Landis: “Non si racconta una storia di quando avevi otto anni allo stesso modo in cui ne racconti una in cui ne avevi diciotto.” Il che, in parte, spiega la scelta di far disegnare ogni episodio da un’artista diverso.

Questi “magnifici sette” non sono solo eccezionali, sono gli artisti giusti per il momento giusto. Nick Dragotta ha un approccio molto cartoonesco, unico tra tutti a creare un contrasto totale con lo script di Landis, il che però non fa che intensificare il pathos dell’episodio iniziale. Tommy Lee Edwards, grazie al suo stile “sporco” tanto da sembrare una trasposizione pittorica dello stile “Grunge,” rappresenta alla perfezione l’adolescenza di Clark e il disagio conseguente ai primi sofferti contatti delle sue abilità con il mondo esterno. Lo Yacht Party dai risvolti romantici di Joelle Jones si merita l’argento sul podio artistico della serie, la medaglia d’oro va invece a Jae Lee che dirige il primo incontro tra Lex e Clark come se fosse un film di John Woo, in grado di cogliere la lucida logica spietata che sta alla base della filosofia della nemesi dell’uomo d’acciaio per antonomasia. A Francis Manapul e Jock va invece il compito di illustrare quelli che sono i due capitoli più action della serie, mostrando i due volti della lotta super-eroica tramite la loro inconfondibile arte: il primo è caratterizzato da una pulizia marziale, in grado di mantenere l’ordine anche nei momenti più concitati, il secondo cupo e sporco a tal punto da riuscire a trasmettere in ogni pagina la violenza e l’inquietudine di uno scontro tra esseri dotati di forza sovrumana. Tra i due momenti al cardiopalma si inserisce, quasi a voler fare da intervallo, Jonathan Case che da il meglio di se, raccontandoci di un rapporto di amicizia profondo, duraturo e, soprattutto, realistico.

In conclusione, Alieno Americano è la celebrazione dell’amore di Max Landis per il personaggio dell’uomo d’acciaio. Il fatto che Landis sia riuscito, grazie anche all’aiuto di un team artistico di tutto rispetto, a creare un’opera con spunti originali e interessanti, seppur creata (per stessa ammissione di Landis) sul modello di All Star Superman, denota che il buon Max ha capito appieno la natura del personaggio. In sostanza, se amate Superman, leggete Alieno Americano. Se Superman non vi piace e/o se pensate che sia un personaggio totalmente irreale e lontano dal poter esistere in un mondo in cui i lettori cercano il realismo e la più totale plausibilità, leggete Alieno Americano. Se non avete mai letto un fumetto (non ho idea di come siate finiti su questo sito, ma comunque) leggete Alieno Americano.

Max Landis prova ad esplorare la folle idea del “Superuomo,” ma è a noi mortali che spetta l’arduo compito di giudicare la sua opera, per farlo, non dobbiamo far altro che leggere…


Superman: Alieno Americano. Scritto da Max Landis Disegni di: Nick Dragotta, Tommy Lee Edwards, Joelle Jones, Jae Lee, Francis Manapul, Jonathan Case Jock Edito da: RW Lion Prezzo: € 19,95

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