December 16, 2018
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[Recensione] Trollhunters: I Racconti di Arcadia – Cacciare troll ai tempi di internet

  • di Luca Brindani
  • 29 Giugno 2018
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TRollhunters: I Racconti di Arcadia

Quest’anno arriva a conclusione la serie animata fantasy di Guillermo del Toro con la terza parte del viaggio di Jim Lake Jr nel mondo sotterraneo di Arcadia.
La serie segue le vicende di Jim Lake Jr, studente delle superiori che durante un rientro a scuola per il canale di Arcadia, si imbatte in un misterioso amuleto che gli donerà i poteri del cacciatore di troll, figura importante nella comunità sotterranea dei troll e che ha il compito di proteggere il mondo da Gunmar, il re dei Gumm Gumm. Jim insieme a Blinkous, un esperto dei trollhunters, Aaargh e a Toby Donzalski e Claire Nunez dovrà difendere Arcadia e il mercato dei Troll da tutte le forze che lo minacceranno.
La serie si basa sull’omonimo libro di Del Toro e Daniel Kraus e così come il libro ha come pubblico di riferimento un pubblico di ragazzi che si sta affacciando alla televisione relativamente in adolescenza.
Lo sviluppo di questa epopea fantasy è lasciato completamente nelle mani di Guillermo Del Toro, Marc Guggenheim, Dan Hageman e Kevin Hageman che per lo più hanno contribuito a creare questo mondo fantastico e variegato popolato da troll, mutaforma, goblin, nani e streghe. Il libro viene usato come base per lo sviluppo del carattere dei personaggi e sopra di esso viene creato uno stratificato mondo, le cui dinamiche e le gerarchie sono molto simili a quelle del mondo moderno e ci vengono completamente illustrate nei primi 7 episodi della serie, che contengono gran parte della mitologia della serie e che nella sua semplicità e nella sua realizzazione rimane impressa nella mente dello spettatore che si trova totalmente affascinato da essa. La storia è in tutto e per tutto l’ennesima riproposizione dello scontro tra bene e male e seppur non consegna dei particolari colpi di scena nel suo svolgimento, per quanto di grossolane stupidaggini o soluzioni bambinesche non ve ne siano nella serie e quindi sia anche divertente vedere l’ennesimo urban fantasy che se proprio si distingue in qualcosa da molte produzioni del genere odierno sono i rapporti tra i personaggi e il world building.
Il rapporto che si instaura successivamente, in quanto non preesistente tra Jim e Claire si prende i suoi tempi, non ha fretta ne di mettere insieme i due personaggi principali della serie ma nemmeno di introdurla al mondo dei troll e della magia; il rapporto tra i due si evolve in maniera graduale, positiva e anche con qualche lezione per i giovani ragazzi che guardano la serie. Molto più lenta ma appagante è invece l’accettazione di un cacciatore di troll umano da parte del mercato dei troll e di Drall, il figlio di precedente cacciatore di Troll, Kanjigaar. I nemici che in un prodotto fantasy devono essere appaganti sia a livello visivo che a livello caratteriale e di motivazioni funzionano, ma nessuno mai riesce ad essere più inquietante di Gunmar, che con la sua figura possente e la sua leggendaria crudeltà comanda schiere di mutaforma da un’oltre terra da centinaia di anni. Non manca qualche ingenuità tipica di prodotti animati per giovani ragazzi, come il nemico/rivale, il nemico redento e il nemico pedina, ma nessuno di questi quando è il nemico della storia non ha una sua dignità, basti pensare a Mr Strickler o ancora ad Angor Rot, quest’ultimo si presenta anche con un design molto accattivante e un obbiettivo ben preciso che introduce ancora più elementi mitologici al mondo di Trollhunters, ossia la saga di Camelot.
Le animazioni, realizzate da DreamWorks Animation, che già aveva animato Voltron: The Legendary Defenders, sono molto fluide e l’azione è realizzata altrettanto bene e i design delle armature sono accattivanti e insieme a quelli dei troll, che hanno tante variegate forme, rappresentano uno dei punti di forza della serie. Ci sono alcuni scontri che definitivamente appagano gli occhi come quello tra Angor Rot e Jim, oppure quello tra Claire e Morgana oppure ancora lo scontro finale, quello tra Gunmar e Jim.
Le musiche sono inoltre un’altro punto a favore della serie che cattura così l’immaginazione grazie anche solo alla sigla realizzata dal premio oscar Alexander Desplat (La Forma dell’Acqua).
Le citazioni alla cultura pop e a prodotti come Star Wars, Matrix, L’Esorcista o persino altri prodotti di Del Toro come il Labirinto del fauno (anche se solo stilisticamente) appagano anche lo spettatore un pò più adulto che magari si trova a vedere la serie con i figli o per pura curiosità.
Completano una serie di doppiatori originali di prima scelta: Kelsey Grammer come Blinkous, Clancy Brown come Gunmar, Angelica Huston come Regina Usura, Ron Perlman come Bular, Lena Headey come Morgana o David Bradley come Merlino e persino Tom Hiddleston come Kanjigaar.
Le 3 stagioni della serie hanno tutte diversi toni e una lavorazione puntuale tale che le possibilità di sfruttamento del brand sono infinite, tanto che già sono in programma due spin off ambientati nello stesso universo: 3 Below e Wizards.
In definitiva Trollhunters è un prodotto per tutta la famiglia che non prende in giro chi lo guarda ritenendolo troppo giovane per seguire una macrostoria con varie diramazioni e molti elementi ad abbellire un quadro già ricco e che possiamo dire con sicurezza abbia tanto da dire in tutte le sue forme.

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