July 22, 2019
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[Recensione] The Square di Ruben Östlund – Pura arte contemporanea

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 18 Maggio 2018
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the square

La Svezia si è sempre contraddistinta nel campo cinematografico sin dai tempi del grande Ingmar Bergman, innovatore della settima arte, e dell’interessantissimo Jan Troell, fino ad arrivare, negli ultimi anni, ad un’estrema concettualizzazione del media cinematografico, il cui esempio lampante è rappresentato da “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza“, di Roy Andersson.
The Square, per la regia di Ruben Östlund, invece, candidato all’Oscar per il miglior film straniero, e onorato con una pioggia di premi, tra cui la Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes, si svincola (non troppo) dal banale concettualismo ed imbastisce una storia degna di un museo contemporaneo, ma vediamo come.

La monarchia svedese non c’è più. Al posto del palazzo reale sorge ora un museo d’arte contemporanea, l’X-Royal museum il cui curatore, Christian, interpretato da Claes Bang, ha fatto installare un’innovativa opera d’arte, un quadrato posto tra le pietre del cortile, chiamato “The Square”, appunto con lo scopo di aiutare chiunque si trovi al suo interno, come indicato dall’artista.
Nel turbinante susseguirsi di conseguenze, opere d’arte ed eventi sociali, The Square mostra una riflessione profonda e duratura (forse troppo) sul concetto di umanità e di arte contemporanea: in un paese come la Svezia, considerato il paese baluardo del progressismo sociale e del politicamente corretto, si intrecciano scene volte solamente a rintracciare l’ipocrisia dilagante della società.
The Square è uno spazio sacro, un santuario dell’amore fraterno tra gli uomini: in questo caso, però, l’arte non prende il sopravvento sull’indole umana, volta esclusivamente al “mors tua, vita mea”, trasformando solamente gli uomini in animali selvaggi e rabbiosi, come esplicato in una potente scena raffigurante una rappresentazione artistica.
La scelta di collocare il museo all’interno dell’ex palazzo reale rappresenta l’ideale prosecuzione della monarchia: prima il popolo viene soggiogato dall’autorità dei despoti monarchici, ora è mentalmente lobotomizzato dall’assurdità dell’arte contemporanea, che obbliga dettami fuori da ogni concezione umana e crea a sua volta un’oligarchia intellettuale, l’intellighenzia svedese.

In termini di regia il film risulta pressoché eccellente, con il motivo del quadrato che ritorna costantemente nel corso dei 151 minuti della pellicola, con il chiaro riferimento al quadrato dello schermo dove vediamo il film, che si eleva a spazio sacro ed inviolabile dell’arte, mentre per quanto riguarda la sceneggiatura, gli appunti che devo fare riguardano in primis quanto la scrittura risulti pedante e fastidiosa in alcuni punti: magari l’obiettivo del regista/sceneggiatore Östlund è proprio quello di mettere a disagio lo spettatore come di fronte ad un’opera d’arte contemporanea, andando oltre il banale concettualismo, e quest’operazione viene messa in atto attraverso piccoli accorgimenti, come rumori di sottofondo ripetuti ed ossessivi, silenzi imbarazzanti, la ripetizione della stessa colonna sonora, rumori corporali.

Insomma, The Square propone allo spettatore una vera e propria esperienza di arte contemporanea, con tutti e pro e i contro del caso, ma siamo sicuri che il gioco valga la candela? Voglio portare ad esempio una delle scene simbolo del film, tanto da essere inserita pure nella locandina ufficiale, quella in cui tutta l’élite intellettuale assiste ad una rappresentazione artistica in cui un uomo si cala nei panni di un primate, di un animale selvaggio. Inizialmente, la situazione appassiona e diverte il pubblico, ma con il passare dei minuti si fa tutto più grottesco ed imbarazzante, non abbattendo la quarta parete, bensì includendo spettatori e organizzatori all’interno della rappresentazione, come nel migliore dei film surreali. Il messaggio che il regista vuole trasmettere sta, di nuovo, nell’assurdità dell’arte contemporanea, che sembra giustificare atti ignobili come la violenza e lo stupro, e come lo fa? Attraverso un film che sembra un’opera d’arte contemporanea: puro metacinema.

In conclusione, The Square è una pellicola estremamente (forse troppo) raffinata che riflette e fa riflettere intorno al significato dell’arte, della giustizia sociale (come vediamo nelle numerosissime riprese di senzatetto), del senso di umanità e di bellezza. Se siete amanti del cinema scandinavo e del cinema surreale o concettuale, è la pellicola adatta a voi, altrimenti, lo dico francamente, rischiate di annoiarvi e di non apprezzarlo al 100%.


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