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[Recensione] The Man Who Killed Don Quixote di Terry Gilliam – Una tragedia mascherata da commedia

  • di Moreno Bernasconi
  • 25 Giugno 2018
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The Man Who Killed Don Quixote

Uscito nelle sale francesi lo scorso 19 maggio dopo la sua anteprima che ha chiuso il Festival di Cannes,The Man Who Killed Don Quixote é l’ultima, grande, costante per quasi tre decenni, fatica di Terry Gilliam con Adam Driver e Jonathan Pryce nei ruoli principali (succeduti a Johnny Depp, Ewan McGregor, Owen Wilson, Jack O’Connell per il ruolo di Tony e Jean Rochefort, Robert Duvall, Michael Palin nel ruolo di Don Chisciotte).

Toby Grisoni, un affermato realizzatore di pubblicità, si trova in Spagna per delle riprese che vedono protagonista  il personaggio del Don Chisciotte. Nonostante le scappatelle con la moglie del capo, un ottimo budget ed il fatto di essere riconosciuto come un genio del proprio lavoro, Toby vive in uno stato quasi di apatia permanente. Un giorno, dopo la fine delle riprese un gitano vende a Toby un dvd chiamato “’The Man Who Killed Don Quixote”, film senza budget che lo stesso Toby aveva realizzato in gioventù e di cui col tempo se ne era completamente dimenticato. Sentendosi ispirato Toby decide di partire alla volta del paesino di Los Suenos per ritrovare gli attori di allora. Una volta arrivato però troverà che le cose sono cambiate e che l’unico membro del cast rimasto al paesino é il vecchio Javier, oramai impazzito e convinto di essere… “Don Chisciotte della Mancia, l’uomo venuto per restaurare la perduta era della cavalleria”. Ed é proprio con questo incontro che inizieranno le disavventure di Toby che lo porteranno a vagare per la mancia in compagnia dell’assurdo personaggio.

Registicamente parlando, il film di Gilliam é di ottima fattura e riesce con le giuste inquadrature, la scelta della colonna sonora e l’ottima recitazione degli attori a portare lo spettatore dove il regista vuole: se Gilliam ti vuole sorridente: sorriderai, se ti vuole arrabbiato: ti arrabbierai. Oltre che a regalare “piccoli momenti magici” come una innocente dichiarazione d’amore, che però immediatamente fanno effetto dentro chi guarda. Vincente di sicuro la scelta delle varie location, che rendono perfettamente nel contesto atipico del film, scisso a metà tra passato e presente. Purtroppo però non si può dire lo stesso degli effetti speciali in computer grafica, che risultano una stonatura con il resto della pellicola e che personalmente mi hanno fatto storcere il naso.

La sceneggiatura all’inizio molto standard ben presto si evolve entrando in una dimensione dove l’onirismo e l’incertezza fanno da sovrani, infatti spesso e volentieri lo spettatore si domanderà se quel che sta vedendo é reale oppure no. La scrittura dei personaggi é molto buona, capace di far empatizzare con i due protagonisti (nonostante l’assurdità di Chisciotte) e non perdere lo spettatore, compito non sempre facile con questo tipo di storia.

Il film si prefigge come scopo quello di far allo stesso tempo da riedizione e seguito del capolavoro di Cervantes, ed é qui il punto di spaccatura: in molti infatti non hanno amato questo film, altri invece lo hanno elogiato in pompa magna, il perché è presto detto: questo film, esattamente come l’opera a cui é ispirato, é una tragedia greca mascherata da commedia moderna. Questa scelta, per quanto azzeccata da un punto di vista artistico/ letterario può far storcere il naso a parecchi spettatori e quindi risultare in un film che assolutamente non va incontro alle loro esigenze.

Si può benissimo immaginare che Terry Gilliam si sia interrogato se fare “un buon film sul Don Chisciotte” o “un bel film con Don Chisciotte” e abbia scelto la prima, magari questo ha abbassato il godimento medio della pellicola,  ma forse questo era proprio quello che Gilliam tentava di fare nel cercare di riadattare e proteggere allo stesso tempo, quell’inno alla creatività che é il Don Chisciotte di Cervantes.


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